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domenica 22 gennaio 2012

REQUIEM PER L'UOMO QUALUNQUE - DIEGO FREGNAN

domenica, 04 gennaio 2009


E' apparso dal nulla Diego, uno degli ultimi regali di questo 2008 appena trascorso.
Strano come ci si possa sentire così in sintonia con una persona che, in fondo, non conosci.
Ma non è per questo che si iniziano - e si coltivano - certe corrispondenze?
Così lui è diventato in breve tempo amico, confidente ed estimatore ma anche critico e suggeritore; una persona con cui parlare di metrica, di poesia (ed è così difficile oggi farlo, almeno nella mia piccola, ristretta vita, così zeppa di numeri) e di quello che la nostra voglia di amicizia ci fa mettere in campo.
Sapete, ci sono dei sentimenti, delle emozioni, che escono dalle parole che si scrivono ed io mi sono sempre reputata un buon giudice dell'animo degli altri, ecco perchè, se potessi scegliermi dei fratelli, Diego, oltre a Saverio, sarebbe uno di questi.
Questa che segue è una delle sue poesie.








REQUIEM PER L’UOMO QUALUNQUE



Rimaneva in parte,
ancorato al muro.

Di fronte, lo specchio:
come un vecchio caballero,
senza più cartucce,
guardava il vetro,
un mezzo sorriso
scemo,
consapevole che
i tasti erano rotti,
che il pianista era morto
e che l’orchestra
non suonava più.

Avrebbe voluto essere un eroe:
chiamare indietro i morti,
portarli sopra l’onde
e trarre in salvo i naufraghi;
avrebbe combattuto
contro dieci, cento eserciti,
colpendone i tiranni,
salvando principesse.

Ma i sogni erano morti
e ormai se n’era accorto.
Il pianoforte rotto
non suonava più.
Soltanto, in lontananza,
una funebre marcia,
suonata col fagotto,
comicamente
se ne andava.


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mercoledì 16 novembre 2011

A EMILY DICKINSON - DIEGO FREGNAN

martedì, 26 maggio 2009
 
Finalmente ho ricevuto un'altra delle sue poesie da pubblicare.
Una delle sue più care, quindi ancora più delicata ed accurata la scelta delle  immagini.







A EMILY DICKINSON

Sentivo l’idea del fiore mancare
nella corrente che muoveva il mio pensiero
e il terribile sospetto di essere battuto
infilzava il suo sigillo nel terreno della mia memoria.

Ma dopo che il sole passò
la luna venne, triste,
ed io pensai a te:
Amherst non fu mai
fredda come stasera.

Mentre le lenzuola ricoprivano i respiri
e tacita la notte correva incontro all’alba,
il gelo mi bloccava il cuore in una morsa:
liberarsi era impossibile.

Solo al mattino ricordai…

Sorella delle margherite!,
che ci hai spiegato piano
l’attesa del pettirosso
e, della genziana, il riserbo,

così io t’ho sognata:
china in un campo di fiori
raccoglievi i tuoi gigli
cantandomi piano
il segreto dell’ape
e di come poté la rosa
parlarti dei sogni di Dio.

Mi guardasti pensosa e in silenzio
la tua messe passò nella mia mano:
poi mi lasciasti!
Altra gente ti stava aspettando
laggiù…
dove ancora non posso venire:
il punto più bello del prato.

martedì 15 novembre 2011

REQUIEM – W.A. MOZART - DIEGO FREGNAN

venerdì, 20 febbraio 2009

In più d'una delle sue poesie Diego cerca di "dare parole alla musica".
Ad ascoltarlo si avverte, palpabile,  tutta la sua passione per quella classica, riscoperta di recente come un "mondo meraviglioso".
In un'altra sua poesia dice

Vorrei che tutti ascoltassero Chopin
perchè ogni nota del suo pianoforte
è come una dolce lacrima che scende...


Ma qui si parla di Mozart ed io ho inserito l'illustrazione dello spartito originale proprio di "Requiem", scritto di pugno dallo stesso autore, come a fargliene dono, perchè io con lui sarò sempre in debito.









REQUIEM - W.A. MOZART


Le note sono corde tese
a tal punto che il suono
pare spezzarsi;
l’accordo si dilata,
perfetto,
e il canone
disegna un re minore
come non si è mai sentito.
Il coro prega
appoggiandosi al basso
mentre qualcosa
strazia il cuore,
lo comprime,
lo schiera di fronte al giudizio universale.

Io non so
che cosa resterà
di tutti noi,
quando un giorno
perderemo il nostro lato umano

ma… qualcosa ci precede:
forse un folle
ci ha guidati
nello spazio e nel tempo,
costringendoci
a piegare l’anima
di fronte al mistero
universale.

Pace è la parola,
è l’inizio, è la fine.

Nel mezzo,
una musica superba.






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COSTRUIRE - DIEGO FREGNAN

martedì, 13 gennaio 2009


Secondo voi mi lasciavo sfuggire l'opportunità di postare una nuova poesia di Diego?
E' un ragazzo che commenta, Diego ed il suo autocommento alla poesia è  "
TIPICAMENTE DICKINSONIANA..."
Lui ama molto quella autrice: lo posso dire, vero Diego?








COSTRUIRE



Costruire
è la cosa più importante.

Lo sa bene il fiore:
petalo su petalo
per giungere a competere col sole.

Direbbe il mare
che è una cosa elementare:
granello dopo granello,
dai lontani oceani,
con l’unico scopo
di dar forma a una spiaggia.

Il nemico
si chiama distruzione.

E se qualcuno crede
che sia bello
tarpare le ali a un passero
o nell’ordine portare il caos…

…provi a chiederlo al poeta,
che sorride soddisfatto
di un buon verso
appena uscito dai suoi sogni!



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