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sabato 19 novembre 2011

SONO TANTO BRAVA - SIBILLA ALERAMO

domenica, 07 febbraio 2010
SONO TANTO BRAVA - SIBILLA ALERAMO
 
Musicalissima anche questa poesia della Aleramo.
Magari non troppo condivisibile nel sentimento che la ispira, ma "aver tra le dita la stanchezza di tutta la terra"  la trovo una felice intuizione, un modernismo in un testo dai toni decisamente dell'altro secolo.






SONO TANTO BRAVA



Sono tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad avere orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano; <Sera, sera dolce e mia!>
Sembrami d'aver tra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

(Momenti 1912-1920)




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PIANGO - SIBILLA ALERAMO

domenica, 03 gennaio 2010
PIANGO - SIBILLA ALERAMO
 
Voce: Micaela Esdra (chi la ricorda?);  adattissima, nei miei ricordi, per l'enfasi  partecipativa che metteva in quegli sceneggiati di ere fà.
Mi piaceva molto: era giovane e beh, si sognavo di riuscire a recitare come lei.
Ma era un sogno ben nascosto, di quelli che una volta formulato in mente, si rinchiude subito in cassaforte.
Ecco la differenza tra aver vissuto una vita piena e una mezza piena: non aver sogni in cassaforte.
Mezza piena perchè non ho rimpianti, di nessun genere, intendiamoci, e neppure fantasie su ciò che poteva essere e non è stato.
Parola.







PIANGO


Piango
come dovrebbero gli altri su me piangere,
e nessuno invece nessuno
la mia agonia intende.

Piango
per la cecità degli altri,
di tutti che non sanno vedermi,
che sulla lor strada m'incontrano
e nel fondo dei miei occhi
vedere non sanno
quest'infinita supplica d'amore,
ch'io in carità essere sentita vorrei,
e cara a tutti sentirmi
qual mi son creata
con lungo martirio e sì pura fede...

Piango
come dovrebbero gli altri su me piangere,
O, non piangere, no
ma all'agonia strapparmi,
dalla morte che pietosa sola mi vuole.



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CHIUDO IL TUO LIBRO - SIBILLA ALERAMO

domenica, 20 dicembre 2009
CHIUDO IL TUO LIBRO - SIBILLA ALERAMO
 
Osservo una particolarità in questa poesia che non ricordo di aver trovato in altri autori.
Forse dipende dal periodo in cui è stata scritta, dalla corrente letteraria in cui si colloca la Aleramo, non so (ancora) ma mi interessa moltissimo capirlo.
Comunque è questo. La strofa iniziale e la strofa finale sono pressochè identiche, varia soltanto l'ordine dei versi.
Il tono è diverso: nella prima è più vocativo mentre nell'ultima ha una funzione di definitività, e per questo la Aleranìmo ha apportato quei piccoli cambiamenti.
Ed il bello è che sembrano proprio non studiati, ma nati da dentro, un magnifico richiamo.
Questo, secondo me, la rende grande.




Pseudonimo di Rina Faccio, Sibilla Aleramo nasce ad Alessandria il 14 agosto 1876. Presto si stabilisce con la famiglia a Civitanova Marche dove, con matrimonio riparatore, sposa a quindici anni un giovane del luogo che la aveva violentata. Oltre a questo, la sua vita fu segnata anchedal tentativo di suicidio della madre.
Nel 1901 abbandona marito e figli iniziando, come lei stessa amava dire, la sua “seconda vita”. Conclusa una relazione sentimentale con il poeta Damiani, si lega a Giovanni Cena.
E' di quel periodo il suo romanzo Una donna,  pubblicato nel 1906 sotto lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, suggerito dallo stesso Cena, che trasse il cognome Aleramo dalla poesia del Carducci Piemonte e da allora divenne il suo nome nella letteratura e nella vita. Egli volle anche rivedere il manoscritto, come rivelò la scrittrice: «Asportò egli dal mio libro le pagine dove io diceva il mio amore per Felice. Ed io lasciai amputare così quello che voleva, che gridava essere opera di verità. Come un altro qualunque dei tagli operati sul manoscritto, come su un qualunque lavoro letterario. Uncinò i margini con parole sue».
Dopo la fine di quest'ultima relazione, inizia una vita errabonda che la avvicina a Milano e al movimento Futurista, a Parigi e ai poeti Apollinaire e Verhaeren, infine a Roma e a tutto l’ambiente intellettuale ed artistico di quegli anni (qui conosce Grazia Deledda).

Durante la prima guerra mondiale incontra Dino Campana e con lui inizia una relazione complessa e tormentata.
Libera, ardimentosa e lontana dalle convenzioni, spesso era lei a prendere l’iniziativa con gli uomini dai quali era attratta, in perenne bisogno d’amore, derivatole, per sua stessa ammissione, "in parte da mia madre e in parte dalla perpetua nostalgia di mio figlio",  innamorata dell’idea stessa dell’amore, aveva avuto già molte storie con letterati ed intellettuali.
Dino le disse: “Non mi parli del suo impegno sociale, non mi racconti del socialismo. Mi interessa lei. La passione e niente altro, tutto il resto è fuori, tutto il resto viene dopo, non importa quando.
Vogliamo intanto vederci per un giorno a Marradi? Se non v’annoia troppo, se non siete troppo lontano. Io potrei venire, mettiamo, mercoledì o giovedì, col primo treno (8,55) e voi dirmi dove m’aspettereste. Credo che ci si riconoscerebbe facilmente. Mi racconterete a voce quali altri tic bisogna perdonarvi, oltre a quelli che bisogna ignorare"..
Ma la loro storia d’amore aveva  alti e bassi, fra la fitta corrispondenza, i silenzi di lui, le liti, le riappacificazioni, il peggioramento dei disturbi nervosi, le suppliche di entrambi per una riconciliazione, fino all'ultimo arresto di Dino  e l'internamento nel manicomio di San Salvi.
Morirà a Roma nel 1960, dopo una lunga malattia, continuando a scrivere fino alla fine.




CHIUDO IL TUO LIBRO



Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore…
con la tua vita intera
sei nei miei canti
come un addio a me.

Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.

Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.

Cuor selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.


Sibilla Aleramo a Dino Campana



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