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domenica 2 settembre 2012

DEL SILENZIO - GHIANNIS RITSOS



In quanti modi e quante volte è stato invocato, descritto e cantato il silenzio? Quando eravamo in attesa, o distratti da una meraviglia, quando non esistevano più parole da dire oltre a quelle dette a quelle incomprese.
E sembra riferirsi proprio a queste Ghiannis con questa poesia, quelle che "davano sangue alle parole che dicevi" quindi le alimentano, danno loro vita, o quelle che non servono perché già conosciute come se quel corso dei pensieri fosse la strada dove abitiamo.




(Porto di Palermo di notte)



DEL SILENZIO


Le cose che non dicevi mai, proprio quelle
davano sangue alle parole che dicevi e che restavano in aria
sospese, ambigue, come note inspiegabili
di una futura musica notturna. Ora
non hai più niente da dire, giacchè non hai niente da
      nascondere. Il silenzio
ti chiude completamente fuori dagli eventi
a sentire le giovani motociclette giù sulla litoranea
a sentire i fischi delle navi "Sàmena", "Ikaros", "Egeo",
che navigavano giorno e notte tra alterne bonacce e tempeste
con destinazione finale il grande Ormeggio oscuro.

Trad. Nicola Crocetti 
da Un secolo di Poesia - Il funambolo e la luna - Corriere della Sera





Της Σιωπής

Εκείνα που δεν έλεγες ποτέ, ακριβώς εκείνα,
έδιναν αίμα στα λόγια που έλεγες κι έμεναν στον αέρα
μετέωρα, διφορούμενα, σαν ανεξήγητοι ήχοι
νυχτερινής μελλοντικής μουσικής. Τώρα 
δεν έχεις τίποτα να πεις, αφού δεν έχεις τίποτα να κρύψεις.
      Η σιωπή 
σε κλείνει ολόσωμον έξω απ’ τα γεγονότα
ν’ ακούς τις νεανικές μοτοσικλέτες κάτω στον παραθαλάσσιο 
    δρόμο,
ν’ ακούς και τα σφυρίγματα των πλοίων «Σάμαινα», 
    «Ίκαρος», «Αιγαίο»,
που αρμενίζουν νυχτόημερα σ’ εναλλασόμενες μπουνάτσες 
    και φουρτούνες
με τελικό τους προορισμό το μέγα, σκοτεινό Αγκυροβόλειο.



Γιάννης Ρίτσος
Καρλόβασι, 7. VΙΙΙ. 87





A special thank to my friend Christos for his research of the text. 

Un ringraziamento speciale all'amico Christos per la sua ricerca del testo.



giovedì 19 aprile 2012

STAVO PER DIRTI ADDIO - PAOLO SILENZIARIO

Di questo autore sono arrivati a noi ottanta epigrammi, compresi nella Antologia Palatina, di contenuti diversi, tra cui anche quello amoroso.
Superando la crudezza terrena dei versi della paganità e l'estasi asessuata sviluppatasi con l'avvento del cristianesimo, racconta di desideri inappagati, di passioni non corrisposte che struggono senza far peccare.
Questa traduzione non so di chi sia. Ne ho trovata altre due relative a questa poesia. La prima a firma di Quasimodo, pregevole, ma non tanto questa sotto; l'altra di autore forse non altrettanto illustre che pur rispettando il senso del testo, a me ha restituito dei versi vuoti, stagnanti, infinitamente lontani.
L'autore di questa versione è stato infinitamente più poetico, creando un afflato sospensivo, di attesa. Per questo per me avrebbe importanza sapere chi ne sia l'autore: può una persona qualsiasi aver fatto più di due poeti affermati? Ma questa è una domanda mia. Però se avete in casa una copia della Antologia Palatina, vi sarei grata voleste controllare la corrispondenza con questo testo, segnalarmene edizione, anno di pubblicazione ed il nome del traduttore.
Non ho chiesto troppo?






Paolo Silenziario (gr. Παῦλος Σιλεντιάριος), nato non si sa dove e non si sa quando, morto a Costantinopoli nel 580. Il suo nome deriva forse dal nome con cui si designavano gli alti funzionari imperiali al seguito della corte dell'Imperatore Giustiniano I, preposti a far osservare il silenzio durante le liturgie sacre.
Compose due poemetti descrittivi sul tempio di Santa Sofia, importanti per la storia dell'arte e gli viene attribuito un poemetto sulle terme pitiche in Bitinia.
Ma il motivo per cui lo ricordo qui, è per essere un poeta bizantino.
Assieme ad Agazia Scolastico, Cometa Cartulario ed Ireneo Referendario, è considerato l'ultima grande voce dell'epigramma in lingua greca.






STAVO PER DIRTI ADDIO


Stavo per dirti:”Addio!”; ma subito
ho frenato la mia voce: e sono ancora qui.
Separarmi da te mi fa paura: è spaventoso,
come l’amara notte di Acheronte.
Splendore del mattino è il tuo; ma è muto
il giorno:tu invece mi porti in dono la tua voce,
anche più dolce di un canto di sirena. In lei è sospesa 
ogni speranza del mio cuore.




Pensavate vi lasciassi senza l'originale??






giovedì 8 marzo 2012

ROSE PERENNI - TITOS PATRIKIOS


Con questa poesia di Titos vorrei ricordare alle donne che non ci sono solo poesie per quelle eteree e perfette, perchè la maggioranza, come me,  non lo è e dovremo tutte arrenderci a quello che ci rende la vecchiaia. Forse quest'ultima non è poi una ultima frontiera da attraversare nel nostro viaggio, ma solo un varco per un territorio inesplorato. Lo spero, almeno.
Un abbraccio a tutte le donne, un saluto tutti gli altri.





ROSE PERENNI





La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.



Ρόδα Αειθαλή

Η ομορφιά των γυναικών που άλλαξαν τη ζωή μας
βαθύτερα κι από εκατό επαναστάσεις
δεν χάνεται, δεν σβήνει με τα χρόνια
όσο κι αν φθείρονται οι φυσιογνωμίες
όσο κι αν αλλοιώνονται τα σώματα.
Μένει στις επιθυμίες που κάποτε προκάλεσαν
στα λόγια που έφτασαν έστω αργά
στην εξερεύνηση δίχως ασφάλεια της σάρκας
στα δράματα που δεν έγιναν δημόσια
στα καθρεφτίσματα χωρισμών, στις ολικές ταυτίσεις.
Η ομορφιά των γυναικών που αλλάζουν τη ζωή
μένει στα ποιήματα που γράφτηκαν γι` αυτές
ρόδα αειθαλή αναδίδοντας το ίδιο άρωμα τους
ρόδα αειθαλή, όπως αιώνες τώρα λένε οι ποιητές.

sabato 26 novembre 2011

RINVII -TITOS PATRIKIOS

giovedì, 11 agosto 2011
RINVII -TITOS PATRIKIOS
 
Mio caro Titos,  a chi vuoi far credere di aver scritto una poesia rivolgendoti ad un'altra persona, ad una donna, magari?
Anche questa poesia a me sembra una introspezione, mascherata da un "noi" buono per tutte le situazioni.
I due versi di incipit non sono altro che una lunga, quanto affascinante circonlocuzione per dire semplicemente: Viviamo
e coi versi successivi, Titos allude alla nostra abitudine di indossare una maschera (lo facciamo tutti: un esempio? La prima risposta che si dà quando ci chiedono "Come stai?", non è forse "Bene!"?) dietro a cui nascondersi, salvo poi richiudersi in noi stessi, per leccare le nostre ferite.
A proposito, voi come state?




RINVII

Rinviamo continuamente l’istante
in cui non ci incontreremo in nessun luogo.
Nel frattempo ridiamo molte volte
di tante cose della nostra vita,
e a volte piangiamo soli, di nascosto,
per ciò che non ritornerà mai più.




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GOMITOLO DI PIUME - GHIANNIS RITSOS

lunedì, 01 agosto 2011
GOMITOLO DI PIUME - GHIANNIS RITSOS
 
A proposito di poesie musicali e di premi Nobel, avevo da parte una piccola poesia come questa.
Fare poesia, dichiarando di non poterne fare, forza descrittiva nel cogliere piccoli gesti, racchiusi nel ricordo, nell'intensità di un amore, partendo forse proprio da quei piedi impolverati.
Una costruzione del verso ampia, come la portata di un grande fiume, perchè per dare voce al taciuto, le parole si ampliano, si accavallano e si fanno impetuose.
Insolita la sua divisione del verso.





GOMITOLO DI PIUME

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle allora. Perché tu eri abituata
a camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sui ginocchi, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così - dicevi;
ricordarmi così coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi - perché ti vedo più profondamente così. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore in nessun paradiso.


Parola carnale, IV




«Τα ποιήματα που έζησα στο σώμα σου σωπαίνοντας,
θα μου ζητήσουν, κάποτε, όταν φύγεις, τη φωνή τους.
Όμως εγώ δε θάχω πια φωνή να τα μιλήσω. Γιατί εσύ συνήθιζες πάντα
να περπατάς γυμνόποδη στις κάμαρες, κι ύστερα μαζευόσουν στο
κρεβάτι
ένα κουβάρι πούπουλα, μετάξι κι άγρια φλόγα. Σταύρωνες τα χέρια σου
γύρω στα γόνατά σου, αφήνοντας προκλητικά προτετεμένα
τα σκονισμένα σου ρόδινα πέλματα. Να με θυμάσαι – μούλεγες- έτσι'
έτσι να με θυμάσαι με τα λερωμένα πόδια μου' με τα μαλλιά μου
ριγμένα στα μάτια μου – γιατί έτσι βαθύτερα σε βλέπω. Λοιπόν,
πώς νάχω πια τη φωνή. Ποτέ της η Ποίηση δεν περπάτησε έτσι
κάτω από τις πάλλευκες ανθισμένες μηλιές κανενός Παραδείσου».


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domenica 20 novembre 2011

MONOTONIA - KOSTANTINOS KAVAFIS

sabato, 30 aprile 2011
MONOTONIA - KOSTANTINOS KAVAFIS
 
Considerazione comune a molti, non è vero? Sembrerebbero proprio parole tolte dalla nostra bocca, se non fosse che è stato Kostantinos a metterle su carta. Ed il sigillo della poesia è nascosto nel penultimo verso:
"è l'ieri, con la nota noia stagna."
con la scelta della ripetizione sillabica no di nota e noia oltre ad essere anche particella di negazione, ripetendosi, interrompe quasi il tempo, fa segnare il passo al testo, suggerendo un sentimento di uggia, rafforzato da quello stagna.
E' labile e confuso a volte il confine tra poesia e prosa poetica; sospetto che vari anche a seconda del gusto di chi legge. Spero in qualche intervento illuminante.





MONOTONIA

Segue a un giorno monotono un nuovo
giorno, monotono, immutabile. Accadranno
le stesse cose, accadranno di nuovo.
Tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.
Un mese passa e un altro mese accompagna.
Ciò che viene s'immagina senza calcoli strani:
è l'ieri, con la nota noia stagna.
E il domani non sembra più domani.





Μονοτονία.

Την μια μονότονην ημέραν άλλη
μονότονη, απαράλλακτη ακολουθεί. Θα γίνουν
τα ίδια πράγματα, θα ξαναγίνουν πάλι-
η όμοιες στιγμές μας βρίσκουνε και μας αφίνουν.

Μήνας περνά και φέρνει άλλο μήνα.
Αυτά που έρχονται κανείς εύκολα τα εικάζει
είναι τα χθεσινά τα βαρετά εκείνα.
Και καταντά το αύριο πια σαν αύριο να μη μοιάζει.





CANDELE - KOSTANTINOS KAVAFIS

domenica, 17 aprile 2011
CANDELE - KOSTANTINOS KAVAFIS
 
Candela come metafora del giorno: accesa per indicare il futuro, spenta per il passato ed una sfumatura di grigio con quelle che "danno fumo ancora".
E quale contrasto nelle due opposte descrizioni che ne fa Kostantinos; quelle del futuro sono calde e dorate, quelle del passato fredde e storte. Turba questa sua constatazione, anche se dovremmo esserne rallegrati: in fondo sembra che l'autore guardi al suo futuro con speranza (E guardo avanti le candele accese e nel contrasto tra i versi ...i giorni del passato,/ penosa riga di candele spente).
Io invece ho la percezione di un rimpianto per il suo passato sia per leggerne nei versi la memoria m'accora del loro antico lume, sia nella stesura della poesia. Sono strofe che descrivono impressioni, chiuse in loro stesse: ognuna di queste, letta di seguito al titolo, è di per sé una poesia. Provate. E' una costruzione che genera tristezza.




Kostantinos Petrou Kavafis nasce ad Alessandria d'Egitto, il 29 aprile 1863 e vi morirà esattamente il giorno del suo settantesimo compleanno, il 29 aprile 1933.
La sua famiglia era greca di origine, suo padre aveva una solida ditta di import-export, ma quando morì, nel 1970, la famiglia fu costretta a lasciare Alessandria per trasferirsi in Inghilterra, a Liverpool, riuscendo a tornarvi solo dopo dodici anni. Ma lo scoppio delle rivolte nel 1885 costrinse la famiglia a muoversi ancora, verso Costantinopoli, anche se il nostro poeta vi tornò in quello stesso anno, restandovi per il resto della vita.
Lavorò inizialmente come giornalista, per poi passare a lavorare per oltre trent'anni, presso il Ministero Egiziano dei lavori pubblici, coltivando uasi segretamente il suo amore per la poesia.
In vita editò solo due raccolte, esili numericamente, nel 1904 e nel 1910. Spesso donava le sue poesie agli amici, a volte le raccoglieva in gruppi che rilegava lui stesso o le incollava su quaderni.
La vera fama di Kavafis è maturata dopo la sua morte e molte delle sue poesie sono rimaste incomplete o allo stato di bozza, a riprova del fatto che la poesia ha bisogno di tempo per maturare una sua semplicità di esposizione.


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CANDELE

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.









Κεριά


Του μέλλοντος οι μέρες στέκοντ’ εμπροστά μας
σα μιά σειρά κεράκια αναμένα -
χρυσά, ζεστά, και ζωηρά κεράκια.

Οι περασμένες μέρες πίσω μένουν,
μια θλιβερή γραμμή κεριών σβησμένων·
τα πιο κοντά βγάζουν καπνόν ακόμη,
κρύα κεριά, λιωμένα, και κυρτά.

Δεν θέλω να τα βλέπω· με λυπεί η μορφή των,
και με λυπεί το πρώτο φως των να θυμούμαι.
Εμπρός κυττάζω τ’ αναμένα μου κεριά.

Δεν θέλω να γυρίσω να μη διω και φρίξω
τι γρήγορα που η σκοτεινή γραμμή μακραίνει,
τι γρήγορα που τα σβυστά κεριά πληθαίνουν.

DEBITO - TITOS PATRIKIOS

sabato, 19 marzo 2011
DEBITO - TITOS PATRIKIOS
 
La morte e le "Fatalità fatali" in questi ultimi tempi invadono sempre più spesso le nostre case, entrando dalla cronaca della televisione. Questa cronaca spesso troppo invadente, contestata, ma che resta - giustamente - libera, ci rende coscienti di quello che succede intorno a noi, anche questo "intorno" è lontano parecchie migliaia di chilometri. Ad avercela avuta questa cronaca nel passato! Quanti errori avrebbero potuto essere arginati, quante vite avrebbero avuto una loro scadenza naturale.
Ma oggi, siamo sicuri di guardare le immagini con gli occhi giusti? Siamo consapevoli che non sono scene di films e che dietro l'obbiettivo ci sono persone che rischiano la propria vita per farci vedere quello che loro vedono? E le nostre piccole miserie, le invidie ed i desideri insani, dove sarebbero se fossimo proprio dove ci portano le immagini, in quei posti dove il dolore sembra non consumarsi mai, ma piuttosto alimentarsi di sé stesso?
La riflessione di Titos si aggira tra questi miei pensieri e trova le mie stesse conclusioni.
Linguaggio liquido, prosastico, simile nel messaggio a Ancora un'altra estate ed alla gioia di vivere che contiene,  che forse precede.





DEBITO

Tra tutta questa morte che è venuta e viene,
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, fatalità fatali,
amici e nemici assassinati da sicari,
stroncature sistematiche e necrologi pronti,
la vita che vivo è quasi un dono.
Un dono della sorte, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non andò a vuoto
ma colpí l'altro corpo che si trovò al mio posto.
Cosí, come un dono immeritato, mi fu data la vita,
e tutto il tempo che mi resta
è come se mi fosse stato regalato dai morti
per narrare la loro storia.


Novembre 1957



Οφειλή
Μέσα από τόσο θάνατο που έπεσε και πέφτει,
πολέμους, εκτελέσεις, δίκες, θάνατο κι άλλο θάνατο
αρρώστεια, πείνα, τυχαία δυστυχήματα,
δολοφονίες από πληρωμένους εχθρών και φίλων,
συστηματική υπόσκαψη κ' έτοιμες νεκρολογίες
είναι σα να μου χαρίστηκε η ζωή που ζω.
Δώρο της τύχης, αν όχι κλοπή απ' τη ζωή άλλων,
γιατί η σφαίρα που της γλύτωσα δε χάθηκε
μα χτύπησε το άλλο κορμί που βρέθηκε στη θέση μου.
Έτσι σα δώρο που δεν άξιζα μου δόθηκε η ζωή
κι όσος καιρός μου μένει
σαν οι νεκροί να μου τον χάρισαν
για να τους ιστορήσω.











sabato 19 novembre 2011

I VERSI - TITOS PATRIKIOS

venerdì, 07 maggio 2010
I VERSI - TITOS PATRIKIOS

Un'altra poesia sulla poesia.
Come si scrivono dei versi?
Certo non tutti hanno lo stesso metodo, c'è chi scrive di getto e la poesia nasce già perfetta, chi pensa per giorni prima di fissare dei versi, chi butta giù una-due parole chiave e poi la rielabora con calma.

In una intervista reperibile in rete su PadovaCultura si legge, tra le varie domande:
A tutta prima, le sue poesie sembrano facili e chiare, comprensibili. Come ci riesce?
La chiarezza è un risultato, non ci si arriva subito, io ho scritto anche poesie oscure. Spero che le mie poesie siano chiare ma non semplici, che abbiano molti livelli da scoprire.
Al campo, Ritsos mi ha insegnato che dovevo scrivere e riscrivere, anche cinque volte, e, se occorre, buttare via anche la metà del lavoro. Gli ultimi miei testi mitologici, ad esempio, sembrano semplici, ma sono stati rielaborati una ventina di volte, perché è difficilissimo mettere insieme due-tre parole e se le parole non sono messe in quel certo modo la poesia non tiene. Bisogna avere un notes per prendere appunti. Anche se non servono. Ma intanto bisogna prendere appunti.

Quella a cui ha risposto Titos è una curiosità che vorremmo soddisfare con molti altri autori, anche tra quelli che conosciamo, se non fosse per il timore d' infrangere una sfera privata che vuole rimanere tale.
Così, accontentiamoci di queste parole.
Deliziosa l'immagine dei "rumori segreti", abbinata all'immagine dei figli che crescono dentro di noi.
Questo passaggio, apprezzato - penso - appieno da tutti, da una donna è  vissuto con un brivido di ricordo.
Solo a me viene in mente la similitudine tra il verso e la cellula?
Una parola  poi due, tre, dieci che lottano tra loro per avere il sopravvento, versi che si sciupano uno accanto ad un altro e quando poi finalmente si fanno strofe e poesia e vengono pubblicate e lette saranno interpretate e come indossate da altri, quindi per questo non più nostri.
Questo quando la potenza e la grandezza della poesia lo consente.


Un grazie tutto particolare all'amico che nel fornirmi il testo, mi ha dato lo spunto per questa riflessione, oltre alla possibilità di leggere una splendida poesia.

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I VERSI


I versi sono come i figli.
Crescono nelle viscere con rumori segreti,
soffrono dentro di te, si ammalano,
poi inaspettatamente crescono,
un giorno ti si rivoltano contro,
contro di te che hai dato loro vita,
finché poi se ne vanno per sempre
e non sono più soltanto tuoi.




SPIEGAZIONE NECESSARIA - GHIANNIS RITSOS

lunedì, 05 aprile 2010
SPIEGAZIONE NECESSARIA - GHIANNIS RITSOS
 
Si, ci sono poesie che una volta scritte e fatte leggere, ci accorgiamo che quello che ritorna dagli altri è uno degli  aspetti del nostro sentire a cui...non avevamo pensato affatto.
Ci sono versi che vengono in mente e quindi trascritti impulsivamente senza un perchè e senza quindi che se ne possa dare una spiegazione razionale.
Ma poi, non è detto che le poesie vadano necessariamente spiegate: non è così?....
..............


.....


SPIEGAZIONE NECESSARIA

Ci sono versi – a volte poesie intere –
che neanch’io so cosa voglion dire. Quello
che non so
mi trattiene ancora. E tu hai ragione a chiedere.
Ma non chiedere a me.
Ti ho detto che non so.
Due luci parallele
dallo stesso centro. Il rumore dell’acqua
che cade, d’inverno, dalla grondaia colma
o il rumore di una goccia che stilla
da una rosa nel giardino annaffiato
lentamente, lentamente, una sera primaverile
come il singhiozzo di un uccello. Non so
cosa vuol dire questo rumore; e tuttavia l’accetto.
Le cose che so te le spiego. Non mi dimentico.
Ma anche queste cose aggiungono qualcosa
alla nostra vita. La guardavo
mentre dormiva, il ginocchio piegato ad angolo
sul lenzuolo –
Non era solo l’amore. Questo angolo
era il crinale della tenerezza, e il profumo
del lenzuolo, di pulito e di primavera completavano
quell’inspiegabile che ho tentato, ancora
inutilmente, di spiegarti.


(Traduzione di Nicola Crocetti)


Αναγκαία Εξήγηση


Εἶναι ὁρισμένοι στίχοι-κάποτε ὁλόκληρα ποιήματα-
ποὺ μήτε ἐγὼ δὲν ξέρω τί σημαίνουν. Αὐτὸ ποὺ δὲν ξέρω
ἀκόμη μὲ κρατάει. Κι ἐσὺ ἔχεις δίκιο νὰ ρωτᾷς.
Μὴ μὲ ρωτᾷς.
Δὲν ξέρω σοῦ λέω.
Δυὸ παράλληλα φῶτα ἀπ᾿ τὸ ἴδιο κέντρο. Ὁ ἦχος τοῦ νεροῦ
ποὺ πέφτει τὸν χειμῶνα, ἀπ᾿ τὸ ξεχειλισμένο λοῦκι
ἢ ὁ ἦχος μιᾶς σταγόνας καθὼς πέφτει
ἀπό ῾να τριαντάφυλλο στὸν ποτισμένο κῆπο
ἀργὰ-ἀργὰ ἕνα ἀνοιξιάτικο ἀπόβραδο
σὰν τὸν λυγμὸ ἑνὸς πουλιοῦ. Δὲν ξέρω
τί σημαίνει αὐτὸς ὁ ἦχος-ὡστόσο ἐγὼ τὸν παραδέχομαι.
Τ᾿ ἄλλα ποὺ ξέρω στὰ ἐξηγῶ. Δὲν τὸ ἀμελῶ.
Ὅμως κι αὐτὰ προσθέτουν στὴ ζωή μας. Κοιτοῦσα
ὅπως κοιμότανε, τὸ γόνατό της νὰ γωνιάζει τὸ σεντόνι-
Δὲν ἦταν μόνο ὁ ἔρωτας. Αὐτὴ ἡ γωνία
εἶναι ἡ κορυφογραμμὴ τῆς τρυφερότητας, καὶ τὸ ἄρωμα
τοῦ σεντονιοῦ, τοῦ λευκοῦ καὶ τῆς ἄνοιξης, συμπλήρωναν
ἐκεῖνο τὸ ἀνεξήγητο ποὺ ζήτησα, ἄσκοπα καὶ πάλι, νὰ στὸ ἐξηγήσω.





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EPPURE - CHISSA' - LA' DOVE.... - GHIANNIS RITSOS

venerdì, 01 gennaio 2010
 
La storia è sempre iniziata dalla resistenza dell'uomo: al freddo ed alla paura prima, alle incertezze, alle superstizioni e sopraffazioni  poi.
Nei tempi più recenti la resistenza è diventata un termine  ribelle, ma comunque nobile.
Oggi cos'è la resistenza?
Ne esiste una sacca ancora in qualche paese, ma più spesso il termine ha assunto un sognificato più torbibo e contorto.
In nome della resistenza non si va, ma si manda. Si rimane dietro le quinte a manovrare menti deboli.
Questa non è resistenza, è vigliaccheria mascherata da opportuna prudenza.
Ovviamente è solo  una riflessione personale, imperfetta, contestabile, ma mia.







EPPURE - CHISSA' - LA' DOVE....


Eppure - chissà - là dove qualcuno
resiste senza speranza,
è forse là che inizia la storia umana,
come la chiamiamo,
e la bellezza dell'uomo.


IL PLENILUNIO - ANTONIS FOSTIERIS

domenica, 29 novembre 2009
IL PLENILUNIO - ANTONIS FOSTIERIS
 
Simile nel sentimento al post che lo precede, anche se il linguaggio è decisamente più moderno dello stile prosastico, quasi narrativo di Neruda.
Ma vogliamo apprezzare anche la traduzione? Più volte l'ho sottolineato che una buona traduzione fa la differenza in una poesia ma comunque mi sento sempre in colpa con questi personaggi che restano nell' ombra ma che non possono non avere della poesia dentro.





Antonis Fostieris è nato ad Atene nel 1953. Ha studiato Legge ad Atene e a Parigi. Nel 1971 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Il lungo viaggio. Negli anni successivi sono usciti I luoghi dell’interiorità o le Venti (1973), Amore oscuro (1977), Il diavolo ha cantato a tempo (1981), Il tha e il na di Thanatos (1987), Il pensiero si addice al lutto (1996) e Prezioso oblio (2003), che ha ottenuto il Premio Nazionale di Poesia nel 2004. Dal 1975 al 1981 è stato direttore dell’annuario “Pìisis”. Nel 1981 ha fondato, con Thanasis Niarchos, la rivista letteraria “I léxi”, che da allora dirige. Ha tradotto Henry Miller, Boris Vian, Max Jacob, Paul Eluard. Leggendo le raccolte di Fostieris colpiscono da un lato la ricchezza di un pensiero che diventa verso nel modo più naturale, dall’altro la trama sottile di riferimenti culturali che si addensano soprattutto intorno ai filosofi presocratici, come Empedocle ed Eraclito, i filosofi dell’essere e del tempo. Affascinano Fostieris, in particolare, il rapporto dell’essere con la morte e con la lingua, attraverso cui passa sempre il confronto degli uomini con il mondo che li circonda







IL PLENILUNIO


Niente, non aspetto piú niente da te, cielo,
Dovunque mi aggrappi cado con fragore
Dal tuo tetto d’aria colmo di conchiglie
Dal mazzo arrugginito delle tue stelle;
Una luna spropositata sorge in me
S’ingrossa minacciosa sui miei crinali
Sorgerà un plenilunio a frantumarmi.


Traduzione di Nicola Crocetti



venerdì 18 novembre 2011

OGNI MATTINA - MANOLIS ANAGHNOSTAKIS

domenica, 22 novembre 2009
OGNI MATTINA - MANOLIS ANAGHNOSTAKIS

Ancora  un interrogarsi su dove finiscono i nostri sogni.
Una bella risposta di Manolis che sembra volerli far coincidere con le nostre solitudini, come se i sogni proprio perché sogni, cioè desideri, ci trasportassero in un luogo inaccessibile ad ogni altra persona.
Come se ogni nostro desiderio vivesse una vita a sé, diversa dallo stesso desiderio di un'altra persona, sia pure vicino a noi.
D'altronde, ogni persona è unica ed inaccessibile. Per quanto ci sforziamo di aprirci agli altri, abbiamo delle zone di ombra e non tutte le persone sono disponibili ad ascoltare anche quelle parole - attutite - che arrivano da quella parte di noi.





Manolis Anaghnostakis era nato a Salonicco nel 1925. Dopo avere studiato medicina, si specializzò in radiologia a Vienna. Dopo la guerra civile, fu incarcerato dal 1948 al 1951 a causa della sua militanza comunista. Nel 1949 fu anche condannato a morte dal tribunale militare per il ruolo politico svolto nel movimento studentesco dell’Università di Salonicco, ma la pena fu poi sospesa.
Ha pubblicato numerose  raccolte tra il 1945 ed il 1983.
Ha collaborato con numerose riviste culturali. Di una di queste, “Critica”, fu anche editore e direttore.
Anaghnostakis è giustamente considerato uno dei più eminenti tra i poeti emergenti in Grecia dopo la II guerra mondiale, dopo la generazione famosa di Seferis, di Elytis e di Ritsos.
E' stato anche scrittore di prosa e saggista ed ha vinto numerosi premi per la sua poesia,tradotta in varie lingue europee.
Il poeta è morto il 23 giugno 2005, già da tempo sofferente per problemi cardiaci e respiratori.
Dal web







OGNI MATTINA



Ogni mattina
Cancelliamo i sogni
Con cautela costruiamo i discorsi
Le nostre vesti sono un nido di ferro
Ogni mattina
Salutiamo gli amici di ieri
Le notti si dilatano come fisarmoniche
Suoni, rimpianti, baci perduti.

(Insignificanti
Enumerazioni
Nulla, solo parole per gli altri

Ma dove finisce la solitudine?)




giovedì 17 novembre 2011

ANCORA UN'ALTRA ESTATE - TITOS PATRIKIOS

sabato, 08 agosto 2009


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Nacque ad Atene nel 1928 da una famiglia di artisti. E'  passato dalla resistenza antitedesca (1943-45) alla guerra civile greca (1945-49) al confino nelle isole di Makrònissos e Aghios Efstratios (1951-54), condiviso con altri intellettuali e poeti comunisti (tra di essi in primis Ghiannis Ritsos, vero scopritore del suo talento lirico),
Ha studiato Giurisprudenza all'Università di Atene e Filosofia alla Sorbonne e all'Ecole des Hautes Etudes a Parigi, dal 1959 al 1964. Nel 1967, in seguito al Colpo di Stato in Grecia, ha vissuto in esilio a Parigi e a Roma, lavorando come avvocato, giornalista, sociologo e ricercatore. Dal 1976 vive ad Atene. Le sue poesie sono state pubblicate nei principali paesi d'Europa e negli Stati Uniti, in Messico, Cile, Brasile, ed Egitto. Ha tradotto Spinoza, Majakowski, Neruda, Saint-John Perse, Valéry, Stendhal, Balzac.






ANCORA UN'ALTRA ESTATE


Pensa se non avessi fatto in tempo
anche quest’estate
a vedere di nuovo la luce sfolgorante
ad avvertire il tocco del sole sul mio corpo
a respirare gli odori freschi o guasti
a gustare sapori pepati e dolceamari
a sentire le cicale fino al profondo della notte
a comprendere i miei cari che amo
a non spazientirmi con chi mi sostiene
a pensare anche a chi ho voluto dimenticare
a trovare amici che vengono da lontano
a lasciar entrare anche altre vite nella mia
a nuotare nel mare caldo
a osservare corpi freschi nudi
a rievocare amori, a sognarne di nuovi
a percepire il cambiamento delle cose.
Così, visto che sono arrivato a quest’estate,
dico: spero di arrivare al prossimo Natale
a qualche prossimo Capodanno –
poi più avanti vedremo.



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martedì 15 novembre 2011

SE NE E' ANDATA - GHIANNIS RITSOS

venerdì, 13 febbraio 2009

Nel blog di Linda (http://malinconialeggera.splinder.com/) ho incontrato questo autore, che mi piace farvi conoscere - nel caso non lo conosciate già - con una poesia diversa da quella inserita da lei:  spiacente di non aver trovato il vero titolo. Se lo conoscete voleste essere così cortesi da segnalarmelo?
Questo è l'autore e a seguire alcune note biografiche.






Nato nel 1909 a Monemvasia nel sud del Peloponneso. Comunista, prese parte alla resistenza antinazista. Negli anni tra il 1948 e il 1952 subì il campo di concentramento e il confino. Dopo il colpo di stato del 1967 fu nuovamente deportato e torturato. Solo in seguito alla protesta internazionale (in questo il suo destino è stato simile a Hikmet) fu posto, gravemente malato, in libertà vigilata a Samos. Nel 1977 ricevette il premio Lenin.
E' autore anche di monologhi ispirati dai temi classici, al teatro antico (Elena, Fedra, Agamennone ed altri) che formeranno il ciclo mitologico "Quarta Dimensione".
Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali di grande prestigio, e fu candidato per anni al Premio Nobel per la Letteratura. Le sue poesie e molti suoi lavori teatrali sono stati tradotti in tutte le lingue europee.
Ha inoltre tradotto Tolstoj, Hikmet, Ehrenburg, Jozef, Majakovskij, un’antologia di poeti rumeni e una di poeti cecoslovacchi.
Morto nel 1990, è stato tradotto nelle principali lingue del mondo.









SE NE E' ANDATA

Se ne   è  andata ogni cosa.
E' rimasta solo questa grande calma.

E questa sensazione straordinaria:
che niente   è andato perduto,
niente si perde.
Tra questi volti,

tutti familiari e amati,
è rimasto
solo
il tuo volto.




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