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martedì 15 novembre 2011

ANIMA MIA - NAZIM HIKMET

sabato, 17 gennaio 2009
 

Ancora una poesia d'amore, si...
Semplice? Banalotta? Magari ad una lettura superficiale!
Prendiamo invece questa immagine:
"...e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco.."

secondo voi perchè Hikmet parla di immergersi nel sonno "nuda" e perchè proprio "vestita di bianco"?

Io  posso darvene solo una mia personale interpretazione, senza nessuna pretesa e senza nessuno scritto a supporto. Stiamo solo facendo quattro chiacchiere; tenete presente che non sono certo un critico e che mi piacerebbe essere smentita o supportata.
Credo che l'ANIMA MIA sia una sposa, nel giorno del matrimonio  e Hikmet volesse esprimere il suo desiderio di protezione
"....abbandonati come nell’arco delle mie braccia..."
ma anche il suo bisogno d'amore
"...nel tuo sonno non dimenticarmi
..."
Non dimentichiamoci il suo vissuto, indispensabile per la comprensione del poeta, ricordate il post "VEDER CADERE LE FOGLIE"?
Esule, costretto a lasciare moglie e figlio in patria...in carcere per 12 anni...sposato due volte...



http://www.mytermoli.com/public/pensiero.jpg



ANIMA MIA


Anima mia
chiudi gli occhi piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni ti accoglierà
anima mia chiudi gli occhi piano piano

nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia



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CIO' CHE HO SCRITTO DI NOI - NAZIM HIKMET

sabato, 10 gennaio 2009

Ho scovato un'altra bellissima sua poesia.
Carezze a cose semplici sono i suoi versi, anche questi dedicati ad una donna.


http://federico870.altervista.org/_altervista_ht/treni2s.jpg



CIO'  CHE HO SCRITTO DI NOI


Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.



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domenica 13 novembre 2011

IL PIU' BELLO DEI MARI - NAZIM HIKMET

giovedì, 11 dicembre 2008
 

Ancora una poesia piena di musica e di fede profonda  per un futuro, che in quel momento era sicuramente incerto. Saranno state le parole di un marito per confortare lo scoramento dela moglie?
Poco importa, ormai. Quel che conta è che siano arrivate fino a noi.



http://www.videomakers.net/imma/up/mimmob_24_10_2003_Foto%20mare%20mosso%20con%20nebbia.jpg



Prigione di Bursa, Anatolia, 1942


Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.



BENVENUTA, DONNA MIA, BENVENUTA - NAZIM HIKMET

sabato, 18 ottobre 2008
BENVENUTA , DONNA MIA, BENVENUTA! - NAZIM HIKMET
 
Ancora lo stesso poeta, ancora una bella poesia.
Ho appena avuto il tempo di arrotolarmela in bocca, che ve la propongo.
Non so se, al pari dell'altra, anche questa sarà presente in altri blog. A me ineressa che sia nel mio.



Un autoritratto: Nazim Hikmet nella sua cella di prigione, 1946



 Benvenuta, donna mia, benvenuta!


 Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Certo sei stanca
come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d'argento

certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti

certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido

la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato

hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre

hai pianto
e perle son rotolate sulle mie palme

ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!






VEDER CADERE LE FOGLIE - NAZIM HIKMET

sabato, 18 ottobre 2008
VEDER CADERE LE FOGLIE - NAZIM HIKMET
 
Come spesso mi succede, ho incontrato un'altra  poesia entusiasmante per caso, proposta da un'amica lei pure scrittrice di poesie ( il termine poetessa non mi piace, ma è questo che è). E' una poesia molto citata in molti blog, cosa che mi ha spinto ad  andare alla ricerca della sua breve biografia sul quel compensio dell'umano scibile che è Wikipedia,  di recente bistrattata, ma che è un punto di riferimento per tante persone e che puntualmente, non mi ha deluso.
Quindi quelle che seguono sono notizie apprese da quella fonte.




Nazim Hikmet nacque a Salonicco, atualmente facente parte della Grecia, da una famiglia aristocratica turca,  anagraficamente il 20 novembre 1902, ma pare sia nato nel 1901.
Era figlio del  diplomatico Nazim Bey e della pittrice Aisha  che  amava  la poesia francese; nipote per parte materna di un nobile polacco, militare in carriera ma anche filologo e storico e per parte paterna di un governatore di varie province,  ma anche poeta e  scrittore in lingua ottomana
Studiò nel liceo francese di Galatasaray per accedere poi all'Accademia della Marina Militare che però poi abbandona per mitivi di salute. Pubblica per la prima volta su una rivista a soli 17 anni.
Gli sviluppi politici successivi alla guerra d'indipendenza lo vedono costretto ad allontanarsi dalla Turchia. Vi farà ritorno da clandestino nel 1928 e verrà condannato per questo ma anche amnistiato nel 1935. Nel 1938 verrà di nuovo condannato a 28 anni e 4 mesi di prigione per le sue attività anti naziste e anti franchiste. Ne sconta 12 in anatolia, poi, colpito da infarto, su pressione di una commissione internazionale composta da personaggi quali Pablo Picasso e Jean Paul Sartre, fu scarcerato. Si sposò due volte, la prima con Münevver Andaç, traduttrice, da cui ebbe un figlio  ma che dovette lasciare in patria per tornare a Mosca in esilio, ma viaggiando anche in tutta l'Europa.
La seconda moglie, Vera Tuljakova la sposò nel 1960. Morì tre anni dopo a Mosca per una crisi cardiaca. E' stato il solo poeta scrittore d'importanza ad evocare i massacri ai danni degi armeni  del 1915 e 1922.





VEDER CADERE LE FOGLIE



Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
Soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto,quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore,quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo,quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d'accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d'ippocastani.