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domenica 20 novembre 2011

CON COSA POSSO TRATTENERTI? - JORGE LOUIS BORGES

sabato, 30 aprile 2011
CON COSA POSSO TRATTENERTI? - JORGE LOUIS BORGES
 
Già! Con cosa si può trattenere una persona? Con quali parole che non suonino false, inventate per l'occasione e come rimangiarsene altre, lasciate con troppa fretta, aguzze e spigolose?
In questa soluzione di Jorge, tenerissima appare l'urgenza di svolgere quel suo offrire, prima che lei svanisca, lasciandolo solo con la sua tristezza, l'ultima cosa con cui si può tentare una donna.
Forse sono le terzine, unite alle anafore che producono questo incalzare della poesia, che ha quasi la costruzione del "Credo" cristiano.



CON COSA POSSO TRATTENERTI?

Con cosa posso trattenerti?
Ti offro strade difficili,
tramonti disperati
la luna di squallide periferie.
...Ti offro le amarezze di un uomo
che ha guardato a lungo la triste luna.
Ti offro i miei antenati,
i miei morti,
i fantasmi a cui i viventi hanno reso onore col marmo:
il padre di mio padre ucciso sulla frontiera
di Buenos Aires
due pallottole attraverso i suoi polmoni,
barbuto e morto,
avvolto dai soldati nella pelle di una mucca
il nonno di mia madre - appena ventiquattrenne -
a capo di trecento uomini in Perù,
ora fantasmi su cavalli svaniti.
Ti offro qualsiasi intuizione sia nei miei libri,
qualsiasi virilità o vita umana.
Ti offro la lealtà di un uomo
che non è mai stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso
che ho conservato, in qualche
modo - il centro del cuore che
non tratta con le parole, nè coi
sogni e non è toccato dal tempo,
dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una
rosa gialla al tramonto,
anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa,
teorie su di te, autentiche e
sorprendenti notizie di te.
Ti posso dare la mia tristezza,
la mia oscurità, la fame del mio cuore
cerco di corromperti con l'incertezza,
il pericolo, la sconfitta.






¿Con qué puedo retenerte?


Te ofrezco magras calles, ocasos desesperados, la luna
de los corroídos suburbios.
Te ofrezco la amargura de un hombre que ha mirado
largamente a la luna solitaria.
Te ofrezco mis antepasados, mis muertos, los fantasmas
que hombres vivientes han honrado en mármol:
el padre de mi padre muerto en la frontera
de Buenos Aires, dos balas a través de sus pulmones,
barbado y muerto, envuelto por sus soldados
en el cuero de una vaca; el abuelo de mi madre
-con tan solo venticuatro años- encabezando
una carga de trescientos hombres en el Perú, ahora
espectros en desvanecidos caballos.
Te ofrezco cualquier agudeza que puedan contener
mis libros, cualquier hombradía o humor en mi vida.
Te ofrezco la lealtad de un hombre que nunca ha sido leal.
Te ofrezco ese meollo de mí mismo que he salvado,
de alguna manera: el corazón central que no
comercia con palabras, no trafica con sueños,
y está intocado por el tiempo, por la alegría,
por las adversidades.
Te ofrezco la memoria de una rosa amarilla vista
en el ocaso, años antes de que hubieras nacido.
Te ofrezco explicaciones de ti misma, teorías sobre ti misma,
auténticas y sorprendentes noticias de ti misma.
Te puedo dar mi soledad, mi oscuridad, el hambre
de mi corazón; trato de sobornarte con
la incetidumbre, con el peligro, con la derrota.


De El otro, el mismo


IL SOGNO - JORGE LUIS BORGES

giovedì, 07 aprile 2011
IL SOGNO - JORGE LUIS BORGES
 
Forse appartiene ad un altro genere di poesia questo Il sogno. Non è né l'istinto, né il cuore quello che ha in mano Jorge in questo momento (ogni poesia è adesso, esiste perchè stata scritta solo un minuto fa), ma è comunque il risultato ultimo di un viaggio lungo e accidentato che parte da un gruppo di cellule che hanno dato vita ad una idea, come un nome ed il suo articolo, sono passate lungo un tragitto di esperienze e di ricordi, caricandosi di altre idee ed altri ricordi. E fino a qui c'è solo una minima struttura, come soggetto e verbo: per trasformarsi in poesia, hanno bisogno di tuffarsi nelle emozioni, di un giro tra i sensi, trasportati dal silenzio e dal respiro.






IL SOGNO

Se il sonno fosse (c'è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?


Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora


di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,


che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?




El sueño


Si el sueño fuera (como dicen) una
tregua, un puro reposo de la mente,
¿por qué, si te despiertan bruscamente,
sientes que te han robado una fortuna?

¿Por qué es tan triste madrugar? La hora
nos despoja de un don inconcebible,
tan íntimo que sólo es traducible
en un sopor que la vigilia dora

de sueños, que bien pueden ser reflejos
truncos de los tesoros de la sombra,
de un orbe intemporal que no se nombra

y que el día deforma en sus espejos.
¿Quién serás esta noche en el oscuro
sueño, del otro lado de su muro?






sabato 19 novembre 2011

SONO I FIUMI - JORGE LUIS BORGES

lunedì, 28 dicembre 2009
SONO I FIUMI - JORGE LUIS BORGES
 
Confesso di non conoscere la parabola citata nella poesia, anche se è possibile che col termine parabola non è detto che si riferisca a uno degli insegnamenti di Gesù, ma più ad una novella, una metafora, da cui prendere spunto.  (Quindi vi sarò grata se me ne voleste dare una qualche notizia)
Spunto io credo, per rivendicare l'immortalità. Ma non quella statica dei monumenti, delle statue che vediamo in giro per le città, soprattutto italiane, che possiamo ammirare nella loro quasi integrità ed invidiare quell'architetto o quello scultore. Come l'atto attribuito a Michelangelo verso il suo Mosè (anche se pare poi che sia stato smentito), un colpo di martello e l'esclamazione "PARLA !", così rivendica per sè e per la categoria segli scrittori tutti, il dono di una immortalità diversa (La memoria non conia più monete), quella che sa ancora parlare, attraverso le poesie a loro sopravvissute (E tuttavia qualcosa c'è che resta), saper dire qualcosa di sempre diverso (tuttavia c'è qualcosa che geme).
Non è forse vero che ognuno di noi lettori interpreta uno scritto secondo le sue idee, il suo gusto, il suo vissuto in generale? E non vi è mai capitato di interpretare il medesimo scritto in maniere differenti, se letto in  tempi diversi e con differenti stati d'animo?





SONO I FIUMI



Siamo il tempo. Siamo la famosa
parabola di Eraclito l'Oscuro.
Siamo l'acqua, non il diamante duro,
che si perde, non quella che riposa.


Siamo il fiume e siamo anche quel greco
che si guarda nel fiume. Il suo riflesso
muta nell'acqua del cangiante specchio,
nel cristallo che muta come il fuoco.


Noi siamo il vano fiume prefissato,
dritto al suo mare. L'ombra l'ha accerchiato.
Tutto ci disse addio, tutto svanisce.


La memoria non conia più monete.
E tuttavia qualcosa c'è che resta
E tuttavia qualcosa c'è che geme.





SON LOS RIOS


Somos el tiempo. Somos la famosa
parábola de Heráclito el Oscuro.
Somos el agua, no el diamante duro,
la que se pierde, no la que reposa.

Somos el río y somos aquel griego
que se mira en el río. Su reflejo
cambia en el agua del cambiante espejo,
en el cristal que cambia como el fuego.

Somos el vano río prefijado,
rumbo a su mar. La sombra lo ha cercado.
Todo nos dijo adiós, todo se aleja.

La memoria no acuña su moneda.
Y sin embargo hay algo que se queda
y sin embargo hay algo que se queja.





Ecco che sono caduta di nuovo nell'errore.
In mia difesa posso dire che molti testi in internet circolano col nome sbagliato, ma  io sono stata - comunque - poco attenta.
Quindi rettifico il nome di EREDITO L'OSCURO con quello di ERACLITO L'OSCURO, come giustamente sottolineato da Mauro e che ringrazio per la sua attenzione.
Mi rimorde un  pò questa mia superficialità e me ne scuso qui, sperando di non dovermi ripetere un'altra volta. 




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giovedì 17 novembre 2011

ISTANTI - JORGE LUIS BORGES

martedì, 14 luglio 2009
ISTANTI - JORGE LUIS BORGES




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, scrittore e poeta argentino nacque a Buenos Aires il 24 agosto 1899 e morirà a Ginevra il 14 giugno 1986.
Nonostante sia stato uno dei più importanti scrittori del ventesimo secolo, ed abbia ricevuto importanti riconoscimenti, non ebbe mai il Premio Nobel. Più volte il suo nome appare nella lista dei candidati, ma le sue idee politiche conservatrici e filo-occidentali gli alienano i favori dei membri della giuria, che preferiscono altri autori, più popolari ma meno conosciuti.
Borges è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma si manifesta "l'incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto" (Claudio Magris).
Molti sono gli scrittori che sono rimasti influenzati dalle sue opere: Cortazar, che io amo così tanto, per esempio, ma anche Philip K. Dick, Umberto Eco, Leonardo Sciascia, Italo Calvino ed anche cantautori come Roberto Vecchioni e Francesco Guccini.
Oggi l'aggettivo «borgesiano» definisce una concezione della vita come storia, come menzogna, come opera contraffatta spacciata per veritiera (come nelle sue famose recensioni di libri immaginari).
Questo mi ricorda uno scritto di Georgi Gospodinov, un autore che ho incontrato da poco, ma che devo approfondire.
Dal 1914 al 1921 è con la sua famiglia in Europa; dapprima in Svizzera, a Ginevra, dove frequenta il Collège Calvin, che gli consente di conoscere molti autori europei, apprendere il latino, il francese ed il tedesco, poi Lugano, Maiorca, Siviglia e Madrid.
Nel 1925, Borges incontra Victoria Ocampo, la musa che sposerà quarant'anni dopo. Con lei stabilisce un'intesa intellettuale destinata a entrare nella mitologia della letteratura argentina.
Nel periodo successivo ad un incidente che lo costringe all'immobilità ed un attacco di setticemia che mette in serio pericolo la sua vita, Borges concepisce alcuni dei suoi capolavori che verranno pubblicati dopo 6 anni, nel 1944 col titolo di Ficciones e dopo altri cinque anni anche i racconti di Aleph, ispirati all'immortalità, all'idea del tempo infinito, andranno alle stampe ed a questo punto, Borges è uno dei maggiori scrittori argentini di tutti i tempi.
Nel 1955 viene nominato direttore della Biblioteca Nazionale, ciò che aveva sempre sognato di fare. Con spirito eminentemente borgesiano, lo scrittore commenta così la nomina: "E' una sublime ironia divina ad avermi dotato di ottocentomila libri e, al tempo stesso, delle tenebre".
E' l'inizio di un lungo e fecondissimo tramonto. Nonostante la morte avvenga molto più tardi. Gli sarà accanto la sua seconda moglie, l'amatissima Marìa Kodama, una sua ex allieva, divenuta inizialmente sua segretaria.

(Ampi stralci tratti da Wikipedia)

In merito alla poesia, poi Borges esprime  il concetto  del "se" e del "ma" ; cose non dette , mai fatte e rimpiante.
La poesia è discorsiva ed amichevole (sembra di camminare sottobraccio all'autore, di raccogliere le sue confidenze) ma la sua chiusa è spiazzante, come quelle di Bitman ( o forse è più corretto dire che quelle di Bitman sono come le sue ).
Chissà cosa ne pensa.
Ce lo vedete, Borges nel ritratto postato sopra,  sottolineare le parole della poesia con un colpo a terra di quel suo bastone?

ATTENZIONE: Poema attribuito a Borges, ma il cui reale autore sarebbe Don Herold o Nadine Stair. Consultare QUI





ISTANTI



Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima
cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei
pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,
correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più
tramonti, salirei più montagne, nuoterei più fiumi,
andrei in più posti dove mai sono andato, mangerei più
gelati e meno fave, avrei più problemi reali e
meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e
precisamente ogni minuto della sua vita; certo che ho avuto
momenti di gioia ma se potessi tornare indietro cercherei
di avere soltanto buoni momenti. Nel caso non lo sappiate,
di quello è fatta la vita, solo di momenti;
non ti perdere l'oggi.

Io ero uno di quelli che mai
andava in nessun posto senza
un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello
e un paracadute; se potessi vivere di nuovo
comincerei
ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe
e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.



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