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domenica 20 novembre 2011

ELEANOR - HERMANN HESSE

domenica, 13 marzo 2011
ELEANOR - HERMANN HESSE
 
In questa poesia, il tempo sembra dilatarsi per lasciare che il poeta osservi un percorso di avvenimenti, si  appropri delle immagini e ce ne racconti. Così, persino la neve che cadendo turbina, afferrata da vento impetuoso, rimane appena dietro la finestra e non riesce a turbare gli istanti del ricordo.
La forma è prosastica, le descrizioni, nonostante la loro compattezza, esplicite ma molto intense.
"I boschi giacciono bui, il giorno si scolora / ai bordi dei colli in rosse aureole. ", "Il vento se ne va a passi tardi / attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie".
Con altrettanti sentimenti e situazioni e dignitosamente, si potrebbe scrivere:
Il bosco si fa buio per il giorno che finisce / le colline ancora non  nascondono la luce del sole che tramonta.
Sembra che la situazione sia la stessa, ma la resa non lo è.
Prima di tutto tra i due versi non ci sarebbe la continuità che Hesse gli dà legandoli con una virgola, ma ci dovrebbe essere un punto e l'atmosfera che lui crea è diversa. Lui lo ascolti, - lo vedi - a passeggiare su una strada di campagna da solo ad ascoltare e ricordare. Gli altri versi sono freddi, costruiti a tavolino, non  c'è il momento poetico, nè coinvolgimento e questo fa la differenza tra poesia e Poesia, tra poeta a Poeta.


                              A Day Dream (Dante Gabriel Rossetti, 1860)


ELEANOR

Le sere d' autunno mi ricordano te
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
ai bordi dei colli in rosse aureole.
In un casolare vicino piange un bimbo.
Il vento se ne va a passi tardi
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.
Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
l' estranea solitaria falce di luna
con la sua mezza luce da terre sconosciute.
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno
e il sentiero con pallido alone melanconico.
Anche d' inverno in notti senza luce
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
e il vento tempestoso, ho spesso l' impressione di guardarti.
Il piano intona con forza ingannevole
e la tua profonda e cupa voce di contralto
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.
La mia mano afferra alle volte la lampada
e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
Ma io ti bacio mani e capelli
e sussurro il tuo nome.




PER SCHERZO - HERMANN HESSE

giovedì, 16 settembre 2010
PER SCHERZO - HERMANN HESSE

Un frammento di poesia, solo quattro versi di incipit, bastano per fartela amare? Giudicate voi.
Un grazie particolare ad Alessandra ed ai suoi meravigliosi 20 anni che condivide con la sorella Sara.
Auguri care amiche.






PER SCHERZO

Le mie poesie stanno
davanti alla tua porta,
bussano e si inchinano:
mi apri?

Le mie poesie hanno
Un suono di seta
Come il fruscio del tuo vestito
Sulle scalinate.

Le mie poesie
Portano un dolce profumo
Come nell'aiuola tua preferita
Il giacinto.

Le mie poesie son vestite
Di un rosso cupo,
che come il tuo vestito di seta
fruscia ed arde.

Le mie più belle poesie
Assomigliano del tutto a te.
Stanno davanti alla porta e s'inchinano:
mi apri?



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CANZONE D'AMORE - HERMANN HESSE

sabato, 24 luglio 2010
CANZONE D'AMORE - HERMANN HESSE 
 
Ebbene, a volte si è veramente senza parole, di fronte a certe poesie.
Ed Hermann si conferma nella mia esposizione del suo modo di fare poesia e nel tratteggiare quella che è il suo  ideale di donna.






CANZONE D’AMORE


Per dire cos’hai fatto
di me, non ho parole.
cerco solo la notte
fuggo davanti al sole.
La notte mi par d’oro
più di ogni sole al mondo,
sogno allora una bella
donna dal capo biondo.
Sogno le dolci cose,
che il tuo sguardo annunciava,
remoto paradiso
di canti risuonava.
Guarda a lungo la notte
e una nube veloce
per dire cos’ hai fatto
di me, non ho la voce.



sabato 19 novembre 2011

LIBRI - HERMANN HESSE

venerdì, 25 giugno 2010
LIBRI - HERMANN HESSE
 
Trovo un pò fredda questa esposizione, ma è  una buona riflessione, un buon consiglio.
Purtroppo oggi circolano anche libri molto supponenti, scritti da autori altrettanto supponenti.
Ci affidiamo troppo al consiglio degli altri, senza dar credito a noi stessi.
Invece ognuno di noi è un piccolo universo: unico ed interessante.


http://www.bovefelice.it/public/image/libri4.JPG


LIBRI

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
ti rinviano a te stesso.
Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
sole stelle luna.
Perché la luce che cercavi
vive dentro di te.
La saggezza che hai cercato
a lungo in biblioteca
ora brilla in ogni foglio,
perché adesso è tua.



VALSE BRILLANTE - HERMANN HESSE

sabato, 24 aprile 2010
VALSE BRILLANTE - HERMANN HESSE

Premetto che non sono molto convinta della esattezza del titolo.
Non ho libri di Hesse. La poesia mi è stata segnalata senza titolo e sono ricorsa alla rete dove si trova in più blog, siti, forum senza titolo o con quello che riporto qui.
E' una di quelle poesia di cui mi colpisce molto la chiusa e che rafforza la mia idea della poetica di questo autore: introspettiva che non aspetta alcuna risposta, proprio come dice qui.





VALSE BRILLANTE
Una danza di Chopin irrompe nella sala,
una frenetica, scatenata danza,
Le finestre riflettono aria di tempesta,
una corona appassita orna il pianoforte.
Il pianoforte tu, il violino io,
così suoniamo e non finiamo mai
ed aspettiamo ansiosi, tu ed io,
chi romperà per primo l'incantesimo.
Chi si fermerà per primo in mezzo al ritmo
e spingerà via da sé i lumi,
e chi per primo farà la domanda
alla quale risposta non c'è.



STANCO D'AMORE - HERMANN HESSE

mercoledì, 17 marzo 2010

STANCO D'AMORE - HERMANN HESSE
 
Anche questa poesia conferma quanto avevo detto in precedenza sulle poesie di Hesse: colloquiali, che non si aspettano nessuna risposta.
Introspettive, tese a rivelare il suo io, il suo stato d'animo, almeno quello di un particolare momento.
Gioie e dolori paragonati a fiori freschi o appassiti, sangue sparso all'amore profuso.
In una cosa mi trova d'accordo: non si può trattenere la gioia di un momento e neppure (grazie a dio), il dolore.
Passano su di noi, lasciandoci un segno, una ruga, un capello bianco esternamente, ed un solco, una cicatrice o un calore avvolgente dentro. Poi su entrambi il tempo stende una patina che addolcisce tutto.






STANCO D'AMORE

Nei rami s'addormenta cullando
il vento stanco. La mia mano
lascia un fiore rosso sangue
morire lacerato sotto un sole rovente.

Ho già visto fiorire e morire
molti fiori;
vengono e vanno gioie e dolori,
e custodirli nessuno può.

Anch'io ho sparso
nella vita il mio sangue;
non so però, se mi dispiace,
so solo, che sono stanco.



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AFORISMI: HERMANN HESSE

sabato, 13 febbraio 2010
AFORISMI: HERMANN HESSE


http://archiv.ethlife.ethz.ch/images/Carrara3-l.jpg




L'amore non bisogna implorarlo
e nemmeno esigerlo.
L'amore deve avere la forza
di attingere la certezza in se stesso.
Allora non sarà trascinato,
ma trascinerà.





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IO TI CHIESI - HERMAN HESSE

mercoledì, 10 febbraio 2010
IO TI CHIESI - HERMANN HESSE
 
In apparenza anche per questa poesia potrebbe valere quello che ho detto per la poesia di Cortàzar, un paio di post  fa, ma qui c'è un diverso modo di scrivere.
E' un fare colloquiale, questo sì, ma nelle sue poesie Cortàzar non si aspetta risposte.
Ha la sua esigenza di dire e la soddisfa, soddisfacendo il nostro senso del sublime.
Hesse invece ci propone una sequenza del suo vissuto - quanto reale o immaginario poco importa - che lo ha colpito e che ce ne rende partecipi, come una confidenza tra amici.
Riusciamo a vedere il sopracciglio aggrottarsi per concentrarsi, valutare e mediare una risposta tra quella del cuore e quella della mente. Ne esce una figura di donna volitiva, virile e materna allo stesso tempo, tutto quello, insomma che una donna è (o dovrebbe essere).







IO TI CHIESI


Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.
Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste




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LAMENTO - HERMANN HESSE

venerdì, 18 dicembre 2009
LAMENTO - HERMANN HESSE
 
Interessante visione della vita.
Una spersonalizzazione di noi, un adattarci alle cose, alle situazioni con una "ansia di essere" che è molto adolescenziale magari, ma se non ci fosse cosa saremmo?
Vedete il difetto di non poter discutere con gli autori?
Se potessi gli farei questa osservazione:
La pietra dura, come forma, certo più dell'argilla ma alla fine si sgretola anch'essa sotto l'erosione del tempo, più o meno velocemente.
Ma probabilmente l'immagine della polvere, ad esempio, duratura anch'essa, non sarebbe stata altrettanto efficace.


http://www.tiffani.it/files/Image/BLOG/iStock_000000111205XSmall.jpg



LAMENTO


Non ci è dato di essere. Noi siamo
soltanto un fiume, aderiamo ad ogni forma:
al giorno ed alla notte, al duomo e alla caverna
passiamo oltre, l'ansia di essere ci incalza.

Forma su forma riempiamo senza tregua,
nessuna ci diviene patria, gioia o pena,
sempre siamo in cammino, ospiti sempre,
non c'è campo né aratro per noi, né pane cresce.

E non sappiamo cosa Dio ci serbi,
gioca con noi, argilla nella mano,
muta e cedevole che non piange o ride,
mille volte impastata e mai bruciata.

Potessimo, una volta, farci pietra, durare!
Questa è la nostra eterna nostalgia,
ma un brivido perdura a raggelarci
e non c'è pace sulla nostra via.

giovedì 17 novembre 2011

CITAZIONI : HESSE

mercoledì, 21 ottobre 2009
CITAZIONI : HESSE

http://www.redorbit.com/modules/reflib/article_images/4_33609f8ebef994f54be143abe0bef9f4.jpg



E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete,
tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia,
tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,era la musica della vita.


Hermann Hesse - Siddharta

PORTO DI LIVORNO - HERMANN HESSE

sabato, 03 ottobre 2009
PORTO DI LIVORNO - HERMANN HESSE

Giusto per rispondere all'amico Diego. Non ho trovato questo autore "freddo", anche se temo questa poesia sia solo un frammento. Sono riuscita a trovarla in un solo sito, per una serie di letture di poesie in cui volevamo ricomprendere questo autore e Livorno.






"Il 2 luglio 1877, un lunedì, al termine di una difficile giornata" annota la madre sul proprio diario "Dio nella sua grazia ci ha donato il bambino ardentemente desiderato, il nostro Hermann, bello e possente, che subito dopo il parto aveva fame e volgeva gli occhi chiari e azzurri e la testa verso la luce; un esemplare di bambino sano e robusto".
Interessante famiglia quella di Hesse. Indispensabile conoscerla per conoscere il poeta. Iniziamo da...

La madre. Maria Gundert Hesse, vedova Isenberg, era nata nel 1842 a Talatscheri (India anteriore)..
Aveva trascorso l'infanzia in India, dove era nata. Aveva frequentato quindi l'istituto femminile a Korntal, dove i suoi interessi letterari non erano stati assecondati, al punto che in seguito, nonostante la sua abilità stilistica e la sua ricca fantasia, essi trovarono espressione soltanto in liriche d'ispirazione cristiana sul modello dei canti liturgici, trascritte sui diari di viaggio o contenute nelle lettere ad amici e persone vicine.
Conosceva sei lingue
Nel 1865 sposò il missionario Charles Isenberg (1840-70), originario di Londra, con il quale lavorò presso la missione di Heiderebad. Dovette però tornare improvvisamente in Europa, dove Isenberg muore.
Da questo matrimonio nascono i due fratellastri di Hermann Hesse: Theodor e Karl Isenberg.
Quattro anni dopo la morte del primo marito Maria Gundert sposa Johannes Hesse, il padre di Hermann. Lo aveva conosciuto nella propria casa paterna a Calw, città natale di Hermann Hesse,
Curò per i lettori tedeschi la biografia in inglese di C.E. Dawson (1881), e così pure David Livingstone. L'amico dell'Africa (seconda edizione 1899). Dopo un anno di lavoro come donna di servizio a Corcelles, dove aveva imparato anche il francese (conosceva altre cinque lingue), la piccola Maria Gundert ritorna in India e fa esperienza, grazie alla confidenza con il missionario Hebich, di un cambiamento radicale avvenuto nella propria esistenza: decide di "dedicarsi, d'ora in avanti, alla realizzazione del regno di Dio sulla terra". A questa scelta è legato anche il matrimonio.
Il padre. Dopo aver conseguito gli ordini a Heilbronn, Johannes Hesse si recò nel 1869 in India, diventò insegnante di lingua presso il seminario di Mangalore e si applicò allo studio della lingua canarese. Per ragioni di salute è costretto a rientrare in Europa e dal 1873, come aiutante del suocero, è responsabile all'interno della casa editrice per la conduzione della rivista missionaria. Dal 1881 al 1886 espletò l'incarico di insegnante di storia dell'evangelizzazione presso la scuola missionaria a Basilea, dove il giovane Hermann insieme al fratello e a due sorelle (due neonati erano morti immediatamente dopo il parto) trascorse l'infanzia. La famiglia ritorna quindi definitivamente a Calw. Qui il padre svolge la sua complessa attività missionaria e pubblicistica e dirige, dal 1893 al 1905, come successore di Hermann Gundert, la casa editrice. Morì nel 1916 a Korntal, la moglie nel 1902 a Calw.
Il nonno paterno. Carl Hermann Hesse (1802-96), in qualità di medico dello stato russo, rimase da parte sua indifferente al pensiero positivistico-materialistico dominante a quel tempo. Organizzò regolarmente nella propria casa letture bibliche, nel 1833 fondò un orfanotrofio ed esercitò la propria attività fedelmente fino alla morte, rivelando un'etica professionale oggi difficilmente riscontrabile fra i medici.
Il nonno materno. Con Hermann Gundert, il nonno materno (1814-93), il giovane Hesse ebbe probabilmente a Calw contatti più assidui. Era nato a Stoccarda e aveva frequentato il seminario di Maulbronn. Fornito di un talento poliedrico scrisse drammi e poesie, studiò teologia conseguendo la laurea in filosofia. Tuttavia, indipendentemente dal nipote poeta, egli si fece un nome grazie al lavoro missionario svolto in India, nonché come linguista, studioso di sanscrito, indologo, lessicografo e traduttore.
Conosceva il tedesco, l'inglese, il francese e l'italiano e predicava correntemente in hindustàni, malese e bengàli. Allo stesso modo conosceva kannada, telugu e tàmil e disponeva di conoscenze relative a una dozzina di lingue e dialetti. "Egli non solo parlava sanscrito insieme ai bramini indiani" scrive Hesse nel 1960 al cugino Wilhelm Gundert, rinomato studioso della lingua giapponese, "ma conseguì anche un'intima e innamorata confidenza con il mondo variegato delle lingue indogermaniche, che gli si rivelò non solo nella grammatica e nel vocabolario ma anche nella sua pelle, nella sua attrattiva, nella sua musicalità". Fra le opere principali di Hermann Gundert sono da citare la grammatica malese e il dizionario indiano-inglese-malese, che apparve dopo venticinque anni di lavoro nel 1872 e che è rimasto un'opera fondamentale sino a oggi.
Fondamento esistenziale per i suoi genitori e, prima di loro, per i nonni di Hesse era il cristianesimo protestante di matrice pietista. L'educazione dei figli nell'osservanza di quei principi era, soprattutto allora, un'impresa ardua ma del tutto legittima. Tale educazione venne impartita anche alle due sorelle di Hesse, Adele la maggiore (1875-1949) e Marulla la più giovane (1880-1953), le quali conseguirono quell'atteggiamento religioso, cui si affidarono nel corso dell'intera esistenza, che è oggi spesso assente nell'ambito di rapporti famigliari più tranquilli.

Falliti i tentativi di intraprendere una carriera artistica, anche i suoi fratellastri si adattarono, il più anziano Karl come farmacista e il più giovane Theodor come filologo, a una normale esistenza borghese. Soltanto Hans (1882-1935), il fratello più giovane di Hesse, che per decisione famigliare aveva intrapreso l'attività di commerciante - in contrasto con la sua disposizione artistica e malgrado la grande comprensione dimostratagli dalla famiglia - non riuscì ad affermarsi pienamente nella vita. Anche la sua appartenenza attiva alla comunità cristiana, per lui soprattutto fonte di sicurezza, non poté trattenerlo dal suicidio. Il fratello Hermann rischiò più volte di soccombere al medesimo destino. Il fatto che Hesse sia riuscito, nonostante i ripetuti conflitti interiori e in contrasto con le decisioni famigliari, ad assecondare la propria volontà, non può essere spiegato soltanto con la caparbietà e la forte consapevolezza della propria missione. Già tredicenne "una cosa gli era chiara": diventare "poeta oppure niente".
Malgrado le migliori intenzioni, i metodi pedagogici dei genitori non ottennero di "addomesticare" il bambino così poco docile, pur tentando, conformemente ai principi del pietismo, di frenare già nei primi anni quell'ostinazione ribelle che gli era propria. Così Johannes Hesse decise, trovandosi con la famiglia a Basilea e non avendo altra soluzione, di lasciar educare il bambino irrequieto al di fuori della famiglia. Quando nel 1886 la famiglia si trasferì nuovamente a Calw, Hermann sembrava indubbiamente più docile. Nel 1888 entrò nel ginnasio di Calw, che frequentò controvoglia pur risultando fra i primi della classe. Nel frattempo prese lezioni private di violino, ripetizioni di latino e greco dal padre e si sottopose, da febbraio fino a luglio del 1890, sotto la guida del rettore Bauer (uno fra i pochi insegnanti che Hesse stimava) a un programma di studio finalizzato al superamento dell'esame regionale. Il futuro di Hesse appariva predeterminato. Avrebbe percorso una strada comune a molti figli di pastori in Svevia: attraverso l'esame regionale in seminario, quindi alla facoltà teologica-evangelica di Tubinga. Questa strada era stata percorsa anche da Eduard Mörike, ai tempi scolaro brillante quanto Hermann Hesse.
Le cose tuttavia dovevano andare altrimenti. Hesse supera senza difficoltà l'esame a Stoccarda e accede nel settembre del 1891 al seminario di Maulbronn.
Era un istituto di formazione in cui convivevano cultura medievale cistercense, cultura classica e pietismo svevo. Tuttavia, sei mesi più tardi, senza apparente ragione, il ragazzo fugge dall'istituto. Viene ritrovato il giorno successivo da un cacciatore e riportato al seminario. I suoi insegnanti lo trattano con comprensione e lo sottopongono a sole otto ore di carcere "per aver lasciato senza autorizzazione l'istituto". Mentre i genitori di Hermann, profondamente colpiti per il comportamento del figlio, imploravano Dio e tutti gli angeli affinché si concludesse tutto per il meglio, il nonno Gundert al ritorno del nipote a Calw definiva la sua scappatella il "viaggetto di un genio". Nel frattempo gli insegnanti cominciano a preoccuparsi seriamente del seminarista Hesse, che dal suo ritorno soffre di stati depressivi. Si sentono sollevati pertanto quando i genitori decidono di riprendere il ragazzo e di inviarlo per una "cura", in realtà "per essere liberato dal diavolo", al pastore Christoph Blumhardt. La conseguenza: un tentativo di suicidio, che sarebbe riuscito se il revolver non si fosse inceppato. Hermann viene quindi ricoverato nella clinica per malati di nervi (leggi manicomio) a Stetten.

Sebbene i genitori gli assicurino, scrivendogli, la propria comprensione promettendo al "caro Hermann" di lasciarlo studiare in un comune ginnasio "non appena darà prova per alcuni mesi di autocontrollo e obbedienza", ottengono invece il 14 settembre 1892 dal quindicenne Hesse la seguente risposta indirizzata al padre: "Gentile Signore! Poiché Lei si mostra stranamente così pronto al sacrificio, mi è concesso forse di chiederle sette marchi ovvero un revolver. Dopo che Lei mi ha indotto alla disperazione, sarà sicuramente pronto a liberare me da questa e lei da me stesso. In realtà avrei dovuto crepare già a giugno" (KJ I, p. 268). Una rinnovata minaccia di suicidio. Fortunatamente i genitori gli concedono, dopo le sue insistenti preghiere, di ritornare a Calw, dove frequenterà dal novembre 1892 sino all'ottobre 1893 il ginnasio Canstatter. Non porterà a termine comunque l'intero ciclo di studi ginnasiali. All'esperienza scolastica seguirà un brevissimo apprendistato come libraio a Esslingen: dopo appena quattro giorni Hermann abbandona la libreria; viene ritrovato dal padre in giro per le strade di Stoccarda, quindi spedito in cura dal dottor Zeller a Winnenthal. Qui trascorre alcuni mesi dedicandosi al giardinaggio, finché ottiene il permesso di tornare in famiglia.
A Calw aiuta il padre nella casa editrice e sfoglia con avidità i libri dell'immensa biblioteca del nonno Gundert. Il padre, tuttavia, si oppone nuovamente alla richiesta del figlio diciassettenne di lasciare la casa paterna per potersi quindi preparare "in libertà" all'attività letteraria. Hermann è costretto a seguire un apprendistato presso l'officina di orologi da campanile di Heinrich Perrot a Calw. In questo periodo progetta di fuggire in Brasile. Un anno dopo abbandona l'officina e incomincia nell'ottobre 1895 un apprendistato come libraio presso Heckenhauer a Tubinga, che durerà tre anni.
Questi gli avvenimenti più importanti dell'infanzia e del periodo critico dell'adolescenza di Hesse, che troviamo scrupolosamente documentati nella raccolta curata da Ninon Hesse Infanzia e adolescenza prima del nuovo secolo. Con l'apprendistato a Tubinga e il successivo trasferimento a Basilea, Hesse consegue la piena indipendenza. Gli eventi di quel periodo, che già appartiene alla storia, riportano Hesse da Tubinga per alcuni anni a Basilea, quindi appena sposato sulle rive del lago di Costanza a Gaienhofen, fino a che, al ritorno da un viaggio in India, si trasferirà definitivamente in Svizzera, prima a Berna, poi nel Canton Ticino.
Divorzierà sia dalla prima che dalla seconda moglie, entrambe svizzere.
Dal primo matrimonio con Maria Bernoulli (1869-1963) nasceranno tre figli: Bruno (1905), Heiner (1909) e Martin (1911). Il secondo matrimonio con Ruth Wenger (1897), di lui più giovane di vent'anni, dura solo alcuni anni. Soltanto la sua terza moglie, Ninon Ausländer (1895-1965), divorziata Dolbin, una storica dell'arte, austriaca e di origine ebraica, rimase vicina al poeta sino alla fine.
Dopo i primi successi letterari Hesse trovò una schiera di lettori sempre crescente, innanzitutto nei paesi di lingua tedesca, poi, prima della Grande guerra, negli altri paesi europei e in Giappone, e dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura (1946) in tutto il mondo. Quando Hesse ricevette questo prestigioso riconoscimento la prima bomba atomica era esplosa e il mondo stava dividendosi in due settori contrapposti. Tuttavia si era fatto improvvisamente silenzio intorno a Hesse "per metà leggenda, per metà ridicola figura ai giovani" (come egli stesso si presenta nella poesia del vecchio suonatore di organo), quando il 9 agosto del 1962 a Montagnola moriva in seguito a una emorragia cerebrale.
Sintetizzato dal Web




http://www.fototoscana.it/fototeca/fg0028.jpg




IL PORTO DI LIVORNO



…Il sole tramontava e ardeva stanco,
in lontananza il profilo delle isole svaniva, fra nebbia e cielo.
E l'ondata greve del mare batteva un ritmo insolito
contro il bordo della mia barca scura.
Sul molo risplendette il triangolo di una vela gialla.
Una luce intensa scivolò con improvvisa bellezza sul mare d'oro
e portò con sé gli ultimi raggi rossi nel regno color viola della sera.