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martedì 19 marzo 2013

UNA RUGA NUOVA - RICCARDO VANDONI

Quando lessi questo testo circa cinque anni fa, ne rimasi colpita, così colpita da ricordarne titolo, contenuto e chiusa quasi integra, senza averne fatta prima alcuna rilettura.
Però adesso dopo migliaia (e non sto scherzando) di poesie con cui mi sono confrontata e che hanno cambiato il mio modo di affrontare un testo, ne ho avuto una emozione diversa. Se prima era “soltanto” una nuova pagina di rara intimità, di complessità semplice, di tenerezza e malinconia, adesso oltre a confermare quella mia impressione istintiva, la credo una ottima poesia con i suoi verbi all'infinito della prima strofa, quella che deve fare da pretesto al suo cuore e che sospetto scritta in una fase successiva, per quella ironia che se pure propria di Riccardo, non trova altri riscontri nel resto del testo.
Si parte quindi dalla staticità dell'infinito (leggere, suicidare, contare) per passare all'azione imperfetta dei ricordi (dipingere, ascoltare, cogliere, immaginare) per finire ad un presente vigile, con una decisione già presa, del distico finale.
Non ci sono asperità nella lettura, nessun ostacolo di comprensione del testo; è tutto smussato o più probabilmente l'ambiguità del verso non appartiene al suo autore. E pensando a Bobin (Di solito diamo delle cose a coloro che amiamo./ Parole, riposo, piacere.), mi piace interpretare quel colorare “di blu le tue ossessioni”, “di rosso il mare”, “di giallo i tuoi ritorni”, come voler donare serenità, passionalità e speranza.








UNA RUGA NUOVA



Di notte sulla neve, a luna piena,
puoi leggere il giornale o suicidarti.
Puoi contare le rughe che hai nel cuore
e rifarti il passato con la crema,
due uova e zabaione.

Dipingendo infanzie e nuvolaglie
coloravo di blu le tue ossessioni
di rosso il mare e ancora di giallo 
i tuoi ritorni   
ascoltando con cura i tuoi silenzi
i tuoi occhi smarriti senza sonno 
filmavo le tue ansie e poi le ripassavo
come facevo a scuola col latino 
coglievo la tua lacrima sul ciglio 
prima che uscisse
scorrendo le tue email di mesi prima 
immaginavo fossero di ieri  
facendo il bagno nella tua poesia
speravo fosse scritta ora o mai 
bevevo i tuoi tormenti e ne facevo 
bianco aperitivo.

E’ tornata mia madre. Lei mi ha chiesto
cosa fosse la ruga che ho nel viso.
Le ho risposto che l’avevo già prima
e che ci tengo.





sabato 26 novembre 2011

ADDIO ROSA - RICCARDO VANDONI


giovedì, 07 luglio 2011

ADDIO ROSA - RICCARDO VANDONI

Sono dovuta risalire alla fonte, cioè proprio a casa del poeta, dell'amico,  per avere il permesso di postare questa sua poesia. E questa volta avrò il piacere (o il dispiacere) di leggere sul suo viso il sorgere di un si o di un no. Ma sarà stato un si, se leggete.
Per molti amici che come me, frequentano il suo stesso sito letterario, questa poesia è leggenda, nel senso che in un sondaggio delle poesie più belle pubblicate, Addio Rosa era stata non solo letta da quasi tutti (a parte gli iscritti dopo la pubblicazione), ma la più ricordata e apprezzata.
Un incipit fermo come quelli di Pavese, di Aragon, di Cortazar di cui lo so apprezzare la poetica, uno svolgimento malinconico, fatto di anafore  e metafore, un buon afflato e musica, tanta musica.
Una chiusa che raduna il coraggio del distacco, là dove esistono un passato ingombrante con cui dover fare i conti ed una non semplice situazione. Il richiamo al monologo di Giulietta (Ma poi, che cos'è un nome? Forse che quella che noi chiamiamo rosa cesserebbe d' avere il suo profumo se la chiamassimo con un altro nome?), sia pure con diversi intenti, è molto forte.


.



ADDIO ROSA


Lo sento che te ne andrai.
Te ne andrai una mattina di novembre
la luce ancora spenta
senza dirmi una parola.
Te ne andrai come se ne va un ricordo
lentamente
senza farsi accorgere,
come uno sguardo perso
dietro sfuocate presenze.

Lo sento che te ne andrai.
Te ne andrai senza voltarti indietro
spalle dritte e sguardo al futuro.
Non ci saranno gigli nè mimose
nè profumo di ginestre.
Solo una piccola canzone
e il tuo sorriso della prima sera.
Solo i tuoi occhi neri
e quel timido approccio.

Se avrò forza non ti inseguirò.
Forse è giusto che tu vada via
dove non c’è passato
e le rose odorano di rosa.


(Aprile 2008)


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