sabato 25 luglio 2015

TI AMO - JULIO CORTAZAR

Ho già inserito diverse sue poesie, ma tratterò Cortázar come un autore al primo inserimento,  perché le notizie del vecchio post erano davvero scarse, al pari di quelle che si trovano nella nostra lingua in rete; una ricerca complessa in una lingua non mia, ma dovevo tutto questo a Julio, per essere stato il mio primo autore straniero, quello che mi ha lasciato un grande amore per la poesia ispano-americana.
Arrivo a questa precisa scelta dopo una incursione nella sua vita attraverso i suoi scritti, i suoi racconti e le sue lezioni. Ho ascoltato le sue esaltazioni, la sua franchezza e il modo di prendersi in giro. Una poesia in cui il buon vecchio Julio non di sottrae all'esternazione dei suoi sentimenti più profondi, esattamente come era, almeno nel modo in cui l'ho capito e amato ancora di più.
Per questa poesia devo ringraziare il lavoro e la gentilezza di Milton Fernàndez, ("mi casa es tu casa") traduttore e scrittore a sua volta.




Julio Florencio Cortázar, il piccolo "Coco", come viene chiamato dalla sua famiglia, nasce il 26 Agosto 1914 a Ixelles, un sobborgo situato nella parte sud della città di Bruxelles, capitale del Belgio, occupata dai tedeschi. Figlio di Julio Cortázar, di origini basche, funzionario della Ambasciata Argentina in Belgio, dove presta servizio come addetto commerciale e José María Herminia Descotte, argentina di origini francesi e germaniche, la sua nascita "era un prodotto del turismo e della diplomazia", come più tardi ebbe modo di dire. Prima della fine della prima guerra mondiale i Cortázar riescono ad andare in Svizzera grazie a parentele tedescche della nonna materna e poco tempo dopo a Barcellona , dove vivono per un anno e mezzo. Solo ai quattro anni di Julio la famiglia riesce a tornare in Argentina dove il piccolo trascorre il resto della sua infanzia a Banfield , nel sud della Grande Buenos Aires , con la madre, una zia e Ofelia, l'unica sorella di un anno più giovane. Non era del tutto felice. "Molta servitù, eccessiva sensibilità, un dolore comune" (lettera a Graciela M. de Sola, Parigi, 4 novembre 1963). Quando ha sei anni il padre abbandona la famiglia e Julio non avrà più alcun contatto con lui. E' un bambino malaticcio, trascorre molto tempo a letto e la lettura è la sua grande compagna. Sua madre seleziona le sue letture, e lo inizia al mondo della letteratura. A nove anni ha già letto Jules Verne , Victor Hugo e Edgar Allan Poe, lettura questa ultima che gli procura frequenti incubi per un po'. Passa ore a leggere un dizionario Petit Larousse. La madre, preoccupata per questo si chiede se sia normale questo leggere così intenso; le viene consigliato di farlo uscire, di fargli prendere il sole. Ma Julio è anche uno scrittore precoce: a nove o dieci anni scrive un piccolo romanzo, “per fortuna perso” come dichiarato dal suo autore e prima ancora delle storie e sonetti. Data la qualità dei suoi scritti, la sua famiglia, tra cui sua madre, con grande dolore di Cortazar, dubita che siano suoi. Dopo aver effettuato gli studi primari nella scuola n ° 10 Banfield , si abilita all'insegnamento delle scuole elementari nel 1932 e professore in Lettere nel 1935 presso la Scuola Normale di Professori Mariano Acosta. A diciannove anni, inizia gli studi di filosofia presso l'Università di Buenos Aires, ma dopo il primo anno, si rende conto che deve aiutare la madre, usando il titolo che ha. Così inizia ad insegnare a Bolivar, Saladillo, Chivilcoy dove frequenta un gruppo di amici nel negozio di fotografia di Ignacio Tankel. Nel 1944 si trasferisce a Mendoza, nella cui Università di Cuyo tiene corsi di letteratura francese, partecipa a manifestazioni contro Peron e quando viene eletto, si dimette. Torna a Buenos Aires, dove fa il traduttore pubblico. "...avevo un ufficio e ho tradotto la posta delle prostitute del porto che mi portavano le lettere dei loro marinai, inviate da tutti gli angoli del globo."
Nel 1947 inizia a collaborare con diverse riviste e l'anno successivo consegue il titolo di traduttore giurato di inglese e francese, dopo aver completato in nove mesi uno studio per cui normalmente occorrono tre anni. Questo sforzo gli provoca dei sintomi nevrotici, uno dei quali (trovare scarafaggi nel cibo) scompare con la scrittura del racconto Circe, che sarà incluso nel suo libro Bestiario, pubblicato nel 1951. Poco dopo, per protesta contro il governo peronista, decide di trasferirsi a Parigi, città in cui risiederà per il resto della sua vita, ad eccezione di sporadici spostamenti dovuti principalmente al suo lavoro di traduttore per l'Unesco. Qui vive con qualche difficoltà finanziaria con Aurora Bernardez, traduttrice argentina sposata nel 1953,  finché accetta l'offerta di tradurre le opere complete in prosa di Edgar Allan Poe per l'Università di Puerto Rico ("uno scrittore che non si lascia tradurre del tutto." dice Julio, ma il risultato è considerato dai critici come la migliore traduzione dello scrittore americano). Nel 1967 divorzia e si unisce a Ugnè Karvelis, senza sposarsi. Con lei si reca a Cuba, invitato come giurato in un concorso dalla Casa de les Americas e con lei  il suo interesse per la politica si fa più forte, tanto da donare i profitti di alcuni suoi scritti in sostegno dei prigionieri politici provenienti da vari paesi.
Nel 1978 gli troviamo accanto Carol Dunlop, la sua seconda moglie, originaria del Québec, "scrittrice e traduttrice, occhi azzurri, dolce e silenziosa, dolce porto di pace dopo un interminabile tempo di burrasche". Anche con lei viaggia molto: in Polonia per una conferenza di solidarietà col Cile e lungo l'autostrada Parigi-Marsiglia con il fantasioso Fafner, un camper - forse rosso - completo di acqua, di un cucinino, di un tavolo per lavorare che per Julio rasenta la perfezione.
Nell'agosto 1981 ha una emorragia gastrica che per poco non gli è fatale. Non smette mai di scrivere, la sua passione anche nei momenti più difficili.
Nel 1983, al ritorno della democrazia in Argentina, Cortázar fa un ultimo viaggio in patria, dove viene accolto calorosamente dai fan, che lo fermano per strada per chiedergli autografi, in contrasto con l'indifferenza delle autorità nazionali. Dopo aver visitato alcuni amici, torna a Parigi. Poco dopo François Mitterrand gli conferisce la cittadinanza francese.
Carol Dunlop muore il 2 novembre 1982 e lascia Cortazar immerso in una profonda depressione. Muore il 12 febbraio 1984 ufficialmente a causa di una leucemia. Tuttavia, nel 2001 la scrittrice uruguaiana Cristina Peri Rossi scrive nel suo libro sullo scrittore che la leucemia potrebbe essere stata causata dall'AIDS, forse contratta per una trasfusione di sangue nel sud della Francia. Due giorni dopo, viene sepolto nel cimitero di Montparnasse nella stessa tomba in cui si trovava Carol. La lapide e la scultura che orna la tomba sono state fatte da Julio Silva e Luis Tomasello suoi amici artisti. Al suo funerale partecipano in molti, anche le sue ex Ugne Karvelis e Aurora Bernárdez. Quest'ultima che lo assistite negli ultimi mesi di vita dopo la morte della Dunlop eredita le sue cose, tra cui la biblioteca personale dell'autore, comprendente a più di quattromila libri, di cui oltre la metà sono dedicati allo scrittore dai rispettivi autori e la maggior parte di questi hanno numerose annotazioni di Cortázar. Nell'aprile del 1993 Aurora li dona alla Fondazione Juan March di Madrid. 



Patrick William Adam (1852-1929) - Interno, Mattina



TI AMO

Ti amo per ciglia, per capello, t’impugno in candidi
androni dove non s’avventurano i giochi della luce,
questiono ogni tuo nome, ti strappo con premura di cicatrice,
ti immergo nei capelli ceneri di lampo
e nastri addormentati dalla pioggia.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia
scrupolosamente ciò che arriva dopo la tua mano,
perché l’acqua, considera l’acqua, e i leoni
si sciolgono nello zucchero della fiaba
e i gesti, quella architettura del nulla,
accendono le loro lampade a metà di ogni incontro.
Il mattino è la lavagna nella quale t’invento e ti disegno,
pronto a cancellarti, no, non sei così, nemmeno
sono tuoi quei capelli lisci, quel sorriso.
Cerco la tua cifra, il bordo della coppa dove il vino
è al contempo sia luna che specchio,
cerco quella linea che fa tremare un uomo
in una galleria di museo.

E poi ti amo, e fa tempo e freddo.

(Trad. di Milton Fernandez)




Poema

Te amo por ceja, por cabello, te debato en corredores
              blanquísimos donde se juegan las fuentes de la luz,
te discuto a cada nombre, te arranco con delicadeza de
                                                                                       cicatriz,
voy poniéndote en el pelo cenizas de relámpago y cintas
                                                          que dormían en la lluvia.
No quiero que tengas una forma, que seas precisamente
                                               lo que viene detrás de tu mano,
porque el agua, considera el agua, y los leones cuando
                                   se disuelven en el azúcar de la fábula,
y los gestos, esa arquitectura de la nada,
encendiendo sus lámparas a mitad del encuentro.
Todo mañana es la pizarra donde te invento y te dibujo,
pronto a borrarte, así no eres, ni tampoco con ese pelo
                                                                      lacio, esa sonrisa.
Busco tu suma, el borde de la copa
donde el vino es también la luna y el espejo,
busco esa línea que hace temblar a un hombre en una
                                                                    galería de museo.

Además te quiero, y hace tiempo y frío.




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