lunedì 21 aprile 2014

CONTRO OPINIONI: MARQUEZ vs ISOTTA.







Caro Direttore, ho letto la “lettera” firmata da Isotta da Lei pubblicata su IL GIORNALE a titolo “Ridicolo e banale: Garcia Marquez si può non leggere”  e mi sento una piccola Matrioska: Daniele Abbiati scrive, Paolo Isotta legge e ribatte e io che pure ho letto, vorrei dare la mia opinione su questo ultimo “intervento” e intanto faccio delle premesse.
Ammettiamo che io non conosca le opere di Marquez, ma sappia solo che gli abbiano conferito il Premio Nobel (e non mi pare poco).
Ammettiamo che alcuni stili di scrittura che ai contemporanei sono sembrati sbalorditivi, adesso ci sembrino alquanto sorpassati (lo riscontro spesso in poesia, ma basta pensare agli scritti fino al 1500 ) per quanto, con un po' di quella pazienza che è rara nelle persone che non vivono di letteratura, si riescono a trovare quei ponti di collegamento tra un secolo e l'altro, tra una corrente letteraria e quella della generazione successiva.
Ammettiamo anche che le commemorazioni post-mortem siano un po' antipatiche. Dovremmo poter scrivere di un uomo o di una donna, scrittore poeta o attore che sia, quello che pensiamo della sua attività senza aspettare una estrema occasione. Tuttavia ne ho lette molte e molto belle, tanto da considerare che, se le avessero lette i diretti interessati, ne sarebbero stati davvero felici, senza contare che qualora il soggetto ci fosse totalmente sconosciuto, ne avremmo subito una felice sintesi.
Ammettiamo infine che del nostro ipotetico autore si possa scrivere sempre e comunque qualcosa di positivo anche qualora non sia di nostro gradimento (i critici in modo particolare sono bravissimi a fare questo) e sarei stupita se un critico musicale non avesse una sua cultura personale e dei gusti letterari precisi.
Dopo tutte queste premesse mi chiedo che senso abbia l'intervento tutto di Isotta. Per ribattere alla pari, dovremmo conoscere i romanzi che cita, in special modo quelli dei “suoi carissimi amici” e quindi reperire i testi, leggerli, trarne delle nostre conclusioni. Ad una velocità di lettura fatta per piacere ci metteremo almeno due mesi. Decisamente troppo e francamente anche troppo poco produttivo.
Quindi direi che il testo del signor Isotta sortisce due effetti: il primo è di fastidio per la supponenza che vi traspare e di conseguenza fastidio nei confronti dei testi che lui caldamente suggerisce. Il secondo di banalità per la scarsezza – ma sarebbe più corretto parlare di assenza - delle motivazioni a supporto della sua affermazione che Marquez sia uno “scrittore rudimentale e quasi ridicolo”.
A questo punto chiederei a Lei Direttore, fatta salva la libertà di parola in cui credo fermamente come nel rispetto delle opinioni di tutti, che senso abbia avuto la pubblicazione del testo in questione, più propagandistico che contestatore - un “Garcia Marquez non mi piace” ne sarebbe una felice sintesi - e dove sia la voce fuori dal coro.
Cordialmente.
Carla Natali



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