sabato, 03 gennaio 2009
Eccomi ancora con una nuova poesia.
Nuova....proprio nuova non direi: lo è per me, comunque, voi magari la conoscete benissimo.
Se devo proprio dirlo fuori dai denti, Machado l'ho sentito nominare da qualche telenovelas (scusate, ma, si, mi è capitato di vederne qualcuna. Che ci posso fare?) . Probabilmente sono molto più fieri loro dei propri poeti che non noi: è una verità che sfido chiunque a smentire.
Quindi ricapitoliamo un pò per chi, come me, è un pò niubbo di questo autore.
Riassumo da Wikipedia:
Nacque il 26 luglio 1875 a Siviglia, nel palazzo di "Las Dueñas" situato nella via omonima. Giovanissimo (solo otto ani) si trasferisce con la sua famiglia a Madrid dove studiò nella Institucion Libre de Enseñanza. Nel 1893 la morte del padre, che lascia la famiglia in precarie condizioni economiche.
Ma questo non impedì al giovane Antonio di trascorrere la sua giovinezza in ambienti teatrali (recitò anche) e letterari, nei caffè frequentati da Miguel de Unamuno, Ramon Maria del Valle-Inclan, Azorin, Francisco Villaespesa ed altri esponenti di rilievo della cultura spagnola .
Compì anche due viaggi a Parigi, nel 1899 e nel 1902. Durante questi soggiorni nella capitale francese conobbe Oscar Wilde, Jean Moréased il maestro del modernismo, il poeta nicaraguense Robén Dario.
Il suo primo libro di poesie, Soledades, è del 1903 e nel 1907 ottenne un posto di professore di francese (!) nelle scuole secondarie di Soria. Qui, due anni dopo, sposò la quindicenne Leonor Izquierdo; il poeta allora aveva 34 anni. Il matrimonio non durò a lungo: nel 1912, anno di uscita della sua raccolta di poesie più famosa, Leonor muore di tisi, dopo una lunga malattia.
Prostrato dalla scomparsa della moglie, Machado tornò in Andalusia e vi rimase fino al 1919 conducendo una vita solitaria, divisa tra passeggiate e letture.
Nel 1927 divenne membro della Real Academia Espanola de la Lengua e l'anno successivo conobbe la poetessa Pilar Valderrama, suo grande amore dopo l'indimenticata Leonor. A seguito della guerra civile, si trasferì con la famiglia dapprima a Valencia, poi a Barcellona. Alla fine del 1939 Machado, ma madre, ed il fratello con la moglie, lasciano la città diretti verso la frontiera francese, che attraversano tra il 28 ed il 29 febbraio. Nell'esodo, condotto per un lungo tratto a piedi, lo scrittore fu ostretto ad abbandonare una valigia contenente versi, appunti e lettere. Alloggiarono in un piccolo albergo appena dopo la frontiera a Collioure.
Qui Machado stanco, malato, deluso ed amareggiato, passa lunghe ore all'aperto a guardare il mare grigio e compone i suoi ultimi vers, dedicati all'asolata Siviglia della sua infanzia. Il 22 febbraio morì ed in una tasca del suo cappotto il fratello Josè trovò un pezzo di carta con l'ultimo verso :
"Quei giorni azzurri e quel sole dell'infanzia" .
Tre giorni dopo morì anche la madre che venne sepolta accanto al poeta.
Nuda è la terra, e l'anima
Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
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