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domenica 20 novembre 2011

AL RISVEGLIO - RABINDRANATH THAKHUR TAGORE

domenica, 11 luglio 2010
AL RISVEGLIO - RABINDRANATH THAKHUR TAGORE
 
Ci trasportano in altri tempi questi versi.
Tempi in cui si aspettava l'arrivo di una lettera con impazienza, la giravamo tra le mani prima di aprirla, assaporando l'idea che era partita dalle sue mani.
Poco importa che da qual momento un numero illimitato di altre mani l'avessero contaminata: se ne poteva ancora annusare il profumo, quello che del dopobarba che usava sempre, dozzinale, ma che sapeva di buono.
Ok sto barando: non sono nata nell'ottocento, ma ho avuto la fortuna di vivere l'arrivo della lettera di una persona lontana e di averlo fatto nella fase adolescenziale in cui tutto si fa ampliato, rimbombando in una persona vuota di poesia qual'ero io.
Così quando leggo poesie come questa, posso attingere a quel ricordo, sbiadito nei volti  e mei tempi, vivido nell'emozione.


http://locali.data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/gloc/2008/12/15/1507086.jpeg



AL RISVEGLIO


Al risveglio ho trovato una lettera
ma non posso sapere che dice
non so leggere
e non voglio disturbare un sapiente dai libri:
ciò che c'è scritto forse
non lo saprebbe leggere.
La terrò sulla fronte
la terrò stretta al cuore
quando scende la notte
ed escono le stelle
la porterò sul grembo e resterò in silenzio
e me la leggeranno le foglie
che stormiscono
e ne farà un ruscello
col suo scorrer un canto
che a me ripeterà anche l'orsa del cielo
io non so trovare quello che cerco
o capire cosa dovrei imparare
ma so che questa lettera
che non ho letto
ha reso più lieve il mio fardello
e tutti i miei pensieri
ha mutato in canzoni.


sabato 19 novembre 2011

NON ANDARTENE AMORE - RABINDRANATH THAKHUR (TAGORE)

domenica, 28 marzo 2010
NON ANDARTENE AMORE - RABINDRANATH THAKHUR (TAGORE)
 
Come si fa a non apprezzare la semplicità del verso? E questa ne è solo un ulteriore esempio,  un connubio tra il sentimento d'amore, la paura di perderlo (quante volte l'abbiamo provato?) e la semplicità, il candore dell'esprimerlo.
D'altra parte il Nobel non lo danno a chi versifica a vanvera.


 http://www.partecipiamo.it/Aforismi_e_citazioni/religione/immagini/tagore.jpg


Conosciuto anche con il nome anglicizzato di Tagore, nacque a Calcutta nel 1861. Di famiglia nobile, illustre anche per tradizioni culturali e spirituali, nel 1877 fu inviato a studiare di ritto in Inghilterra dove rimase tre anni e ebbe i primi contatti con la cultura occidentale. Nel 1901 creò a Santiniketan (= asilo di pace) presso Bolpur, a 100 chilometri da Calcutta, una scuola dove attuare concretamente i propri ideali pedagogici: gli alunni vivevano liberamente, a immediato contatto con la natura, e le lezioni consistevano in conversazioni all'aperto, secondo l'uso dell'antica India. Lo stesso Thakur vi tenne conferenze di natura filosofica-religiosa. La scuola si fondava sugli antichi ideali dello Ashram (Santuario della foresta), affinché, come diceva, «gli uomini possano riunirsi per il supremo fine della vita, nel la pace della natura, dove la vita non sia solo meditativa, ma anche attiva». Sono idee che maturerà nel tempo e che diffonderà anche in europa e nel mondo occidentale attraverso giri di conferenze.
Molto dura per lui fu la perdita della moglie, e di due figli, tra il 1902 e il 1907: nel 1902 la moglie, nel 1904 la figlia, nel 1905 il padre, nel 1907 il figlio minore. La fama di Thakur, grandissima in India, cominciò a diffondersi anche in europa an che grazie alle traduzioni fatte da lui stesso delle proprie li riche, ciò che attirò l'attenzione tra l'altro di William B. Yeats e di Ezra Pound.
Nel 1913 ebbe il nobel per la letteratura.
Morì a Calcutta nel 1941.
Il "Gitanjali" fu la prima raccolta di poesie tradotta in inglese nel 1912 e curata direttamente da Yeats. Si tratta di 103 canti di offerta, composti tra il 1907 e il 1910. Di fronte al dolore e alla sofferenza anche personali, Takhur riesce a scuotersi nella poesia che ha la forza della fede religiosa: «tu mi hai fatto eterno, a tuo piacere. Questo fragile vaso continui a svuotare e a riempire di vita sempre fresca».
Thakur usò sempre la lingua bengali, che seppe adattare alle sue multiforme esigenze, da quelle della poesia a quelle della narrativa e della saggistica, imprimendole una nuova e decisa modernità di espressione.

Le motivazioni del premio nobel: "because of his profoundly sensitive, fresh and beautiful verse, by which, with consummate skill, he has made his poetic thought, expressed in his own English words, a part of the literature of the West".
Sintetizzato da Antenati

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NON ANDARTENE AMORE

Non andartene, amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non andartene, amore, senza avvertirmi.

Mi sveglio e stendo le mani per toccarti. Ti sento e
mi domando: "E' un sogno?"
Oh, potessi stringere i tuoi piedi col mio cuore
e tenerli stretti al mio petto!
Non andartene, amore, senza avvertirmi.



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