Visualizzazione post con etichetta STRAND MARK. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta STRAND MARK. Mostra tutti i post

martedì 30 dicembre 2014

TENENDO LE COSE ASSIEME e IL GRANDE POETA RITORNA - MARK STRAND

Uno dei nomi che sono venuti a mancare in questo ultimo anno, è  quello di Mark Strand.  Poeta Laureato americano negli anni 1990-1991, è morto lo scorso 29 novembre,  un sabato nel ponte del ringraziamento, a Brooklyn nella casa della figlia Jessica, a 80 anni a causa di un liposarcoma, un raro tumore delle cellule di grasso.
Ha trascorso i suoi ultimi anni in Spagna, a Madrid in una casa a Calle Monteesquinza dove viveva con la compagna e gallerista Maricruz Bilbao.
La scorsa primavera si era trasferito a New York, forse in cerca di quei paesaggi urbani sparsi e silenziosi di Edward Hopper , pittore che ha ammirato molto e al quale ha dedicato uno dei suoi saggi.
In rete tra i vari post con la notizia della sua morte, c'è una riflessione che vi riporto, con il link relativo; l'ho trovata molto vera:
"i poeti che ami vorresti non morissero mai, e se li ami, muoiono un po’ meno"
Propongo di seguito due testi perchè non sono riuscita a scegliere tra i due. Sono entrambi significativi di una repentina assenza, il primo testo  forse più pregnante ed aderente alla sua scomparsa. Il secondo forse un po' meno, ma contiene una frase particolare: "Non c'è fretta" che per me ha un significato particolare.





TENENDO LE COSE ASSIEME


In un campo
io sono l'assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l'aria
e sempre
l'aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

da Sleeping with one eye open



Keeping Things Whole


In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body's been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.





IL GRANDE POETA RITORNA


Quando la luce si riversò da uno spiraglio fra le nubi,
capimmo che il grande poeta si sarebbe mostrato. E così fu.
Scese da una limousine con le gomme bianche e vetri
fumé, quindi con andatura nitida e felpata,
entrò nella hall. Si fece silenzio. Aveva ali grandi.
Il taglio dell'abito, la larghezza della cravatta, erano datati.
Quando parlò, l'aria parve sbiancata da grida immaginarie.
Il tarlo del desiderio penetrò nel cuore di tutti i presenti.
Avevano le lacrime agli occhi. Il grand'uomo era al massimo.
"Non c'è fretta," disse concludendo la lettura "la fine
del mondo è solo la fine del mondo che conoscete."
Tipico di lui, pensarono tutti. Poi non lo si vide più,
e il mondo fu vuoto. Faceva freddo e l'aria era ferma.
Ditemi, voi laggiù, cos'è in fondo la poesia?
         È possibile morire senza averne almeno un po'?


da L'inizio di una sedia, Donzelli Editore
Trad. Damiano Abeni



 The Great Poet Returns

When the light poured down through the holes in the clouds,
We knew the great poet was going to show. And he did
A limousine with all white tires and stained-glass windows
Dropped him off. And then, with a clear and soundless fluency,
He strode into the hall. There was a hush.His wings were big.
The cut of his suit,the width of his tie, were out of date.
When he spoke,the air seemed whitened by imagined cries.
The worm of desire bore into the heart of everyone there.
There were tears in their eyes.The great one was better than ever.
“No need to rush”, he said at the close of the reading,”the end
Of the world is only the end of the world as you know it.”
How like him,everyone thought.Then he was gone,
And the world was a blank. It was cold and the air was still.
Tell me, you people out there, what is poetry anyway?
                Can anyone die without even a little?





domenica 20 novembre 2011

Conversazioni: Le domande che non ti ho fatto...

giovedì, 17 marzo 2011

Libreria Arion, Palazzo delle Esposizioni, via Milano 15-17, Roma





A questo incontro ho pensato per molto tempo.
Ogni volta variava l'ambientazione (Genova, Roma), e con quella l'idea di quello che poteva essere il timbro della tua voce, ogni volta che finivo una nuova lettura, immaginandola leggere con accento perfetto il risultato della traduzione delle tue poesie.
Come variavano le domande che ti avrebbero rivolto e che  non sarebbero state quelle che avri voluto farti io.
Adesso, che comunque molte mie curiosità sono state soddisfatte, perchè i poeti hanno il dono di dire tanto con tante poche parole, mi restano ancora in mano le stampe dei miei post che non ho avuto il coraggio di darti ed un'unica domanda, molto semplice, a cui sabbe stato semplice per te, dare una risposta, se fossi riuscita a dargli voce. La lascio cadere qua, per mio promemoria, per una poco probabile prossima volta:

In che lingua sogni, Mark? 


And also, by the way of your words, I beg  you: Don't stop writing poems, please.

Carla

IL CUNICOLO - MARK STRAND

sabato, 30 ottobre 2010
IL CUNICOLO - MARK STRAND
 
Dopo le poesie Luna  e  Mangiare poesia, ecco ancora un Mark Strand.
Un volumetto  incredibilmente trovato a Roma - in una Feltrinelli se non sbaglio - che raccoglie una panoramica di quelle che sono le sue poesie: potevo lasciarmelo sfuggire?
Ho abbandonato ogni altra ricerca, quelle in cui mi lancio quando entro in una libreria in cui non sono mai stata, contenta, come se avessi incontrato un caro amico.
E' un pò surreale questa poesia;  è la paura delle nostre paure che si trasforma in paura di noi stessi ed in questa non riconoscerci; sfuggirla piuttosto che affrontarla, aggirarla, trovare scuse.
La costruzione del verso è comunque leggera, i toni non sono cupi, al contrario: si resta in attesa di scoprire cosa succederà, divertiti
C'è una positività che percorre tutta la poesia. Un cerchio che si chiude, l'attesa di un aiuto che troverà risposta.
Io ci credo, almeno.

Mark è stato ospite al Festival Internazionale di Poesia di Genova Parole Spalancate nella edizione del giugno 2010.





IL CUNICOLO

Sono giorni che un uomo
sta fermo di fronte
a casa mia. Lo spio
dalla finestra del
salotto e la sera,
non riuscendo a dormire,
con la torcia elettrica
illumino il prato.
Lui è sempre lì.

Dopo un pò
apro un tantino
la porta e gli ingiungo
di andarnese dal giardino.
Socchiude gli occhi
e geme. Sbatto
la porta e mi precipito
in cucina, poi su
in camera, poi di nuovo giù.

Piango come una scolaretta
e faccio gesti osceni
dalla finestra. Scrivo
enormi biglietti d'addio
da suicida e li espongo
in modo che li legga facilmente.
Distruggo i mobili
del salotto per dimostrare
che non posseggo nulla di valore.

Lui non pare impressionarsi
e allora decido di scavare un cunicolo
che sbocchi nel giardino vicino.
Separo lo scantinato dai piani superiori
con un muro di mattoni. Scavo
come un matto e il cunicolo
è presto fatto. Lascio sotto
il piccone e la pala,

sbuco davanti ad una casa
e resto lì troppo stanco
per muovermi o parlare, sperando
che qualcuno mi aiuti.
So di essere osservato
e a tratti sento
la voce di un uomo,
ma non succede niente
e sono giorni che aspetto.


da Sleeping with One Eye Open (1964)
Riproposto in "Il futuro non è più quello di una volta"

Edizioni Minimum fax 2006


Leggi i vecchi commenti


sabato 19 novembre 2011

MANGIARE POESIA - MARK STRAND

martedì, 15 giugno 2010
MANGIARE POESIA - MARK STRAND
 
Ancora una versione di come il poeta vive la poesia.
Stavolta tocca a Mark raccontarsi in maniera forse un pò fantasiosa.
Ma non divoriamo i libri degli autori che amiamo, in fondo? Non lo facciamo tutti?
La figura della bibliotecaria credo, rappresenti chi non comprende, oppure  chi legge soltanto . E leggendo  sfoglia pagine e pagine di libri, soffermandosi di tanto in tanto a sospirare o riprendere  fiato dalla troppa emozione.
Chi scrive, invece si nutre delle poesie degli altri. Ne assorbe  i temi, ammira le metafore e aspira le atmosfere che l'autore crea, per farne, assieme a quello che ha dentro, una propria sintesi.
E scrivere.


http://iminotauri.files.wordpress.com/2009/06/libri.jpg


MANGIARE POESIA

Cola inchiostro dagli angoli della mia bocca.
Non c'è felicità pari alla mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria non crede ai suoi occhi.
Ha gli occhi tristi
e cammina con le mani chiuse nel vestito.

Le poesie sono scomparse.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale dello scantinato, stanno salendo.

Gli occhi ruotano le orbite,
le zampe chiare bruciano come stoppia.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e a piangere.

Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio, abbaio.
Scodinzolo di gioia nel buio libresco.


Trad. Natalia Castaldi


Eating Poetry

Ink runs from the corners of my mouth.
There is no happiness like mine.
I have been eating poetry.

The librarian does not believe what she sees.
Her eyes are sad
and she walks with her hands in her dress.

The poems are gone.
The light is dim.
The dogs are on the basement stairs and coming up.

Their eyeballs roll,
their blond legs burn like brush.
The poor librarian begins to stamp her feet and weep.

She does not understand.
When I get on my knees and lick her hand,
she screams.

I am a new man.
I snarl at her and bark.
I romp with joy in the bookish dark.


LUNA - MARK STRAND

martedì, 20 aprile 2010
LUNA - MARK STRAND
 
Quante poesie sulla luna sono state scritte?
In lei è stato immaginato volassero i cari estinti, è stata complice di amori, ha rischiarato notti, consolato le anime angociate. Ci hanno visto migliaia di volti riflessi, ognuno quello del suo cuore ed era luogo di incontro per amanti lontani.
In questa poesia l'autore non  ricorre a lei tanto quanto fonte d'ispirazione, di idillio, di punto d'incontro; la luna diventa viva, si muove persino e  rapisce in un crescendo di sensazioni e di musicalità.
Versi che mi ricordano molto questi altri, altrettanto musicali, anche se non altrettanto positivi
"...
chiudo il libro e gli occhi
per non veder la luce di quel che mi è negato

....."
(J.V. Piqueras)

e non so decidere quali di questi amo di più.


http://www-news.uchicago.edu/releases/04/041011.mark-strand.jpg


Mark STRAND, nato in Canada, è cresciuto negli Stati Uniti. Insegna al Committee on Social Thought dell’Università di Chicago. Per le sue raccolte di poesia ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una MacArthur Fellowship e nel 1999 il Premio Pulitzer. Nel 1990 è stato Poeta Laureato degli Usa. Tra i suoi scritti figurano anche racconti, alcune monografie su artisti contemporanei, libri per ragazzi e traduzioni di poeti. Un’antologia delle sue poesie è stata pubblicata da Donzelli nel 1999. In Italia sono uscite anche una raccolta di prose sull’arte (L’alfabeto di un poeta, 2001) e una di «osservazioni» sulle nuvole (89 nuvole, 2003), entrambe edite da L’Obliquo, Brescia.


Mark è deceduto il 29 novembre 2014 a Brooklyn, New York.




LUNA

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente

lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso

dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni

al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina

chiudendo il libro, ancora sentendolo così com'era
quel sospendersi nella sua luce, quell'inatteso paradiso del suono.



Trad. Natalia Castaldi
 

MOON 


Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.