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martedì 1 gennaio 2013

UN ANNO BRUTTO - AHMAD SHAMLOU

A dispetto del titolo della poesia - che in realtà non c'è, l'ho solo ripreso dal primo verso - vi auguro un sereno 2013, pieno di tutti i vostri desideri.








UN ANNO BRUTTO


Un anno brutto
Un anno ventoso
Un anno di lacrime
Un anno di dubbi
Un anno di lunghe giornate
Un anno di incostanza
Un anno senza orgoglio.


La vita non è una trappola
l’amore non è una trappola
neppure la morte è una trappola.
Dunque gli amici perduti sono liberi
liberi e puri.


Ho trovato il mio amore
in questo brutto anno
che mi chiede di non sentirmi abbattuto.
Ho trovato
la mia speranza nel disappunto
la mia luna nella notte
il mio amore nell’anno brutto.


E ho preso fuoco
proprio quando
stavo diventando cenere.


sabato 15 settembre 2012

IO NON SONO UNA STORIA... - AHMAD SHAMLOU


"Gli alberi parlano con il bosco, l’erba con la terra, /
le stelle con le galassie. E io parlo con te."

E l'io come piccola parte di qualcosa di più grande.
A me piace questo modo di scrivere: diretto quasi un colloquio a due. L'incipit, straordinario ha la forza di uno schiaffo e la dolcezza di una carezza. C'è raccoglimento, confidenza, un senso di amicizia che travalica il tempo e la  lingua con cui si parla e si ascolta, quello che si è.
E sembra essere questo il pensiero di Ahmad con il verso che ho isolato, perchè non sono solo "io" a parlare con "te": "io" sono "tutti" e tutti parlano con "te": un nuovo "tutti".
Una speranza, un incitamento al dialogo tra popoli e popoli, tra la storia passata, il presente che si crea giorno dopo giorno e un futuro che deve essere pianificato dal presente per poter essere vivo e non un calendario da subire. 







Ahmad Shamlu nasce a Tehran il 12 dicembre del 1925 da Haydar Shamlou e da Kowkab Araqi, unico maschio di sei figli. Suo padre è un ufficiale dell'esercito originario di Kabul (Afganistan), trasferito a Theran con la famiglia, sua madre proviene da una famiglia di immigrati. Come molti bambini figli di militari, ha ricevuto le prime nozioni scolastiche in varie città: Krash e Zahedan nel sud-est dell'Iran, Mashhad nel Nord-est, Rasht nel nord. Gli studi successivi non sono stati certo facili; con una formazione di scuola superiore ancora incompleta, quando cerca di accedere alla Theran Technical School, una delle migliori di quel periodo, che gli consentirebbe anche di apprendere la lingua tedesca, ottiene l'ammissione, ma a condizione di retrocedere negli studi di due anni: è il 1941. L'anno successivo col resto della famiglia deve trasferirsi di nuovo. Nel 1943 viene arrestato a Teheran e imprigionato a Rasht, ma poi rilasciato. Poco dopo viene arrestato di nuovo assieme al padre dal governo separatista dell'Azarbaijan; vengono tenuti per ore di fronte ad un plotone di esecuzione, in attesa dell'ordine per il loro rilascio. Nel 1945 tenta di nuovo di completare il suo ciclo di studi e prendere il diploma di scuola superiore, ma fallisce. Si sposa per la prima volta nel 1947 e da questo matrimonio avrà quattro figli. Nel 1954, quando il primo ministro iraniano Mohammad Mosaddegh, eletto democraticamente, viene deposto da un colpo di stato, Shamlu è costretto a vivere nascosto per sei mesi, dopo di che fu nuovamente arrestato e costretto  in prigione per oltre un anno.
Il divorzio dalla prima moglie nel 1957 avvenne dopo una lunga separazione ed anni di conflitto. Anche il suo secondo matrimonio si concluse con un divorzio, nel 1963, dopo soli quattro anni. Nella primavera del 1962 incontrò Aida Sarkisian, di famiglia armano-iraniana che viveva nel suo stesso quartiere; e si sposarono dopo due anni, nonostante l'opposizione della famiglia di Aida a cui non piaceva Ahmad, più vecchio e già divorziato due volte. Ma nonostante tutto, rimasero assieme fino alla sua morte.
Le condizioni fisiche di Ahmad peggiorarono a partire dal 1996. Subirà diverse operazioni, compresa l'amputazione del piede destro per gravi problemi diabetici, gli stessi che saranno la causa della sua morte, avvenuta il 23 luglio del 2000, alle 9 di sera.
Tra tutte le sue opere, oltre settanta, molte  tradotte in diverse lingue, le sue traduzione dal Francese al Persiano e la cura delle opere dei poeti classici persiani, vale la pena di citare i tredici volumi del Katab-e Koucheh (The Book of Alley) per il cospicuo contributo alla comprensione delle credenze, del linguaggio ed il folclore iraniani.  






IO NON SONO UNA STORIA CHE PUOI RACCONTARE


Io non sono una storia che puoi raccontare,
non sono una canzone che puoi cantare,
non sono un suono che puoi udire,
non sono neppure questo che puoi vedere
né quello che puoi conoscere.
Io sono una sofferenza che anche tu puoi provare,
chiamami con un grido.
Gli alberi parlano con il bosco, l’erba con la terra,
le stelle con le galassie. E io parlo con te.
Dimmi il tuo nome, dammi le tue mani,
dimmi le tue parole, dammi il tuo cuore.
Io ho scoperto le tue radici.
Attraverso le tue labbra ho parlato al Tutto,
le tue mani sono sorelle delle mie.
In una luminosa solitudine ho gridato con te
per quelli che sono vivi.
In un oscuro cimitero ho cantato con te
la più bella canzone perché quelli morti quest’anno
erano le persone che amavano di più i vivi.
Dammi le tue mani. Le tue mani mi sono familiari.
Oh tu, che ho scoperto molto tardi.
Io parlo con te come le nuvole parlano con la tempesta,
come l’erba parla con la terra,
come la pioggia parla al mare,
come gli uccelli parlano alla primavera,
come gli alberi parlano al bosco.
Perché ho scoperto le tue radici,
perché la mia voce è sorella della tua.