Quest'anno
saranno settanta anni dalla liberazione, una ricorrenza che in questo
momento dovrebbe essere più meditata. Specialmente dopo le minacce
verso il nostro paese e i recenti blitz della polizia verso presunti fiancheggiatori di Al Qaeda, ma soprattutto dopo le varie azioni terroristiche intraprese, è vero, lontano da noi ma possiamo dire davvero che non ci riguarda? A
costo di sembrare superficiale, credo che queste minacce vengano da
persone così lontane dal nostro modo di essere e di pensare, da non
concepire che la nostra risposta possa travolgere leggi e autorità, come
noi non sappiamo concepire quali menti (e cuori) possano progettare le
atrocità che ci vengono sbattute in faccia. Progettare... perchè tra le
cosiddette "menti" non c'è una capace di "amministrare personalmente la
propria giustizia" e si affida a soldati indottrinati, a sadici, a
persone emarginate e insoddisfatte che riesce a reclutare.
Soffermatevi sulla strofa centrale e sul suo ultimo verso. Lo spirito che la ispira è quello di una comunione di uomini che va ben oltre l'arroganza, la superbia, il colore della pelle o la prefessione religiosa. E il termine "uomini" è da intendersi in senso lato.
Alla
mezzanotte e tre quarti del 29 novembre 1902 nasce Graziadio Carlo
Levi da Ercole e da Annetta Treves. I genitori appartenevano entrambi
alla media borghesia ebraica: il padre era rappresentante di una ditta
inglese di tessuti, la madre era sorella del leader socialista
riformista Claudio Treves. Nel 1904 la famiglia si stabilì nella villa
costruita al n. 11 di via Bezzecca, destinata a diventare il cuore degli
affetti infantili e adolescenziali
Fin da ragazzo è affascinato
dalla pittura, arte che coltiverà con gran passione per tutta la vita e
gli regalerà importanti soddisfazioni. Dopo il diploma si iscrive alla
facoltà di medicina all'Università di Torino. In quel periodo, tramite
lo zio, l'onorevole Claudio Treves, conosce Piero Gobetti che lo invita a
collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce in
quel cenacolo di artisti che fu la scuola di pittura di Felice Casorati.
In
questo contesto multiculturale, Carlo ha modo di conoscere e
confrontarsi con personaggi come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio
Gramsci, Luigi Einaudi ma anche con Edoardo Persico, Lionello Venturi,
Luigi Spazzapan, figure importanti queste ultime per la sua evoluzione
pittorica.
Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi, dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei
Fauves,
di Amedeo Modigliani e di Chaïm Soutine, leggendovi un incitamento alla
ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana.
Durante questo viaggio, scrive anche il primo articolo sulla sua
pittura nella rivista L'Ordine Nuovo. Si laurea in medicina nello stesso
anno e rimarrà alla Clinica Medica dell'Università di Torino come
assistente fino al 1928, senza esercitare la professione di medico,
preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda
amicizia e l'assidua frequentazione di Felice Casorati orientano la
propria attività artistica. Dopo altri soggiorni a Parigi, dove continua
ad avere uno studio, la sua pittura subisce un ulteriore cambiamento
stilistico, proseguito poi con la conoscenza, tra il 1929 e il 1930, di
Modigliani. Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla
fine del 1928 entra a far parte del movimento pittorico cosiddetto dei
sei pittori di Torino ed espone in diverse città in Italia e in Europa
(Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
Levi, ha una sua visione
precisa sul significato della parola libertà in pittura, in
contrapposizione sia a quella ufficiale, retorica e sottomessa al
conformismo del regime fascista che a quella del modernismo ipocrita
del movimento futurista.
Nel 1931 si unisce al movimento
antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo
Rosselli. Per sospetta attività antifascista, Levi viene arrestato una
prima volta nel marzo 1934, poi nell'anno successivo, il 15 maggio 1935
su segnalazione dello scrittore Dino Segre; a seguito di un appello di
alcuni artisti francesi, viene rilasciato, ma confinato nel paese lucano
di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano.
Da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, Cristo si è
fermato a Eboli (nel racconto, il paese viene chiamato Gagliano imitando
la pronuncia locale). Tale romanzo nel 1979 verrà anche adattato per il
cinema e la televisione da Gillo Pontecorvo e Francesco Rosi, con
Gianmaria Volonté nei panni di Carlo Levi.
Nel 1936 il regime
fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista
etiopica, gli concede la grazia, e Carlo si trasferisce per alcuni anni
in Francia, dove continua la sua attività politica. Rientrato in Italia,
nel 1943 aderisce al Partito d'azione e dirige insieme ad altri
Azionisti
Nel 1945 Einaudi pubblica
Cristo si è fermato a Eboli,
scritto nei due anni precedenti. In esso Levi denuncia le condizioni di
vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle
istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra
essere mai giunta". La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la
sua attività di pittore: ma la stessa pittura di Levi viene influenzata
dal suo soggiorno in Basilicata (sotto il fascismo chiamata Lucania),
diventando più rigorosa ed essenziale e fondendo la lezione di
Modigliani con un sobrio, personale realismo. Sempre nel 1945 Carlo Levi
stringe una relazione con Linuccia Saba, l'unica figlia di Umberto.
Nel
dopoguerra continua la sua attività di giornalista, in qualità di
direttore del quotidiano romano Italia libera, partecipando a iniziative
e inchieste politico-sociali sull'arretratezza del Mezzogiorno
d'Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano La Stampa di
Torino. Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla
Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come
la sua narrativa. Dopo Cristo si è fermato a Eboli, di grande interesse
sono
Le parole sono pietre del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio Viareggio),
Il futuro ha un cuore antico (1956),
Tutto il miele è finito (1965) e
L'orologio, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).
Nel
1963, convinto dai vertici del partito comunista e mosso dal desiderio
di contribuire a modificare una politica basata sulla conservazione di
aio 1975. La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di
Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare,
fatta agli abitanti, lasciando il paese. In realtà Levi tornò più volte
in terra di Basilicata nel secondo dopoguerra. Ne sono testimonianza le
numerose foto custodite nella pinacoteca dedicatagli nel comune di
Aliano che lo ritraggono nelle varie locerti diritti acquisiti anche
illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e si candida a un seggio
senatoriale. Viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica
(nel collegio di Civitavecchia prima e in quello di Velletri poi) come
indipendente del Partito comunista italiano.
Nel gennaio 1973
subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina ed in
quello stato temporaneo di cecità riesce a scrivere
Quaderno a cancelli,
che sarà pubblicato postumo nel 1979 senza la parte finale recuperata
recentemente dallo studioso Donato Sperduto, ed a tracciare 146 disegni.
Muore
a Roma il 4 gennaio 1975. Viene sepolto nel cimitero di Aliano per
mantenere la promessa di tornare fatta agli abitanti quando lascia il
paese.