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domenica 20 novembre 2011

NON SONO IO - JUAN RAMON JIMENEZ

domenica, 25 luglio 2010
 
E' una sensazione di estraniamento molto attuale, molto sentita da tutti e molto ben espressa.
Per fortuna ci sono gli amici a distrarci da noi.


https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiiTjLIbluZLDc5T2crHYp6i6iPO9xWiCOtVsUhg2IJX4xJ1ufVoE9aav01YzZPaA3vslvmDphjQEpQzKj93TL8ibw75I-v5gy7YWedXZkFjbXHlVKi5TseVlcvsYdu25HU1M35mJPiuQU/s720/Passi%20sulla%20sabbia%20sfum.jpg




NON SONO IO


Non sono io
sono colui che cammina accanto a me
senza che io lo veda,
che, a volte, sto per vedere,
e che, a volte, dimentico.
Colui che tace, sereno, quando parlo,
colui che perdona, dolce, quando odio,
colui che passeggia là dove non sono,
colui che resterà qui quando morirò.



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sabato 19 novembre 2011

IL VIAGGIO DEFINITIVO - JUAN RAMON JIMENEZ

venerdì, 25 giugno 2010
IL VIAGGIO DEFINITIVO - JUAN RAMON JIMENEZ
 
Si annoda ai due versi finali di Adam del post precedente, quest'altra poesia di Ramon.
In questa scrittura abbonda la congiunzione "e".
Ricordo ancora una lezione a scuola, probabilmente delle superiori - i miei amici mi potrebbero venire in aiuto nel ricordo -  dove l'insegnante ci spiegava  l'uso della "e"  che faceva Ungaretti nelle sue poesie, proprio nel verso di incipit.
Diceva: è come se il poeta scrivesse la sua poesia pertendo da un certo punto di un ragionamento interiore.
Mi è sempre rimasta impressa questa  considerazione; in primo luogo perchè ho sempre amato molto Ungaretti e se avete letto i miei post alle sue poesie, ve lo ricorderete, e poi anche perchè mi sono sempre chiesta quale fosse stato il pensiero che stava prima della poesia.Ma poi tutto finiva lì. Ero solo affascinata dal suo saper scrivere, convinta come ero di essere estremamente arida.
Ma questa è una storia diversa.
E, sapete? Ho rispolverato i vecchi testi delle medie (Dialogo Aperto - Edizioni Paravia)  e - miracolo ! - Ramon era già là, nero su bianco, ma completamente ignorato, con il suo Nobel per la letteratura del 1956. Gli si preferivano altre letture, più propriamente "nostrane", in una sorta di intolleranza per il verso straniero, di razzismo culturale (o solo beata ignoranza).


http://casa.atuttonet.it/images/2009/06/dscn1024.jpg



IL VIAGGIO DEFINITIVO

E me ne andrò. E resteranno gli uccelli
a cantare:
e resterà l'orto, col suo albero verde
e col suo pozzo bianco.
Ogni sera il cielo sarà azzurro e placido:
e suoneranno, come questa sera,
le campane del campanile.
Moriranno quelli che m'amarono,
e la gente si rinnoverà ogni anno:
e in quell'angolo del mio orto fiorito e incalcinato
il mio spirito errerà, nostalgico...
E me ne andrò: e sarò solo, senza focolare, senza albero
verde, senza pozzo bianco,
senza cielo azzurro e placido...
E resteranno gli uccelli a cantare



C' ERA - JUAN RAMON JIMENEZ

sabato, 26 dicembre 2009
C' ERA - JUAN RAMON JIMENEZ
 
Il tema natalizio, il questo periodo è' d'obbligo.
La vera difficoltà è trovare una poesia veramente diversa da quelle tradizionali e di un grande autore.
Quindi scartando Fanciulli, Pascoli, Gozzano o Rodari, senza togliere niente alla loro  grandezza,  ma volendo cercare sempre qualcosa di diverso dall'ordinario e che sia comunque particolare, ecco questo Jimenez.
Due parole in particolare mi hanno colpito: occaso e apersi.
Indossando i panni del traduttore di cui non posseggo nessuna abilità, forse le avrei attualizzate.
Da lettrice, quell'apersi mi ha conquistato. 
Da scribacchina quale sono  invece,  ho perduto una parola.


http://www.christmas-worldwide.com/images/large%20Nicolas%20Poussin.jpg

La Natività  (1650)
Olio su tela di Nicolas Poussin (1594 - 1665)



C’ ERA


L’agnello belava dolcemente.
L’asino, tenero, si allietava
in un caldo chiamare.
Il cane latrava
quasi parlando alle stelle.
Mi svegliai…Uscii. Vidi orme
celesti sul terreno
fiorito
come un cielo capovolto.
Un soffio tiepido e soave
velava l’alberata:
la luna andava declinando
in un occaso d’oro e di seta
apersi la stalla per vedere se Egli
era là
C’era



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mercoledì 16 novembre 2011

STELLA ERRATICA - JUAN RAMON JIMENEZ

giovedì, 09 aprile 2009
 
Decisamente mi ha colpito questo autore.
Non escludo di  inserire una lettura di questa poesia, magari  in seguito.

http://chistesdiarios.files.wordpress.com/2007/01/cometa.jpg




STELLA  ERRATICA


  Se il tuo giro ti porta
a me, o il giro mio mi porta a te,
una seconda sera,
soglia del mare occiduo dell'eterno,
ragione vi sarà di vita ad estasi.

  Ma se tu, stella erratica, dilegui
e non ritorni più,
ma se io mai,
in oscura esattezza,
abolendo per noi la nostra luce,
potessi completare i tuoi occhi coi miei,
ragione vi sarà d'inferno e morte.






TU NON DORMI . NO. IO NON DORMO - JUAN RAMON JIMENEZ

venerdì, 27 marzo 2009

Eh, si.
Contravvendo ad una mia regola: non inserire mai poesie dello stesso autore di seguito.
Ma le regole sono le mie, no?
Perdonata?



http://files.splinder.com/f70714ed45370007c64d8f8fb20a6457.jpeg




Tu non dormi. No. Io non dormo.


Tu non dormi. No. Io non dormo.
Stiamo parlando sotto le stelle.

Siamo qui, due rose meditabonde
nella pace della terra

martedì 15 novembre 2011

venerdì, 27 marzo 2009
IL RICORDO - JUAN RAMON JIMENEZ


Quando ho scritto la mia Giornata Pigra, pensavo fosse un tantino prosaica, lo confesso.
Poi i miei amici,  i Primi Lettori,  ne erano così entusiasti che mi hanno convinto a non buttare via tutto.
Ed ecco che oggi scopro una poesia con un  passo simile alla mia.
Non me ne faccio un merito: anzi, mi dà l'esatta connotazione di quanto sia  d'altri tempi la mia poesia: passata, superata, "muffosa". Però l'ho scritta ....... e non la rinnego.


http://www.dacavision.it/IMAGES/Fotofamiglia/Bocca%20Cleofe.jpg



IL RICORDO


Non te ne andare, ricordo, non te ne andare!
Volto, non svanire così,
come nella morte!
Continuate a guadarmi, occhi fissi,
come un momento mi guardaste!
Labbra sorridetemi,
come un momento mi sorrideste!

Ah fronte mia, datti da fare;
non lasciare che si sparga
la sua forma fuori del suo ambiente!
Comprimi il suo sorriso ed il suo sguardo,
fino a farli divenir mia vita eterna!

-Sebbene mi dimentichi di me stesso;
sebbene prenda il mio volto, nel soffrir tanto per lui,
la forma del suo volto;
sebbene io sia lei,
sebbene si perda in lei la mia struttura! -

Oh ricordo, sii me!
Tu - lei - sii ricordo, tutto e solo, per sempre;
ricordo che mi guardi e mi sorrida
nel nulla;
e ricordo, vita con mia vita,
divenuto eterno cancellandomi, cancellandomi!



FUSIONE - JUAN RAMON JIMENEZ


venerdì, 27 marzo 2009

FUSIONE - JUAN RAMON JIMENEZ


Quella qua sotto è una poesia veramente breve.
Qualcuno me l'ha (giustamente) paragonata a quella di Ungaretti. Chissà che non abbia pensato a questa nello scrivere il suo "M'illumino d'immenso"






Juan Ramón Jiménez Mantecón nasce a Moguer, nella provincia Andalusa di Huelva il 24 dicembre 1881 al numero due di via della Ribera di Moguer da Víctor Jiménez, vedovo con una figlia - Ignacia - avuta da un precedente matrimonio e di Purificación Mantecón López-Parejo, benestanti e dediti al commercio di vino. Nel 1887 i suoi genitori si trasferiscono in una grande e bella casa  di Calle Nueva, dove il poeta passa tutta la giovinezza. Inizia il suo percorso di formazione a Moguer e successivamente nel collegio dei gesuiti di Puerto Santa Maria, vicino a Cadice. Ottiene voti eccezionali anche se sente fortemente la mancanza della famiglia, nonostante le vacanze estive a casa. Conclusi gli studi secondari, viene obbligato dal padre a iscriversi alla Facoltà di diritto presso l'Università di Siviglia, studi che non finirà mai, dato che lo attira l'arte: pittura, letteratura e poesia su tutte. "Io scrivevo come un pazzo, versi e prose..." e riusciva a pubblicare su giornali e riviste ricavandone persino un compenso.
Legge qualsiasi cosa: Bécquer, Rosalia de Castro, Byron, Hugo, Goethe. I suoi ritorni a Moguer gli infondono sicurezza ma anche malinconia per la sua terra e per "l'albero dalla vasta fronda e grande ombra", che sarà il simbolo della sua infanzia e della poesia.
Si reca a Madrid, dove incontra altri poeti della cerchia di Rubén Dario, dalla cui poesia resterà influenzato. Ritorna a Mouger per la morte del padre (1900) e questo lutto acuisce le sue paure per le malattie e la morte, oltre alla rovina della famiglia ai beni sequestrati in favora della Banca di Bilbao. Cade in depressione e trascorre molto tempo in una clinica di Arcachon da dove si reca in Svizzera, Francia e Italia, legge i poeti simbolisti.
Negli anni successivi rientra a Madrid, presso il Sanatorio di Rosario per trasferirsi poi nella casa del suo medico. Nel frattempo Juan passa da un primo amore molto idealizzato a continue avventure con donne single, sposate, madre e figlia americane, la moglie del suo psichiatra e "si, anche suore" come afferma il suo editore. Tra le tante donne, una in particolare, Luisa Grimm, sposata, ricca e amante della poesia, lo introdurrà ai versi degli autori romantici di lingua inglese, a quel tempo molto poco conosciuti in Spagna, che Jiménez inizierà a tradurre. 
Nel 1913 conosce Zenobia Camprubí Aymare se innamora profondamente: la sposerà nel 1916, raggiungendola a New York e con la sua collaborazione, inizierà a tradurre le opere del premio Nobel Rabindranath Tagore, rimanendo contagiato dalla purezza del suo verso.
Tra il '21 e il '27  cura diverse riviste con vita breve e tra queste Indice, a cui collaborano  Ortega, Machado, Alfonso Reyes, Gómez de la Serna, Salinas e per tutti lui sarà il maestro.
Nel 1930 gli viene presentata  Margarita Gil Roesset, amica di Zenobia e innamorata del poeta. Lui la rifiuta e dopo due anni di tentativi disperati di raggiungere il suo amore, si  suiciderà. Un fatto che impressionò molto Juan Ramón. Dal 1931, la moglie accusa i primi sintomi di un cancro che la consumerà.
Nel 1936 scoppia la Guerra Civile spagnola. Juan si schiera con la Repubblica e accoglie degli orfani in una delle sue case, però non si sente al sicuro a Madrid; il giornale socialista Claridad infatti ha lanciato una campagna contro gli intellettuali e lui e Zenobia si trasferiscono a Washington come addetto culturale, ma di fatto in esilio. L'anno successivo tiene delle conferenze a Cuba e quello dopo apprende che suo nipote Juan Ramón Jiménez Bayo ha perso la vita combattendo con i Falangisti sul fronte Teruel.  La notizia lascia Juan completamente distrutto, "sterile per quasi un anno e mezzo"
dirà la moglie. Nel 1939 viene saccheggiata la loro casa; spariscono libri, manoscritti, oggetti personali dei due. Si stabiliscono a Miami dove l'anno successivo Juan ricade in depressione e viene ricoverato nel locale ospedale universitario. Tra il 1944 e il 1946 vengono entrambi ingaggiati come professori presso l'università del Maryland. Nel 1947 acqustano una casa a Riverdale, vicino a una clinica, ma  continuano anche a viaggiare, Argentina e Uruguay dove viene accolto con entusiasmo. Nel 1950 tornano a Porto Rico, per insegnare nel
Campus Río Piedras, sede dell'Università di Porto Rico. Nel 1956 l'Accademia Svedese gli conferisce il Premio Nobel per la Letteratura, ma sua moglie dopo tre giorni muore e sarà il Rettore del Campus universitario a ritirare il premio in sua vece.
Nella stessa clinica morirà anche lui. E' il 29 maggio 1958.







FUSIONE



Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.



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