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sabato 25 luglio 2015

TI AMO - JULIO CORTAZAR

Ho già inserito diverse sue poesie, ma tratterò Cortázar come un autore al primo inserimento,  perché le notizie del vecchio post erano davvero scarse, al pari di quelle che si trovano nella nostra lingua in rete; una ricerca complessa in una lingua non mia, ma dovevo tutto questo a Julio, per essere stato il mio primo autore straniero, quello che mi ha lasciato un grande amore per la poesia ispano-americana.
Arrivo a questa precisa scelta dopo una incursione nella sua vita attraverso i suoi scritti, i suoi racconti e le sue lezioni. Ho ascoltato le sue esaltazioni, la sua franchezza e il modo di prendersi in giro. Una poesia in cui il buon vecchio Julio non di sottrae all'esternazione dei suoi sentimenti più profondi, esattamente come era, almeno nel modo in cui l'ho capito e amato ancora di più.
Per questa poesia devo ringraziare il lavoro e la gentilezza di Milton Fernàndez, ("mi casa es tu casa") traduttore e scrittore a sua volta.




Julio Florencio Cortázar, il piccolo "Coco", come viene chiamato dalla sua famiglia, nasce il 26 Agosto 1914 a Ixelles, un sobborgo situato nella parte sud della città di Bruxelles, capitale del Belgio, occupata dai tedeschi. Figlio di Julio Cortázar, di origini basche, funzionario della Ambasciata Argentina in Belgio, dove presta servizio come addetto commerciale e José María Herminia Descotte, argentina di origini francesi e germaniche, la sua nascita "era un prodotto del turismo e della diplomazia", come più tardi ebbe modo di dire. Prima della fine della prima guerra mondiale i Cortázar riescono ad andare in Svizzera grazie a parentele tedescche della nonna materna e poco tempo dopo a Barcellona , dove vivono per un anno e mezzo. Solo ai quattro anni di Julio la famiglia riesce a tornare in Argentina dove il piccolo trascorre il resto della sua infanzia a Banfield , nel sud della Grande Buenos Aires , con la madre, una zia e Ofelia, l'unica sorella di un anno più giovane. Non era del tutto felice. "Molta servitù, eccessiva sensibilità, un dolore comune" (lettera a Graciela M. de Sola, Parigi, 4 novembre 1963). Quando ha sei anni il padre abbandona la famiglia e Julio non avrà più alcun contatto con lui. E' un bambino malaticcio, trascorre molto tempo a letto e la lettura è la sua grande compagna. Sua madre seleziona le sue letture, e lo inizia al mondo della letteratura. A nove anni ha già letto Jules Verne , Victor Hugo e Edgar Allan Poe, lettura questa ultima che gli procura frequenti incubi per un po'. Passa ore a leggere un dizionario Petit Larousse. La madre, preoccupata per questo si chiede se sia normale questo leggere così intenso; le viene consigliato di farlo uscire, di fargli prendere il sole. Ma Julio è anche uno scrittore precoce: a nove o dieci anni scrive un piccolo romanzo, “per fortuna perso” come dichiarato dal suo autore e prima ancora delle storie e sonetti. Data la qualità dei suoi scritti, la sua famiglia, tra cui sua madre, con grande dolore di Cortazar, dubita che siano suoi. Dopo aver effettuato gli studi primari nella scuola n ° 10 Banfield , si abilita all'insegnamento delle scuole elementari nel 1932 e professore in Lettere nel 1935 presso la Scuola Normale di Professori Mariano Acosta. A diciannove anni, inizia gli studi di filosofia presso l'Università di Buenos Aires, ma dopo il primo anno, si rende conto che deve aiutare la madre, usando il titolo che ha. Così inizia ad insegnare a Bolivar, Saladillo, Chivilcoy dove frequenta un gruppo di amici nel negozio di fotografia di Ignacio Tankel. Nel 1944 si trasferisce a Mendoza, nella cui Università di Cuyo tiene corsi di letteratura francese, partecipa a manifestazioni contro Peron e quando viene eletto, si dimette. Torna a Buenos Aires, dove fa il traduttore pubblico. "...avevo un ufficio e ho tradotto la posta delle prostitute del porto che mi portavano le lettere dei loro marinai, inviate da tutti gli angoli del globo."
Nel 1947 inizia a collaborare con diverse riviste e l'anno successivo consegue il titolo di traduttore giurato di inglese e francese, dopo aver completato in nove mesi uno studio per cui normalmente occorrono tre anni. Questo sforzo gli provoca dei sintomi nevrotici, uno dei quali (trovare scarafaggi nel cibo) scompare con la scrittura del racconto Circe, che sarà incluso nel suo libro Bestiario, pubblicato nel 1951. Poco dopo, per protesta contro il governo peronista, decide di trasferirsi a Parigi, città in cui risiederà per il resto della sua vita, ad eccezione di sporadici spostamenti dovuti principalmente al suo lavoro di traduttore per l'Unesco. Qui vive con qualche difficoltà finanziaria con Aurora Bernardez, traduttrice argentina sposata nel 1953,  finché accetta l'offerta di tradurre le opere complete in prosa di Edgar Allan Poe per l'Università di Puerto Rico ("uno scrittore che non si lascia tradurre del tutto." dice Julio, ma il risultato è considerato dai critici come la migliore traduzione dello scrittore americano). Nel 1967 divorzia e si unisce a Ugnè Karvelis, senza sposarsi. Con lei si reca a Cuba, invitato come giurato in un concorso dalla Casa de les Americas e con lei  il suo interesse per la politica si fa più forte, tanto da donare i profitti di alcuni suoi scritti in sostegno dei prigionieri politici provenienti da vari paesi.
Nel 1978 gli troviamo accanto Carol Dunlop, la sua seconda moglie, originaria del Québec, "scrittrice e traduttrice, occhi azzurri, dolce e silenziosa, dolce porto di pace dopo un interminabile tempo di burrasche". Anche con lei viaggia molto: in Polonia per una conferenza di solidarietà col Cile e lungo l'autostrada Parigi-Marsiglia con il fantasioso Fafner, un camper - forse rosso - completo di acqua, di un cucinino, di un tavolo per lavorare che per Julio rasenta la perfezione.
Nell'agosto 1981 ha una emorragia gastrica che per poco non gli è fatale. Non smette mai di scrivere, la sua passione anche nei momenti più difficili.
Nel 1983, al ritorno della democrazia in Argentina, Cortázar fa un ultimo viaggio in patria, dove viene accolto calorosamente dai fan, che lo fermano per strada per chiedergli autografi, in contrasto con l'indifferenza delle autorità nazionali. Dopo aver visitato alcuni amici, torna a Parigi. Poco dopo François Mitterrand gli conferisce la cittadinanza francese.
Carol Dunlop muore il 2 novembre 1982 e lascia Cortazar immerso in una profonda depressione. Muore il 12 febbraio 1984 ufficialmente a causa di una leucemia. Tuttavia, nel 2001 la scrittrice uruguaiana Cristina Peri Rossi scrive nel suo libro sullo scrittore che la leucemia potrebbe essere stata causata dall'AIDS, forse contratta per una trasfusione di sangue nel sud della Francia. Due giorni dopo, viene sepolto nel cimitero di Montparnasse nella stessa tomba in cui si trovava Carol. La lapide e la scultura che orna la tomba sono state fatte da Julio Silva e Luis Tomasello suoi amici artisti. Al suo funerale partecipano in molti, anche le sue ex Ugne Karvelis e Aurora Bernárdez. Quest'ultima che lo assistite negli ultimi mesi di vita dopo la morte della Dunlop eredita le sue cose, tra cui la biblioteca personale dell'autore, comprendente a più di quattromila libri, di cui oltre la metà sono dedicati allo scrittore dai rispettivi autori e la maggior parte di questi hanno numerose annotazioni di Cortázar. Nell'aprile del 1993 Aurora li dona alla Fondazione Juan March di Madrid. 



Patrick William Adam (1852-1929) - Interno, Mattina



TI AMO

Ti amo per ciglia, per capello, t’impugno in candidi
androni dove non s’avventurano i giochi della luce,
questiono ogni tuo nome, ti strappo con premura di cicatrice,
ti immergo nei capelli ceneri di lampo
e nastri addormentati dalla pioggia.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia
scrupolosamente ciò che arriva dopo la tua mano,
perché l’acqua, considera l’acqua, e i leoni
si sciolgono nello zucchero della fiaba
e i gesti, quella architettura del nulla,
accendono le loro lampade a metà di ogni incontro.
Il mattino è la lavagna nella quale t’invento e ti disegno,
pronto a cancellarti, no, non sei così, nemmeno
sono tuoi quei capelli lisci, quel sorriso.
Cerco la tua cifra, il bordo della coppa dove il vino
è al contempo sia luna che specchio,
cerco quella linea che fa tremare un uomo
in una galleria di museo.

E poi ti amo, e fa tempo e freddo.

(Trad. di Milton Fernandez)




Poema

Te amo por ceja, por cabello, te debato en corredores
              blanquísimos donde se juegan las fuentes de la luz,
te discuto a cada nombre, te arranco con delicadeza de
                                                                                       cicatriz,
voy poniéndote en el pelo cenizas de relámpago y cintas
                                                          que dormían en la lluvia.
No quiero que tengas una forma, que seas precisamente
                                               lo que viene detrás de tu mano,
porque el agua, considera el agua, y los leones cuando
                                   se disuelven en el azúcar de la fábula,
y los gestos, esa arquitectura de la nada,
encendiendo sus lámparas a mitad del encuentro.
Todo mañana es la pizarra donde te invento y te dibujo,
pronto a borrarte, así no eres, ni tampoco con ese pelo
                                                                      lacio, esa sonrisa.
Busco tu suma, el borde de la copa
donde el vino es también la luna y el espejo,
busco esa línea que hace temblar a un hombre en una
                                                                    galería de museo.

Además te quiero, y hace tiempo y frío.




giovedì 4 settembre 2014

Citazioni: Julio Cortazar

Quanche tempo fa, ad un raduno di amici poeti, è stato espresso lo stesso concetto.
Ricordo di aver iniziato la frase e qualcuno - non so chi - la finì al posto mio.
Oggi l'ho ritrovata scritta dal mio caro Julio.




A me piace scrivere per me, ho quaderni su quaderni, versi e persino un romanzo, ma quello che mi piace è scrivere e quando finisco è come quando uno si lascia ricadere di fianco dopo aver goduto, viene il sonno e il giorno dopo ci sono già altre cose che battono alla finestra, scrivere è questo, aprire le persiane e che entrino, un quaderno dopo l'altro...

Tango di ritorno - Tanto amore per Glenda - Julio Cortazar 



sabato 21 gennaio 2012

IL FUTURO - JULIO CORTAZAR

venerdì, 29 agosto 2008
JULIO CORTAZAR - IL FUTURO
 
Un poeta che a me affascina.
L'ho conosciuto tramite un commento di un poeta su uno dei siti che frequento.
E' stato amore a prima..."lettura", tanto che adesso potrei declamarla senza leggerla.
Ve la propongo come una cosa preziosa: leggetela lentamente, assaporatela nella sua interezza.






IL FUTURO

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce 

il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati 

e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale 

delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti

di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, 

e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere 

dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade 

e di ponti.
Non ci sarai per niente, 

non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, 

penserò un pensiero
che oscuramente 

cerca di ricordarsi di te.

(Le ragioni della collera)


EL FUTURO



Y sé muy bien que no estarás.
No estarás en la calle,
en el murmullo que brota de noche
de los postes de alumbrado,
ni en el gesto de elegir el menú,
ni en la sonrisa que alivia
los completos de los subtes,
ni en los libros prestados
ni en el hasta mañana.

No estarás en mis sueños,
en el destino original
de mis palabras,
ni en una cifra telefónica estarás
o en el color de un par de guantes
o una blusa.
Me enojaré amor mío,
sin que sea por ti,
y compraré bombones
pero no para ti,
me pararé en la esquina
a la que no vendrás,
y diré las palabras que se dicen
y comeré las cosas que se comen
y soñaré las cosas que se sueñan
y sé muy bien que no estarás,
ni aquí adentro, la cárcel
donde aún te retengo,
ni allí fuera, este río de calles
y de puentes.
No estarás para nada,
no serás ni recuerdo,
y cuando piense en ti
pensaré un pensamiento
que oscuramente
trata de acordarse de ti.



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SE DEVO VIVERE - JULIO CORTAZAR

venerdì, 29 agosto 2008
JULIO CORTAZAR - SE DEVO VIVERE
 
Ancora lui, in un'altra poesia lacerante non meno bella della precedente.



Vincent Van Gogh, Old Shoes, July-September 1886.



SE DEVO VIVERE

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell’opulenza
si alzi il secco ramo della tosse, che latra
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita
mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.
Non imparerò per questo a meglio amarti,
però sloggiato dalla felicità
saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.
Questo voglio capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina dell’architrave
perché colui che si ripari sotto il portale comprenda
la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
del pane che passa la sua mano bruna per la fessura.
Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall’altro,
da questa avversità che assumo nascerà adesso
lo sguardo che alla fine ti meriti.

Julio Cortazàr (da Le Ragioni della Collera – Fahrenhait 451 Edizioni)





SI HE DE VIVIR

Si he de vivir sin ti, que sea duro y cruento,
la sopa fría, los zapatos rotos, o que en mitad de la opulencia
se alce la rama seca de la tos, ladrándome
tu nombre deformado, las vocales de espuma, y en los dedos
se me peguen las sábanas, y nada me dé paz.
No aprenderé por eso a quererte mejor,
pero desalojado de la felicidad
sabré cuánta me dabas con solamente a veces estar cerca.
Esto creo entenderlo, pero me engaño:
hará falta la escarcha del dintel
para que el guarecido en el portal comprenda
la luz del comedor, los manteles de leche, y el aroma
del pan que pasa su morena mano por la hendija.

Tan lejos de ti
como un ojo del otro,
de esta asumida adversidad
nacerá la mirada que por fin te merezca.




domenica 4 dicembre 2011

L'UNO E L'ALTRO - JULIO CORTAZAR

Lo ammetto, mi sento un pò spaesata a creare un post in questo nuovo spazio. Non è più difficile, anzi,  è solo...diverso. Forse per questo sono tornata al mio primo amore, un testo di Cortàzar la cui traduzione sul libro della Fahrenheit 451 Edizioni, Le Ragioni della Collera, mi ha lasciato con un pò di amaro in bocca.
Così ne ho elaborata una mia. Avrà probabilmente molte pecche, in alcuni punti non c'è verso di far scorrere più facilmente la poesia, almeno dentro la mia mente.





L'UNO E L'ALTRO


E che le resta alla fine del raccolto?

Queste due mani rugose, questa faccia

dove cova il tempo.

Dentro, ubriaco sul fondo

il rospo batte dolcemente.

Credo che conti venti, ventuno,

ventidue, ventitrè

o lunedì, martedì, mercoledì. Espediente

per dormire, però non dorme.

Fuori c'è vita dappertutto,

e le banderuole girano e le nuvole.

E' triste essere così solo in questo insieme, questa nobiltà

La morte la preferisce, e la poesia

le tesse già corone. Però è triste

non essere anche questo foglio di carta, queste parole,

tutto ciò che circondandolo lo isola,

e lo definisce,

tutto quello che nel mondo lo condanna

a essere testimone ed alla fine - quando, già pronto -

bestia oscura di un'ascia trasparente.







Lo uno y lo otro

¿Y què le queda al fin de la cosecha?
Estas dos manos arrugadas, este rostro
donde ya empolla el tiempo.
Adentro, ebrio en su pozo
el sapo dulcemente late.
Creo che cuenta veinte veintiuno,
veintidós, veintetrés,
o lunes, martes, miércoles. Procedimientos
para dormir, pero no duerme.
Afuera está también la vida en todas partes,
y las veletas giran, y las nubes.
Es triste ser tan solo en la unitad, esa nobleza.
La muerte la prefiere, y la poesía
le teje ya coronas. Pero es triste
no ser también  esta hoja de papel, estas palabras,
todo lo que rodeándolo lo aparta,
lo define,
todo lo que en el mundo lo condena
a ser testigo y al final - cuándo, ya pronto -
oscura res de un hacha transparente.





sabato 26 novembre 2011

ALLA SPERANZA - JULIO CORTAZAR

sabato, 16 luglio 2011
ALLA SPERANZA - JULIO CORTAZAR
 
Un Cortazar che non ho ancora trovato in rete tradotto in italiano ed in pochi blog in lingua spagnola. In uno di questi c'era un commento che suonava come: Julio Cortazar è sempre necessario. Lo credo anch'io. Si apre molto agli altri Julio quando scrive, con uno stile colloquiale, anche se introduce il cuore della sua poesia in modo piuttosto indiretto.
In questa, ad esempio ed a mio avviso, Julio con la chiusa
"Niente da fare, si spegne il fiammifero"
che messaggio lancia? Se accendendo un fiammifero si riaccende anche la speranza, ma il suo atto concreto e di fede, si infrange contro il tempo della disillusione, quando il poeta non riesce più a farlo.
Superbamente sintetizzato con
"E penseremo: come / è cambiato" (il tempo)
".......Vedi, non si deve" (la disillusione).
Sicuramente un autore tormentato ma che tuttavia filtra tranquillità nelle sue poesie.






ALLA SPERANZA

Allunga le tue zampette inguantate, irrigidita speranza.
Accendo un fiammifero: riscaldati. Ti sfiora.
Dopo contempleremo i nostri visi
l’uno nell’altro. E penseremo: come
è cambiato.

Credevamo
nell’altro l’uno. Vedi, non si deve.
Stira le tue manine fredde, speranza.

Niente da fare, si spegne il fiammifero.








A LA ESPERANZA


Alarga tus patitas enguantadas, esperanza yerta.
Enciendo un fósforo: caliéntate. Te alcanza.
Después contemplaremos nuestros rostros
uno en el otro. Y pensaremos: cómo
ha cambiado.

Creíamos
uno en el otro. Ves, no se debe.
Estira tus manitas frías, esperanza.

Nada que hacer, el fósforo se apaga.


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sabato 19 novembre 2011

HAPPY NEW YEAR - JULIO CORTAZAR

mercoledì, 10 febbraio 2010
HAPPY NEW YEAR - JULIO CORTAZAR
 
La poesia di Cortazar sembra nascere quando tu la leggi.
E' diretta. Sembra che parli di e con te,come se leggendo il suo libro, riprendi un suo discorso precedente e interrotto pochi istanti prima.
A me succede questo e quando incontro i testi che amo di più come quelli postati, mi scopro a sorridere ed a accarezzare le pagine.






HAPPY NEW YEAR


Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.

Non mi presti la mano questa notte
di fine d'anno, di civette rauche?
Tu per ragioni tecniche non puoi. Allora
io la tesso nell'aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d'alberi azzurri.
così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l'amore degli uomini.



Happy New Year

Mira, no pido mucho,
solamente tu mano, tenerla
como un sapito que duerme así contento.
Necesito esa puerta que me dabas
para entrar a tu mundo, ese trocito
de azúcar verde, de redondo alegre.
¿No me prestás tu mano en esta noche
de fìn de año de lechuzas roncas?
No puedes, por razones técnicas.
Entonces la tramo en el aire, urdiendo cada dedo,
el durazno sedoso de la palma
y el dorso, ese país de azules árboles.
Asì la tomo y la sostengo,
como si de ello dependiera
muchísimo del mundo,
la sucesión de las cuatro estaciones,
el canto de los gallos, el amor de los hombres.






mercoledì 16 novembre 2011

AFTER SUCH PLEASURES - JULIO CORTAZAR

sabato, 16 maggio 2009
AFTER SUCH PLEASURES - JULIO CORTAZAR





Dunque, Julio Cortàzar nasce in Belgio, Bruxelles, per la precisione, il 26 Agosto 1914, da genitori Argentini e morirà a Parigi il 12 febbraio 1984.
Passerà la sua vita tra Francia  e Argentina. Ma non è un "poeta" per definizione: è stato più uno scrittore, del genere fantastico.
Amico di Borges, per il suo lavoro è stato spesso paragonato a Cecov e Allan Poe.







AFTER SUCH PLEASURES


Questa notte, cercando la tua bocca in un’altra bocca,
quasi credendoci, perché così da cieco è questo fiume
che mi attira nella donna e mi sommerge fra le sue palpebre,
che tristezza nuotare infine verso la sponda del sopore
sapendo che il piacere è questo ignobile schiavo
che accetta le false monete, e le fa circolare sorridendo.

Dimenticata purezza, come vorrei riscattare
questo dolore di Buenos Aires, questa
attesa senza pause né speranza.
Solo nella mia casa aperta sopra il porto
un’altra volta ancora cominciare ad amarti,
un’altra volta ancora trovarti nel cafè della mattina
senza che tante cose irrinunciabili
siano state.
E non dover ricordare questa dimenticanza
che sale per niente, per cancellare dalla lavagna i tuoi pupazzetti
e non lasciarmi che una finestra senza stelle.




AFTER SUCH PLEASURES



Esta noche, buscando tu boca
en otra boca
casi creyéndolo, porque así de
ciego es este río
que me tira en mujer y me
sumerge entre sus párpados,
qué tristeza es nadar al fin hacia la
orilla del sopor
sabiendo que el sopor es ese
esclavo innoble
que acepta las monedas falsas,
las circula sonriendo.
Olvidada pureza, cómo quisiera
rescatar
ese dolor de Buenos Aires, esa
espera sin pausas ni esperanza.
Solo en mi casa abierta sobre el
puerto
otra vez empezar a quererte,
otra vez encontrarte en el café de
la mañana
sin que tanta cosa irrenunciable
hubiera sucedido.
Y no tener que acomodarme de este
olvido que sube
para nada, para borrar del
pizarrón tus muñequitos
y no dejarme más que una
ventana sin estrellas.



DOPO LE FESTE - JULIO CORTAZAR

martedì, 28 aprile 2009


Non rieso a ricordare da dove ho trascritto questa poesia.
Ovunque mi sia capitato di leggerla, non l'ho salvata a caso.




Foto tratta dal Fotoblog di Christian Fusi: wwwchistianfusi.com




DOPO LE FESTE


E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com'era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull'orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati. 


martedì 15 novembre 2011

LA LEZIONE - JULIO CORTAZAR

venerdì, 13 marzo 2009

Stavolta una poesia di Cortàzar, a distanza dagli altri inserimenti, evocato in mezzo a noi a mezzo del post della Pizarnik.
In quel periodo dev'essere stato esaltante frequentare Parigi ed i suoi circoli letterari.
Ne esiteranno anche ai nostri giorni di posti così?





Pietro Tenerani - La Deposizione (Roma, San Giovanni in Laterano, Cappella Torlonia, 1844)



LA  LEZIONE



Ti abbandono di notte, corpo mio
distante e vuoto, e mi trasfondo in nebbia.
Imparerai così la solitudine che socchiude
un pò di più la sua porta ogni notte,
per non alzare una domanda vana
- di tanto morto la interrogante faccia! -
quando un mattino io non ritorni più
e nel tuo zitto petto di raccolgano
le bandiere del tempo e il suo discorso.