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giovedì 25 aprile 2013

I DISCORSI D’ALLORA - GIUSEPPE BARTOLI

Spesso trovo retorica nei versi a celebrazione di festività come quella di oggi, specialmente in quelle dei politici. Raramente le loro parole sono sentite, forse perchè non hanno vissuto il disagio in prima linea e forse è anche per questo che non riescono a costruire, ma solo distruggere.
Consiglio loro la lettura di qualche poesia, piuttosto delle loro frasi inconcludenti.
In questa poesia di Giuseppe ritroviamo, con una delicatezza del verso, tutta la forza del combattente, che non si tira indietro davanti al pericolo come davanti alla vita.


Teofilo Patini (Italia 1840-1906)




 I DISCORSI D’ALLORA


Parlavamo di noi
quando la sera maturava
la stanchezza del giorno
e le contadine velate di nero
raccontavano al cielo
i guasti della pioggia
del vento e della guerra
Parlavamo di noi
all’acqua vergine di fonte
mescolando al grattare del mitra
la ragione di crederci uomini
e il diritto di lasciare
alle bestie da soma
il vanto pesante del basto
Parlavamo d’idee
mescolando bestemmie
ai rosari di pietra
per lasciare lontano l’inverno
che marciva nei solchi
e la fame
che uccideva le ultime favole
negli occhi dei bambini
Parlavamo di noi
cercando nei boschi la vita
e nei sentieri di piombo
le nostre radici di uomo
Parlavamo di noi
quando albe di fuoco
scoprivano i nostri fantasmi
già stanchi al primo mattino
già vecchi a soli vent’anni
Parlavamo del nostro domani
davanti alla salma nuda
d’un compagno caduto
e ad un ventre di terra
- che ingoiava -
le noste tenere radici
lasciandoci in bocca
la voglia rabbiosa
d’un tempo migliore
in cui ancora sperare




mercoledì 25 aprile 2012

25 APRILE - GIUSEPPE BARTOLI


C'è una grande dignità in questi versi e rimpianto per un passato che resta nella memoria di sempre meno uomini.
In questa poesia, Giuseppe ricorda e rivendica anche per sé la responsabilità di questo nostro futuro, senza rulli di tamburi, nè squilli di trombe.
Non credo fosse stato questo il suo temperamento. Lo credo piuttosto un uomo pratico e concreto, pacato nei modi, deciso e rapido nelle scelte.
Non dubito che abbia agito per il meglio nella sua sita politica.
I suoi versi. Mi meraviglia che il suo nome non abbia avuto maggiore risalto, al di là delle onorificenze che ha ottenuto.
Forse a causa di un nome molto comune, le notizie su questo autore scarseggiano, relegate su dei siti di nicchia, dove abbondano le sue poesie legate alla resistenza, ma non si fa nessun riferimento, ad esempio, alle sue pubblicazioni. Invece io credo che l'andamento di quei versi, sia pari a quello di altri poeti celebrati e riconosciuti, ma non altrettanti puri e puliti come quelli di Giuseppe.




Immagine del poeta tratta dal sito Memoria storica.org


Giuseppe “Pino” Bartoli, nato a Brisighella il 18/07/1920 e deceduto il 20/06/2004. Ex Ufficiale di Stato Civile ed ufficiale della formazione partigiana “Silvio Corbari”, grado riconosciutogli dal Ministero della Difesa, ha ricoperto, nel comune di Brisighella, tutti gli incarichi pubblici: Sindaco, Presidente della Comunità Montana, della Pro Loco, delle Opere Pie e del Museo del Lavoro Contadino.
Poeta in lingua e vernacolo nonché prosatore, si è affermato in oltre 500 concorsi letterari, molti dei quali di livello nazionale ed internazionale.
Cavaliere della Comunità Poetica Europea e Commendatore dell’Ordine Militare di S.Andrea, socio di 10 Accademie di lettere, arti e scienze, ha conseguito per due volte l’Oscar di Letteratura “Romagna”.
In sua memoria, si tiene annualmente un concorso di poesia, elaborati, disegni, ceramiche, ecc. riservato agli studenti dell’Istituto Comprensivo di Brisighella, quei giovani in cui Giuseppe riponeva la sua speranza per il futuro e che  credeva fossero la gioia più bella del mondo.




Immagine dal sito Mongabay.com


25 APRILE  


L’importante è non rompere lo stelo 
della ginestra che protende 
oltre la siepe dei giorni il suo fiore 
C’é un fremito antico in noi 
che credemmo nella voce del cuore 
piantando alberi della libertà 
sulle pietre arse e sulle croci 
Oggi non osiamo alzare bandiere 
alziamo solo stinti medaglieri 
ricamati di timide stelle dorate 
come il pudore delle primule: 
noi che viviamo ancora di leggende 
incise sulla pelle umiliata 
dalla vigliaccheria degli immemori 
Quando fummo nel sole 
e la giovinezza fioriva 
come il seme nella zolla 
sfidammo cantando l’infinito 
con un senso dell’Eterno 
e con mani colme di storia 
consapevoli del prezzo pagato 
Sentivamo il domani sulle ferite 
e un sogno impalpabile di pace 
immenso come il profumo del pane 
E sui monti che videro il nostro passo 
colmo di lacrime e fatica 
non resti dissecato 
quel fiore che si nutrì di sangue 
e di rugiada in un aprile stupendo 
quando il mondo trattenne il respiro 
davanti al vento della libertà 
portato dai figli della Resistenza.