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sabato 19 novembre 2011

CIRCOSPEZIONE - PAUL VERLAINE

giovedì, 15 aprile 2010
CIRCOSPEZIONE - PAUL VERLAINE

Proprio quando disperavo di trovare un'altra poesia di Verlaine, ecco che trovo un piccolo gioiello.
Una poesia che invoglia alla lettura ad alta voce.
A quel "...trattieni il respiro..." la voce si dovrebbe smorzare, quasi morire.
E poi quel "...chiniamo lo sguardo sulle ginocchia"...
Non li vedete seduti sotto l'albero, chinare la testa, in segno di sconfitta, di sconforto?
E poi c'è quel "Dimentichiamo di sperare." altra perla in questa composizione, già così ricca di immagini, e di metafore: rafforza la sconfitta della strofa che lo precede.
Anche la chiusa è ben modulata. E' come un chiudersi rapido della mano di un direttore d'orchestra a cui segue il silenzio.
A noi non resta che applaudire.

Un grazie ENORME all'amico che me ne ha fornito una traduzione - a mio parere - migliore di quella in mio possesso ed all'altro che mi ha costruito l'immagine, dopo che avevo espresso la frustrazione per non aver trovato tutto quello che desideravo nella stessa illustrazione.



UOMO SOTTO ALBERO



CIRCOSPEZIONE

Dammi la mano, trattieni il respiro, sediamoci
sotto quest'albero gigante dove la brezza muore
in sospiri ineguali sotto le grige fronde
che il pallido e dolce chiaro di luna carezza.

Immobili, chiniamo lo sguardo sulle ginocchia.
Più non pensiamo, sognamo. Lasciamoli perdere,
la felicità in fuga e l'amore che si consuma,
e i nostri capelli sfiorati dall'ala dei gufi.

Dimentichiamo di sperare. Discreta e contenuta,
l'anima d'ognuno di noi due prolunghi
questa calma e questa morte serena del sole.

Restiamo silenziosi nella pace notturna:
non è bene disturbare nel suo sonno
la natura, questo dio feroce e taciturno.



venerdì 18 novembre 2011

PARLAVAMO DEL PIU' E DEL MENO - PAUL VERLAINE

domenica, 22 novembre 2009
PARLAVAMO DEL PIU' E DEL MENO - PAUL VERLAINE



http://img390.imageshack.us/img390/8573/160622pciulmdrscwq9.jpg


PARLAVAMO DEL PIU' E DEL MENO



Parlavamo del più e del meno, ieri
ieri i miei occhi cercavano i tuoi,

tu pure andavi in cerca del mio sguardo
intanto che il discorso continuava.

Sotto il senso banale delle frasi
il mio amore seguiva i tuoi pensieri,

e quando tu parlavi mi fingevo
distratto ed ascoltavo il tuo segreto:

poiché la voce e gli occhi di Colei
che ti fa triste e gioioso rivelano,

malgrado ogni sforzo mesto e allegro,
l'essere interiore illuminandolo.

Ieri dunque son partito inebriato:
il mio cuore spera vanamente,

ha una speranza vana, falsa e dolce?
No, è vero? Non è vero che no? 


mercoledì 16 novembre 2011

VA' CANZONE, RAPIDA - PAUL VERLAINE

venerdì, 03 aprile 2009
 

Altro Poeta Maledetto, Verlaine.
Riporto la sua biografia, ampiamente tratta da "Wikipedia"

 http://files.splinder.com/7daa16a8e90b942ea9be5b71bc1403f8.jpeg




Paul-Marie Verlaine nasce a Metz il 30 marzo 1844. La famiglia di Verlaine apparteneva alla piccola borghesia: il padre, come quello di Rimbaud, era capitano nell'esercito. Sua madre conserverà per molto tempo sopra il camino i vasi con i feti dei suoi precedenti aborti.
Nel 1950 Verlaine si trasferisce con la famiglia a Parigi e dove studia senza ottenere eccellenti risultati scolastici ma lo mettono in contatto con la letteratura che lo affascina.
Nel 1862, dopo aver conseguito il baccalaureato in lettere si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma ben presto dovrà abbandonare, trovando un impiego al comune. Frequenta i caffè e i salotti letterari parigini, nel 1866 le sue poesie sono inserite nel primo Parnasse contemporain (e pubblica i suoi Poèmes saturniens. Vi si sente l'influenza di Baudelaire che, come lui, segue il movimento decadentista con la celebre poesia spleen ed elevazione, mentre vi si annuncia già lo "sforzo verso l'Espressione, verso la Sensazione raffigurata" (dalla lettera a Stéphane Mallarmé dello stesso anno) che caratterizza la sua migliore poesia. Nel 1870 sposa Mathilde Mauté, per la quale pubblica La Bonne Chanson, nella quale canta, illuso, l'equilibrio e la pace raggiunti con l'amore ed il matrimonio.  Nel 1871 partecipa alla Comune di Parigi perdendo perciò l'impiego.
L'anno successivo compare nella sua vita il diciassettenne Artur Rimbaud, che va a turbare gli agi borghesi nei quali il poeta si era adagiato. Chiamato da Verlaine a cui ha inviato qualche lirica, Rimbaud comincia con lui una relazione fortemente intima e una vita di vagabondaggio. Verlaine lascia la moglie e il figlio Georges (nato il 28 ottobre 1871), per seguire il giovane poeta in Inghilterra e in Belgio. Durante questi viaggi Verlaine scrive Romances sans paroles.
Questa relazione tumultuosa termina dolorosamente: nel 1873, i due poeti sono a Londra. Verlaine abbandona tutto d'un tratto Rimbaud, affermando di voler tornare dalla moglie, deciso, se ella non lo riaccettasse, a spararsi. Trasloca in un albergo a Bruxelles. Rimbaud lo raggiunge, persuaso che Verlaine non avrebbe avuto il coraggio di mettere fine ai suoi giorni. Nel momento in cui Rimbaud lo vuole lasciare, Verlaine, ubriaco, gli spara due colpi di pistola, ferendolo leggermente ad una mano. Verlaine viene così incarcerato a Mons e condannato a due anni di prigione, fatto che spinge la moglie a chiedere e ottenere la separazione.
Nel 1885 divorzia dalla moglie, e sempre più schiavo dell'alcol tenta di strangolare la madre finendo nuovamente in carcere. A partire dal 1887, mentre s'accresce la sua fama, Verlaine cade nella miseria più nera.
In questo periodo Verlaine divide il suo tempo tra il caffè e l'ospedale.
Nel 1894 viene incoronato "principe dei poeti" e gli viene elargita una pensione. Il 7 gennaio 1896 il poeta si confessa, il giorno seguente, prematuramente consumatosi, muore a Parigi (a 52 anni). All'indomani del suo funerale, numerosi quotidiani riportano un curioso avvenimento: la notte seguente delle esequie, la statua della Poesia, in cima all'Opéra, ha perso un braccio che si è schiantato, con la lira che sosteneva, nel luogo dove il carro funebre di Verlaine era da poco passato.


http://www.animaliitaliani.com/schede//img_pictures/admin.allodola.jpg

Và, canzone, rapida

Và, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce
un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell'amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida - la senti? -
l'allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti vani
colei che infine torna.