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sabato 19 novembre 2011

IN MARGINE AL SENTIERO UN GIORNO CI SEDIAMO - ANTONIO MACHADO

domenica, 07 marzo 2010
IN MARGINE AL SENTIERO UN GIORNO CI SEDIAMO - ANTONIO MACHADO
 
Inutile affannarci tanto durante la nostra vita.
Sembra essere questo il messaggio che ci suggerisce questa poesia.
O almeno cerchiamo di non viverla falsamente.
Lo trovo un ottimo consiglio.


http://www.retebioregionale.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/20139/Rete2008-Sentiero%20(2).JPG




   IN MARGINE AL SENTIERO UN GIORNO CI SEDIAMO


In margine al sentiero un giorno ci sediamo.
Tempo è la nostra vita, e nostro unico affanno

le pose disperate in cui per aspettare
ci atteggiamo....Ma Lei non mancherà al convegno.

giovedì 17 novembre 2011

VADO SOGNANDO SENTIERI - ANTONIO MACHADO

martedì, 18 agosto 2009
VADO SOGNANDO SENTIERI - ANTONIO MACHADO

Sarà che sono già con un piede in cammino, che spero di percorere anch'io sentieri che mi portino ......ovunque vogliano loro, che mi stupiscano con scenari diversi da ammirare.
E poi serbarne gelosamente il ricordo,  poterlo richiamare alla mente quando il vivere di tutti i giorni si farà lungo e duro da sopportare e sarò così stanca da piangere.
Machado, dunque...


http://www.vivinfvg.it/immagini_sentieri/sentieri_didattici/Sentiero_I_Quadris_di_Fagagna/15%20-%20Sentiero%20Stagno%20Quadri.jpg




VADO SOGNANDO SENTIERI



Vado sognando sentieri
della sera. Le dorate
colline, i pini verdi,
la polvere sulle querce!...
Il sentiero dove va?



Vado cantando, viandante
che intanto fa il suo cammino
– Ecco scendere la sera –,
“Nel cuore mi doleva
la spina di una passione;
un giorno la strappai via:
non mi sento più il cuore”.



La campagna, scura e muta,
resta assorta a meditare
un attimo. Nel pioppeto
sul fiume soffia il vento.

La sera diventa buia;
e il sentiero dalla bianca
serpentina che sbiadisce
offuscandosi scompare.



Torna il mio canto a penare:
“Pungente spina dorata,
come vorrei sentire
che mi trafiggi il cuore”.

martedì 15 novembre 2011

ERA UNA NOTTE D'ESTATE - ANTONIO MACHADO

sabato, 03 gennaio 2009
 

Ancora Machado, ancora una poesia malinconica.
Vi siete chiesti quando mai possa aver scritto quella del post precedente?
Forse durante quegli ultimi giorni, a Collioure?


http://img151.imageshack.us/img151/6918/ducastel1pn.jpg




Era una notte d'estate

Era una notte d'estate.
Il balcone era aperto;
anche la porta di casa;
in casa la morte entrò.

Al suo letto s'avvicina;
passando non mi guardò;
poi con dita delicate
qualcosa di tenue ruppe.

Taciturna, senza sguardo,
la morte passò di nuovo
davani a me. Che hai fatto?
La morte non mi rispose.

La mia bambina tranquilla,
restò dolente il mio cuore.
Ahi, quel che ha rotto la morte
era un filo tra noi due! 




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NUDA E' LA TERRA, E L'ANIMA - ANTONIO MACHADO

sabato, 03 gennaio 2009
 
 
Eccomi ancora  con una nuova poesia.
Nuova....proprio nuova non direi: lo è per me, comunque, voi magari la conoscete benissimo.
Se devo proprio dirlo fuori dai denti, Machado l'ho sentito nominare da qualche telenovelas (scusate, ma, si, mi è capitato di vederne qualcuna. Che ci posso fare?) . Probabilmente sono molto più fieri loro dei propri poeti che non noi: è una verità che sfido chiunque a smentire.
Quindi ricapitoliamo un pò per chi, come me, è un pò niubbo di questo autore.


http://www.spanien-abc.com/uploads/pics/M_machado3.jpg


Riassumo da Wikipedia:
Nacque il 26 luglio 1875 a Siviglia, nel palazzo di "Las Dueñas" situato nella via omonima. Giovanissimo (solo otto ani) si trasferisce con la sua famiglia a Madrid dove studiò nella Institucion Libre de Enseñanza. Nel 1893 la morte del padre, che lascia la famiglia in precarie condizioni economiche.
Ma questo non impedì al giovane Antonio di trascorrere la sua giovinezza in ambienti teatrali (recitò anche) e letterari, nei caffè frequentati da  Miguel de Unamuno, Ramon Maria del Valle-Inclan, Azorin,  Francisco Villaespesa ed altri esponenti di rilievo della cultura spagnola .
Compì anche due viaggi a Parigi, nel 1899 e nel 1902.  Durante questi soggiorni nella capitale francese conobbe Oscar Wilde, Jean Moréased il  maestro del modernismo, il poeta nicaraguense Robén Dario. 
Il suo primo libro di poesie, Soledades, è del 1903 e nel 1907 ottenne un posto di professore di francese (!)  nelle scuole secondarie di Soria. Qui, due anni dopo, sposò la quindicenne Leonor Izquierdo; il poeta allora aveva 34 anni. Il matrimonio non durò a lungo: nel 1912, anno di uscita della sua raccolta di poesie più famosa, Leonor muore di tisi,  dopo una lunga malattia.
Prostrato dalla scomparsa della moglie, Machado tornò in Andalusia e vi rimase fino al 1919 conducendo una vita solitaria, divisa tra passeggiate e letture.
Nel  1927 divenne membro della Real Academia Espanola de la Lengua  e l'anno successivo conobbe la poetessa Pilar Valderrama, suo grande amore dopo l'indimenticata Leonor. A seguito della guerra civile, si trasferì con la famiglia dapprima a Valencia, poi a Barcellona. Alla fine del 1939 Machado, ma madre, ed il fratello con la moglie, lasciano la città diretti verso la frontiera francese, che attraversano tra il 28 ed il 29 febbraio. Nell'esodo, condotto per un lungo tratto a piedi, lo scrittore fu ostretto ad abbandonare una valigia contenente versi, appunti e lettere. Alloggiarono in un piccolo albergo appena dopo la frontiera a Collioure.
Qui Machado stanco, malato, deluso ed amareggiato, passa lunghe ore all'aperto a guardare il mare grigio e compone i suoi ultimi vers, dedicati all'asolata Siviglia della sua infanzia. Il 22 febbraio morì ed in una tasca del suo cappotto il fratello Josè trovò un pezzo di carta con l'ultimo verso :
"Quei giorni azzurri e quel sole dell'infanzia" .
Tre giorni dopo morì anche la madre che venne sepolta accanto al poeta.

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Nuda è la terra, e l'anima


Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...Che cerchi,
poeta, nel tramonto? 


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