sabato, 21 maggio 2011
LE MANI - VITTORIO SERENI
Conosco almeno una persona che leggendo il titolo del post sbufferà un "Uffa, ancora con 'ste mani..."
Porta pazienza, amico mio. Vedi, quelle di Vittorio sono diverse da quelle di cui abbiamo letto finora.
Usate non per abbracciare, accarezzare o per stringere le sue, ma solo per schernirsi, identificano la donna, provocando nel poeta emozioni appena contenute dentro un verseggiare fresco e leggero.
Il verso di incipit si alza, con un dire calmo, ma importante, come quelli di Pavese che sembrano sorridere. Ma è ambiguo, promette successive rivelazioni con i due punti di precisazione, cattura l'attenzione, più che imporla. E' decisamente uno stile poetico attuale che merita uno studio più profondo.
Una ultima riflessione: ma nelle antologie scolastiche, Sereni sarà presente?
Vittorio Sereni nasce a Luino, sul Lago Maggiore, nel 1913.
Visse tuttavia la sua adolescenza a Brescia, che considererà la sua seconda patria e dove nasce il suo interesse per la letteratura, dopo la lettura delle poesie di Ungaretti. Per esigenze lavorative del padre Enrico, funzionario di dogana, si trasferisce a Milano dove compie gli studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, stringendo legami con intellettuali allievi del filosofo Antonio Banfi tra cui Antonia Pozzi, Luciano Anceschi, Remo Catoni, Enzo Paci, Renato Gottuso. Si laurea nel 1936 con una tesi in Estetica sulla poetica di Gozzano che causò, in sede di discussione, un certo movimento. Infatti, mentre il corpo accademico nel sentire le nuove idee espresse dal laureando si dimostrava piuttosto scettico, un gruppo di giovani poeti e artisti, tra i quali Aligi Sassu, Salvatore Quasimodo e altri, lo applaudiva consenziente.
Gatto e Vigorelli presentarono il promettente poeta a Carlo Betocchi che, nel 1937, gli pubblica due poesie sulla rivista " Frontespizio". È questo il primo importante traguardo. Negli anni milanesi Sereni aveva conosciuto altri "compagni di viaggio" ed era nata l'abitudine di incontrarsi quotidianamente lavorando liberi da ogni competizione in amichevole e affettuoso contatto.
Nello stesso anno, Sereni entra a far parte della redazione di Corrente, con Dino Del Bo, Ernesto Treccani, Alberto Lattuada, dopo aver collaborato alla rivista Letteratura e a Campo di Marte e quando questa interrompe le pubblicazioni trasformandosi in casa editrice, pubblicherà la prima edizione di Frontiera, e l'anno seguente la ristampa con altri testi aggiunti.
Viene chiamato alle armi nel 1940, dapprima sul fronte francese, successivamente destinato in Grecia per raggiungere l’Africa ed infine preso in forza alla Divisione Pistoia per proteggere il fronte siciliano a Trapani.
Il 24 luglio 1943 è fatto prigioniero con il suo reparto dagli Alleati sbarcati in forze in Sicilia e trascorre la sua prigionia tra Algeria e Marocco francese.
Con il ritorno in patria si trasferisce con la famiglia (è nata anche la figlia Maria Teresa) nella casa paterna di Milano e riceve l’incarico presso l’Ufficio scuole private al Provveditorato agli Studi di Milano per poi essere incaricato alla cattedra di italiano nel liceo classico “Carducci” di Milano dove rimane fino al 1947. Passerà poi a lavorare presso l'ufficio stampa dell' azienda milanese Pirelli dove lavorerà fino al 1958, passando alla casa editrice Mondadori con cui collaborerà fino al 1975.
Fu il primo direttore della collana "I Meridiani" di Mondadori; nel 1972 vince il premio dell'Accademia dei Lincei.
Inizia a viaggiare: Barcellona, Praga, Olanda e Stati Uniti. Nel 1973 si reca in Egitto, nel 1974 in Messico, nel 1978 in Provenza dove incontra René Char.
Nel 1981 esce dall'editore Einaudi il quaderno di traduzioni Il musicante di Saint-Merry e altri versi tradotti dall'"Orphée Noir", da Pound, Char, Williams, Frénaud, Apollinaire, Camus, Bandini e Corneille.
Questo lavoro di traduttore di poesia gli farà ricevere, nel 1982, il Premio Bagutta. Nel medesimo anno Garzanti gli pubblica Stella variabile che gli farà vincere il Premio Viareggio per la poesia. Il 10 febbraio del 1983 muore improvvisamente in conseguenza di un aneurisma.
Sereni è ricordato come il capostipite della corrente che si rifà alla Linea Lombarda (nome dell'antologia di poesie del 1952 che Luciano Anceschi pubblicò nel 1952 a Varese) ed ha scritto anche altre opere critiche e narrative.
LE MANI
Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell'arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.
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