domenica 20 novembre 2011

O GIORNI MIEI - DAVID MARIA TUROLDO

sabato, 10 luglio 2010
 
 
Deposizione.
Strana parola da usare in riferimento ad un tramonto, quasi come se la luce del giorno, al pari dell'uomo, possa morire e concetto rafforzato dai versi successivi.
Non è un'idea nuova: i nostri antenati avevano questo timore nelle loro notti, prima di imparare a cercare scampo dai loro predatori dapprima con la compagnia dei loro simili, poi via via in ripari naturali, poi costruiti e col fuoco.
Quello è tuttavia  il momento della riflessione; del silenzio che non genera smarrimento, ma beatitudine e ristoro, da contrapporsi (così ce lo propone quell' invece) al mattino con cui ricomincia la frenesia  delle cose da fare, gli "itinerari", appunto.

Da sottolineare quel
"....acutissimo arco / dell'esistenza...."
autori diversi potevano banalmente esprimersi con un brevità della vita, per esempio.
Ma la sensibilità dell'autore ha fatto la differenza tra un testo da molti apprezzato ed uno mediocre e poco incisivo come a migliaia ne vengono scritti.


http://1.bp.blogspot.com/_cVQfNyvD888/SvMGQpztxII/AAAAAAAABaA/4F6X872ahFM/s400/Muoiono+le+ore.jpg



O GIORNI MIEI…


Solo a sera m'è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
senza rimedio, è perduta.
Mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l'acutissimo arco
dell'esistenza: l'accompagna
una musica di indicibile
silenzio.
Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.


 

Nessun commento:

Posta un commento