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venerdì 2 gennaio 2015

DA UN LAGO SVIZZERO - EUGENIO MONTALE

Questa poesia è una di quelle vai e vieni. No, non come la stanza delle necessità di Harry Potter!  E' che l'ho cercata senza trovarla e quando l'ho trovata credevo di averla salvata: lo credevo perchè poi non l'ho più trovata. Se la posto non corro più nessun rischio.
 Ne sentii parlare ad una giornata di conversazione sulla poesia, in cui il relatore ci fece provare a scrivere una poesia con un acronimo a nostra scelta, citando appunto la famosa poesia di Montale dedicata a Maria Luisa Spaziani. Se ricordate quello che ho detto a proposito dello scrivere e del fare poesia, ritengo che il mio fu solo un esperimento, ma il risultato è stato... singolare. Ho etichettato questa modalità come "interessante", lasciando che si evolva come deve. Per i curiosi, ci dissero che dovevamo scegliere un oggetto / idea che vedevamo dalla nostra posizione (terrazza a vetri, con vista su tetti di una città) e pensare a quella. In altre parole, era la parola che doveva condurci alla poesia e non doveva essere la poesia a piegarsi all'acronimo. Potete provare...
Montale ha usato un bellissimo incipit (Volpe era il soprannome della Spaziani)  e continua con metafore, non molto velate, su un momento della loro relazione.





DA UN LAGO SVIZZERO


Mia volpe, un giorno fui anch’io il “poeta
assassinato”: là nel noccioleto
raso, dove fa grotta, da un falò;
in quella tana un tondo di zecchino
accendeva il tuo viso, poi calava
lento per la sua via fino a toccare
un nimbo, ove stemprarsi; ed io ansioso
invocavo la fine su quel fondo
segno della tua vita aperta, amara,
atrocemente fragile e pur forte.
Sei tu che brilli al buio? Entro quel solco
pulsante, in una pista arroventata,
àlacre sulla traccia del tuo lieve
zampetto di predace (un’orma quasi
invisibile, a stella) io, straniero,
ancora piombo; e a volo alzata un’anitra
nera, dal fondolago, fino al nuovo
incendio mi fa strada, per bruciarsi.

(La Bufera--Madrigali privati)

domenica 21 ottobre 2012

LO SAI: DEBBO RIPERDERTI - EUGENIO MONTALE

Poesia apparsa per la prima volta sulla «Gazzetta del popolo» il 5 dicembre 1934 ed ambientata in una Genova con cui ho un rapporto ambivalente di amore-odio. 
Ci sono stata più volte senza visitarla davvero e mi dispiace per aver sfiorato certi luoghi senza visitarli veramente (uno su tutti la casa di Cristoforo Colombo). Ma ho anche ricordi di giornate passate in treno per passare poche e irrinunciabili ore...di poesia (soli pochi mesi fa, Juan Gelman è stato ospite al Festival Internazionale della Poesia proprio a Genova e protagonista di un reading delle sue poesie alle 21,00)
Quando ho letto per la prima volta questa poesia, leggendo la parola Sottoripa mi sono venute a mente, appunto Genova e Caproni:

"...
Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.  

..."
(da Litania)

Ma la parte più sorprendente è l'incipit, dichiarativo come lo è in Pavese e come in Pavese trovo lo stesso sapore narrativo, lo stesso afflato.
E poichè il libro da cui è tratta la poesia esce in un momento di transito tra  la sua vita di Firenze ed il trasferimento a Milano, dove poi morirà, è possibile che abbia influenzato in maniera significativa Cesare e i poeti della scuola milanese prima, e quelli del resto del paese poi.


Molo Audace - Trieste - Fotografia di Paolo Carbonaio che ringrazio



LO SAI: DEBBO RIPERDERTI


Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l’oscura primavera
di Sottoripa.

Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.

Un ronzìo lungo viene dall’aperto,
strazia com’unghia ai vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
da te.
E l’inferno è certo.

da Le occasioni, mottetti





domenica 20 novembre 2011

LE PAROLE - EUGENIO MONTALE

domenica, 15 maggio 2011
LE PAROLE - EUGENIO MONTALE
 
Affascinante parola la parola.
Al pari dell'invenzione della ruota, a cui ha contribuito fortemente: non credo infatti che sia stata inventata da un singolo, ma che sia frutto dell'ingegno di un insieme di persone, almeno nel suo perfezionamento.
Ma avrebbero potuto, se non si fossero scambiati idee?
Sulla poesia di Montale, che dire se non che è di Montale?
Però, posso lasciare un mio pensiero a proposito delle due strofe finali: sembra che l'autore voglia insinuare che pochi usano o conoscono la totalità dei lemmi presenti nella nostra lingua.
Trovo i versi
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;

scritti in ironia e quel
e poi morire
con chi le ha possedute.

a rafforzare l'idea che in pochi hanno una buona "padronanza", appunto, di queste, solo chi le ha inventate.
E mi si apre un mondo di idee: chi ha inventato una data parola e perchè?
Sappiamo che molte sono riprese dal greco o dal latino, alcune hanno radici nella lingua celtica o nel sanscrito.
Ma chi le ha pensate per la prima volta, perchè ha usato proprio quelle sillabe?
Sarebbe utile una dispensa di Etimologia, ragazzi miei....
Quanto darei per poter tornare a scuola!





LE PAROLE


Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;

le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;

le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;

le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambracche e accolte
con furore di applausi
e disonore;

le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia di ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;

le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;

le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire con chi le ha possedute.


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RIPENSO AL TUO SORRISO - EUGENIO MONTALE

domenica, 08 agosto 2010
RIPENSO AL TUO SORRISO - EUGENIO MONTALE
 
Per lo stile con cui è stata scritta, questa poesia di Eugenio ha un gusto antico.
Siamo nel 1923 e mentre Ungaretti elabora una sua poetica "ermetica",  lui cerca dentro di sè una cura, un antidoto o un talismano al suo "Male di vivere".
Un dubbio: parla di un amico, o piuttosto parla di sè?


http://www.to.infn.it/~nanni/Bormida/pietre.jpg


RIPENSO IL TUO SORRISO

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto si insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima di una giovinetta palma...



sabato 19 novembre 2011

XENIA - EUGENIO MONTALE

mercoledì, 30 dicembre 2009
XENIA - EUGENIO MONTALE
 
Un amore oltre la morte, quello di Montale, forse meno enfatizzato di quello di Salinas, ma non meno profondo come sentimento.
Chissà se funzionerebbe un richiamo simile.


http://www.ok-ambiente.com/contenuti/pipistrello.jpg




XENIA

Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell'alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.




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giovedì 17 novembre 2011

LA POESIA - EUGENIO MONTALE

lunedì, 28 settembre 2009
LA POESIA - EUGENIO MONTALE

Mi scuso per la publicità (assolutamente involontaria) non troppo occulta.
Ma d'altro campo questo libro è una edizione Zanichelli (mica poco), datato, firmato anche da Italo Calvino e dal mitico Salinari.
Chi non ha avto un libro di italiano che non fosse firmato da questo personaggio?
Ecco una delle tante risposte a che cosa è la poesia.
Dopo quella di Pessoa, questa mi ha colpito per l'insolito accostamento di immagini.







LA POESIA



Dagli albori del secolo si discute
se la poesia sia dentro o fuori.
Dapprima vinse il dentro, poi contrattaccò duramente
il fuori e dopo anni si addivenne a un forfait
che non potrà durare perchè il fuori
è armato fino ai denti.


martedì 15 novembre 2011

HO SCESO DANDOTI IL BRACCIO - EUGENIO MONTALE

giovedì, 22 gennaio 2009
 

Un nome "nostrano", tanto per cambiare!
Mi aveva colpito molto e l'avevo salvata nella mia "pennina" .
Ma è troppo bella per non postarla!  E poi mi piace l'idea di andare sottobraccio ad un uomo.
Io appartengo alla generazione per cui prendere a braccetto qualcuno ha un suo significato. Per me è un segnale di intimità, di complicità, di affettuosità, di amicizia: mi ci è voluto molto tempo per vincere il tabù un-uomo-non-si -può-toccare-sennò-chissà-cosa-può-pensare; gli si può dare solo la mano e solo in circostanze precise....
Che stupidaggini, vero? Ma eravamo allevati da chi aveva tabù ben peggiori, ed il '68, nelle piccole città, è arrivato con qualche anno di ritardo ed il mio carattere non è mai stato rivoluzionario.
Lo so, lo so  che non ne siete sorpresi...


http://www.marcelproust.it/imagluog/parigi/opera_scalinata.jpg





HO SCESO DANDOTI IL BRACCIO

Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. 





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domenica 13 novembre 2011

FORSE UN MATTINO ANDANDO... - EUGENIO MONTALE

venerdì, 12 dicembre 2008
 

Che idea curiosa!
Il mondo smette di esistere se io non lo guardo....
Ricordo che quando ero piccola (7 o 8 anni), invece pensavo che quando dormivo  tulle le mie bambole e i miei orsacchiotti si animavano e si mettevano a parlare e "vivere".
In particolare pensavo che tutti fossero gelosi ed invidiosi del mio orsacchiotto preferito, quello che mi portavo nel letto tutte le sere ed a cui parlavo, parlavo....
E per la cronaca, Toy Story era ancora da scrivere;  forse ero stata influenzata dalla fiaba "La pastorella e lo spazzacamino" oppure la lessi dopo? Mah, chissà....
Comunquq sia, sinceramente non ricordo cosa gli dicevo, ma era una specie di "diario segreto" per me.
Non sono mai stata una bambina sola; ho avuto diverse amiche, ma anche con le "amiche dl cuore" si litiga, anche loro possono ferirti  prendendoti  in giro, dal momento che loro "sanno".
Ma erano comunque cose innocenti quelle dei sette - otto anni, forse il ragazzino a cui non davi mai da mangiare alla mensa perchè ti piaceva così tanto da mandarti in confusione se solo gli rivolgevi la parola.
Strano come poi quei ragazzini spariscano dalla tua vita e non la incrocino più, anche se vivono nella tua stessa città.
Naturalmente io lo ricordo molto bene (ho una buona memoria);  era il figlio di un pittore famoso della mia città. Biondo, magrolino, con gli occhiali, un pò bruttino, però, ma.... come si dice? ...l'amore è cieco, no?

Comunque quella di Montale è veramente una bella poesia.

Sono contenta di essere riuscita a trovarne così tante e, per me, sorprendentemente emozionanti.
Ognuna è  unica per la musicalità, per la sensazione che trasmette, per il contenuto carezzevole ma anche intenso espresso dalle parole, dalla forza dei versi che catturano e  proiettano le loro immagini.
Se qualcuno volesse segnalarmi qualche autore........può lasciarne traccia nei commenti.

                                              





FORSE UN  MATTINO ANDANDO IN UN'ARIA DI VETRO



Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
 
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

da Ossi di seppia, 1925