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domenica 20 novembre 2011

TI SENTO, VERBO - DAVID MARIA TUROLDO

giovedì, 21 aprile 2011
 
Devo farvi una confessione.Tenevo in serbo questa immagine come una cosa preziosa, frenando la mia impazienza, per proporvela in una occasione idonea. Eccoci così alla Pasqua ed all'opera qui riprodotta, per gentile concessione del suo autore, dal titolo "La Pietà". Come vi ho più volte detto, io e la pittura non andiamo a braccetto, ma talvolta mi capita di essere colpita da un quadro come lo sono da certe poesie ed a volte anche di più. Le opere di Bruno sono una esperienza insolita. Mi ha anticipato che farà una personale. Col suo permesso, vi darò a tempo debito luogo e data.
Ma arriviamo alla confessione: contrariamente a quanto faccio di solito, cioè dovendo postare una poesia, vado alla ricerca d'una illustrazione idonea, questa volta ho fatto l'esatto contrario. Ho cercato una poesia che fosse stata adatta, all'altezza dell'opera.
E l'ho trovata nei versi di David Maria Turoldo. Una riflessione profonda sulla vita e la morte, immerso nella percezione della presenza di Dio.
Auguro a tutti voi una Pasqua serena.


http://www.artealivorno.it/brunoflorio/1.jpg

BRUNO FLORIO: "La pietà" cm. 100 X 120 - Tecnica mista.
Altre opere al sito http://www.artealivorno.it/brunoflorio/



TI SENTO, VERBO


Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall'assordante
silenzio della grande pineta
- cattedrale che più ami - appena
velata di nebbia come
da diffusa nube d'incenso il tempio.

Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:
segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e insieme
un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo…

Non so come, non so dove, ma tutto
perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita
come onde sulle balze
di un fiume senza fine.

Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio
tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.


Da Canti ultimi, Garzanti, 1991




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MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA - DAVID MARIA TUROLDO

venerdì, 24 dicembre 2010
MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA - DAVID MARIA TUROLDO
 
Tra tutte i quadri di natività che ho trovato in rete, ho scelto questo di Caravaggio per unirlo ai miei auguri.
La scelta è caduta qui perchè fra tutte le figure di Maria, questa mi è parsa la più realistica.
Ancora "divinamente affranta" come la descrivono i versi di Gozzano, intenta ad osservare quel suo figlio che l'Angelo Gabriele le ha detto verrà chiamato "figlio dell'altissimo", ma che è ancora un bambino come tutti quelli  che nascono da tutte le mamme, in tutto il mondo e come loro bisognoso di cure: delle sue cure e del suo amore, quello che le vediamo sorgere in viso.
Unisco una poesia di David Turoldo che avevo selezionato per delle letture natalizie.
Una poesia che si confronta proprio con la notte della nascita di Dio, giocherellando e districandosi tra il verbo, nella sua accezione biblica, il silenzio e la parola.
E dunque gli auguri.
Quest'anno vanno in ogni direzione; dagli amici poeti della Vetrina, a quelli di Versi e Prosa, ormai dispersi, ma sempre presenti con la loro allegria ed il loro affetto, alle amiche del Gruppo di grafica e poesia, ai lettori silenziosi ed a quelli che lasciano una loro traccia, anche se anonima.
Agli autori che hanno sempre e cortesemente aderito alle mie richieste di pubblicare una loro poesia, quella di cui mi ero innamorata, a quelli con cui scambio idee e riflessioni, finendo per osservare le cose con altri occhi, per ascoltarle con altre parole; spesso parte da là qualche mio balbettìo di verso.
Alle nuove amicizie nate nell'ultimo anno ed alle vecchie che non invecchieranno mai.


http://www.asianews.it/files/img/NATALE_-_CARAVAGGIO.jpg



MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a meta’ del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e piu’ alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.




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NON SO QUANDO SPUNTERA' L'ALBA - DAVID MARIA TUROLDO

domenica, 08 agosto 2010
NON SO QUANDO SPUNTERA' L'ALBA - DAVID MARIA TUROLDO
 
Più che una poesia, una preghiera quella di David che evidentemente si predisponeva alla serena accettazione della fine, oltre a quella propria del suo ruolo.
Conforta sapere che nonostante e di fronte alla paura dell'ignoto che ci attende tutti, c'è qualcuno con pensieri come questi  ed il loro conforto sia veramente partecipato, anche se, nel dolore, non lo percepiamo.

http://files.splinder.com/20f2e46bded8c8512e11d77870b800ec.jpeg


NON SO QUANDO SPUNTERA' L'ALBA


Non so quando spunterà l'alba
non so quando potrò
camminare per le vie del tuo paradiso
non so quando i sensi
finiranno di gemere
e il cuore sopporterà la luce.
E la mente (oh, la mente!)
già ubriaca, sarà
finalmente calma
e lucida:
e potrò vederti in volto
senza arrossire.



Da Canti ultimi, Garzanti, 1991


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ITINERARI - DAVID MARIA TUROLDO

domenica, 25 luglio 2010
ITINERARI - DAVID MARIA TUROLDO
 
Inquieta fortemente questa visione così cruda dell'umanità, in un crescendo parossistico fino alla descizione della "creatura indecifrabile",  forse essenza stessa del male.
Ed adesso David, a quella domanda finale, avrà trovato la sua risposta.


http://www.macrolab.it/babbo/iavello3.jpg

ITINERARI

Liberata l'anima ritorna
agli angoli delle strade
oggi percorse, a ritrovare i brani.
Lì un gomitolo d'uomo
posato sulle grucce,
e là una donna offriva al suo nato
il petto senza latte.
Nella soffitta d'albergo
una creatura indecifrabile:
dal buio occhi uguali
al cerchio fosforescente d'una sveglia
a segnare ore immobili.
E io a domandare alle pietre agli astri
al silenzio: chi ha veduto Cristo?


Da "Gli occhi miei lo vedranno"


O GIORNI MIEI - DAVID MARIA TUROLDO

sabato, 10 luglio 2010
O GIORNI MIEI - DAVID MARIA TUROLDO
 
Deposizione.
Strana parola da usare in riferimento ad un tramonto, quasi come se la luce del giorno, al pari dell'uomo, possa morire e concetto rafforzato dai versi successivi.
Non è un'idea nuova: i nostri antenati avevano questo timore nelle loro notti, prima di imparare a cercare scampo dai loro predatori dapprima con la compagnia dei loro simili, poi via via in ripari naturali, poi costruiti e col fuoco.
Quello è tuttavia  il momento della riflessione; del silenzio che non genera smarrimento, ma beatitudine e ristoro, da contrapporsi (così ce lo propone quell' invece) al mattino con cui ricomincia la frenesia  delle cose da fare, gli "itinerari", appunto.

Da sottolineare quel
"....acutissimo arco / dell'esistenza...."
autori diversi potevano banalmente esprimersi con un brevità della vita, per esempio.
Ma la sensibilità dell'autore ha fatto la differenza tra un testo da molti apprezzato ed uno mediocre e poco incisivo come a migliaia ne vengono scritti.


https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhseZqv0uLon3i_y71IKfAzNXVEdjw0YTo218721ww67LpYclM6iPvWvGHT_T7F1nEpHi4P0Cjq-vWiyrpdBB6pvzMW_j4KM4Uk-zxTC0StAj0YDQPsyObI5h1jLjyClN1jEgCgd0JUXBY/s400/Muoiono+le+ore.jpg



O GIORNI MIEI…


Solo a sera m'è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
senza rimedio, è perduta.
Mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l'acutissimo arco
dell'esistenza: l'accompagna
una musica di indicibile
silenzio.
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.


sabato 19 novembre 2011

PER IL MATTINO DI PASQUA - DAVID MARIA TUROLDO

sabato, 03 aprile 2010
PER IL MATTINO DI PASQUA - DAVID MARIA TUROLDO
 
Auguro a tutti coloro che passano dal mio blog una buona Pasqua.

. http://inlinethumb16.webshots.com/10895/2828853770104237032S600x600Q85.jpg

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PER IL MATTINO DI PASQUA


Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre
a più riprese
finché non sarò esausto.
E a chiunque venga
anche al ricco dirò:
siedi pure alla mia mensa,
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Tutto è suo dono
eccetto il nostro peccato.
Ecco, gli darò un'icona
dove lui bambino guarda
agli occhi di sua madre:
così dimenticherà ogni cosa.
Gli raccoglierò dal prato
una goccia di rugiada
è già primavera
ancora primavera
una cosa insperata
non meritata
una cosa che non ha parole;
e poi gli dirò d'indovinare
se sia una lacrima
o una perla di sole
o una goccia di rugiada.
E dirò alla gente:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Non credo più neppure alle mie lacrime,
e queste gioie sono tutte povere:
metterò un garofano rosso sul balcone
canterò una canzone
tutta per lui solo.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell'usignolo,
quell'usignolo che canta sempre solo
da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: pace!
e poi cospargerò la terra
d'acqua benedetta in direzione
dei quattro punti dell'universo,
poi non lascerò mai morire
la lampada dell'altare
e ogni domenica mi vestirò di bianco.



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COLLOQUIO NOTTURNO - DAVID MARIA TUROLDO

sabato, 19 dicembre 2009
COLLOQUIO NOTTURNO - DAVID MARIA TUROLDO



http://www.abbazie.com/camaldoli/foto/Cella_San_Romualdo_DSCN2365.jpg



COLLOQUIO  NOTTURNO


E quando la notte fonda
ha già inghiottito uomini e case,
una cella mi accoglie
esule del mondo. Gli altri
nulla sanno di questa mia pace,
di questi appuntamenti.

Forse neppure io stesso
saprei rifare l'itinerario del giorno,
ripetere la danza del mio Amore.
Quasi nulla avanza di me
la sera: poche ossa, poca carne
odorosa di stanchezze,
curvata sotto il peso
di paurose confidenze.

Allora Egli mi attende solo,
a volte seduto sulla sponda del letto,
a volte abbandonato sul parapetto
della grande finestra. E iniziamo
ogni notte il lungo colloquio.

Io divorato dagli uomini, da me stesso,
a sgranare ogni notte il rosario
della mia disperata leggenda.
Ed Egli a narrarmi ogni notte
la Sua infinita pazienza.
E poi all'indomani io, a correre
a dire il messaggio incredibile
ed Egli fermo al margine delle strade
a vivere d'accattonaggio.

da UDII UNA VOCE (1952)

venerdì 18 novembre 2011

IO NON HO MANI - DAVID MARIA TUROLDO

giovedì, 05 novembre 2009

Dolce poesia.
Chi ha conosciuto questo sacerdote?
Così vicino a noi nel tempo e così ugualmente lontano e vicino dalle e nelle nostre vite.
Un'altra voce: diversa per temi, ma ugualmente importante da ascoltare.






Giuseppe Turoldo nasce a Coderno di Sedegliano il 22 novembre 1916. Dopo alcuni anni di formazione presso l’ordine mendicante religioso dei Servi di Maria (che lui definiva “mendicanti d’amore”), emette la sua prima professione religiosa nel ’35 assumendo il nome di fra David Maria. Nel ’40 viene ordinato sacerdote e per quindici anni tiene la predicazione domenicale nel duomo di Milano. Fin dall’inizio del suo sacerdozio si impegna in ambiti diversi: predicazione, scritture, resistenza, assistenza ai poveri e Nomadelfia (“piccola città” con l’unica legge della fraternità).Fonda il centro culturale “Corsia dei Servi”e alterna l’attività culturale alla testimonianza civile e politica, all’attività di predicatore e soprattutto di poeta. Nel ’46 si laurea in filosofia con una tesi dal titolo “Per una ontologia dell’uomo”. Durante la Resistenza fonda una rivista antifascista clandestina, “L’Uomo”, dove pubblica le sue prime poesie; scrive anche testi in prosa di contenuto biblico-letterario, testi teatrali; traduce inoltre tutti i salmi della Bibbia e compone nuovi inni e cantici a commento della liturgia domenicale e festiva. Per i suoi scritti anticonformisti, viene chiamato “coscienza inquieta della Chiesa”. Viene allontanato da Pio XII da Milano per la severità con cui interpreta il Vangelo di fronte alla borghesia milanese e viene inviato all’estero. A metà degli anni ’60 si trasferisce nella comunità dei Servi di Maria a Fontanella, vicino a Sotto il Monte, paese natale di papa Giovanni XXIII. Turoldo ha stima e fiducia per il cammino dell’uomo promosso dal Papa buono e dal Concilio Vaticano II e s’impegna per una “ricomposizione” indicata dal vangelo. Da Fontanella continua a condurre le sue battaglie e dirige il Centro di Studi Ecumenici Giovanni XXIII. L’obbedienza al servizio all’uomo e alla solidarietà si realizza nella sua attività di prosatore prolifico e pungente e di notista con delle rubriche fisse su giornali e riviste. Denuncia tutti i soprusi, soprattutto istituzionali ed economici, e si fa voce degli oppressi, anche di quelli più lontani, per la libertà e la giustizia. Crede, infatti, che l’unica scelta di salvezza sia la spartizione dei beni (incontro con Ernesto Cardenal, valorizzazione di Rigoberta Menchù, canto per Oscar Romero).
Nel suo testamento spirituale, scritto nel 1986, padre David ringrazia i suoi “tre amori” con l’aiuto dei quali ha saputo superare ogni difficoltà: gli amici laici, i confratelli e i poveri (che lui chiamava “mie radici e mio sangue” e “la mia gente”). La produzione poetica degli anni della sofferenza fisica, in cui “sperare è più difficile che credere”, si caratterizza per la trattazione delle tematiche legate al mistero dell’essere, alla vita e alla morte con una schiettezza radicale. Dopo una lunga malattia che lo segna fisicamente e moralmente, ma che non gli fa mai abbandonare la speranza, padre David muore nel 1992.
Biografia tratta da http://www.giovaniemissione.it



http://www.oessg-lgimt.it/OESSG/CustodediTerraSantaPierbattistaPizzaballa1home.jpg

M. Rev. Fra Pierbattista Pizzaballa Custode di Terra Santa


IO NON HO MANI


Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l'ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.


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