sabato 26 novembre 2011

QUANDO SAPRAI CHE SONO MORTO - ERNESTO CHE GUEVARA

domenica, 04 settembre 2011
 
 
Altro autore ed altra infrazione alle mie regole sulle immagini al post, ma l'importanza dell'autore lo imponeva. Ho trovato insolito scoprire un Che poeta, ma rubando le parole ad un altro poeta salvadoregno, quasi suo contemporaneo, "Credo che il mondo è bello,/ che la poesia è come il pane, di tutti."
Ho cercato con caparbietà il testo originale della poesia, - e non è stato facile - per una dissonanza al mio orecchio nella versione italiana.
Ho trovato una attribuzione contrastante di questi versi: alcuni ne attribuiscono la paternità a Roque Dalton García (San Salvador, 14 maggio 1935 – Quezaltepeque, 10 maggio 1975). Non sono riuscita a capire se sia vero o meno; chi ne attribuisce la paternità a Garcia, sostiene che Ernesto mandava a memorie delle poesie che gli piacevano. Ma è possibile che abbia conosciuto le poesie di un autore più giovane di lui? Possibile dato che avevano in comune una anima rivoluzionaria, Cuba ed un amico comune: Fidel Castro. Le date in cui avrebbero potuto conoscersi sono tiranne, ma tutto può essere....
Garcia sarà l'autore di un prossimo post.





Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara o come el Che per l'abitudine a pronunciare questa breve parola, una specie di "cioè"  in mezzo ad ogni discorso, nasce da una famiglia piccolo-borghese agiata a Rosario de la Fe (Argentina) il 14 giugno 1928.  Il padre Ernesto è ingegnere civile, la madre Celia una donna colta, grande lettrice, appassionata soprattutto di autori francesi.  Trascorre i primi due anni a Puerto Caraguatay, nella provincia di Misiones, sulle rive dell'Alto Paranà, ai margini della selva paraguaiana, ma poi la famiglia Guevara si trasferisce vicino a Cordoba, nella cittadina di Alta Gracia, per vivere in un clima più secco su prescrizione del medico che cura il piccolo Ernesto sofferente d'asma.
Studia con l'aiuto della madre, che avrà un ruolo determinante nella sua formazione umana e politica. Nel 1936-1939 segue con passione le vicende della guerra civile spagnola, per la quale i genitori si sono impegnati attivamente. A partire dal 1944 le condizioni economiche della famiglia peggiorano, ed Ernesto comincia a lavorare più o meno saltuariamente. Legge moltissimo, senza impegnarsi troppo nello studio scolastico, che lo interessa solo in parte. Si iscrive alla facoltà di Medicina e approfondisce le sue conoscenze lavorando gratuitamente all'istituto di ricerche sulle allergie, a Buenos Aires (dove la famiglia si è trasferita nel 1945).
Con l'amico Alberto Granados, nel 1951, parte per il suo primo viaggio in America Latina. Visitano il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. A questo punto i due si lasciano, ma Ernesto promette ad Alberto, che lavora in un lebbrosario, di rincontrarsi appena finiti gli studi. Ernesto Guevara nel 1953 si laurea, riparte per mantenere la promessa fatta a Granados. Come mezzo di trasporto usa il treno sul quale a La Paz incontra Ricardo Rojo, un esule Argentino, insieme al quale comincia a studiare il processo rivoluzionario che è in corso nel paese.
Ernesto decide di rimandare la sua carriera medica e l'anno successivo giunge a Città di Guatemala dopo un viaggio avventuroso e dove frequenta l'ambiente dei rivoluzionari che sono affluiti in Guatemala da tutta l'America Latina. Qui incontra una giovane peruviana, Hilda Gadea, che diventerà sua moglie. Il 9 luglio 1955, intorno alle ventidue, al numero 49 di via Emperàn a Città del Messico, nella casa della cubana Maria Antonia Sanchez, Ernesto Che Guevara incontra una figura decisiva per il suo futuro, Fidel Castro. Fra i due scatta subito una forte intesa politica e umana, tanto che si parla di un loro colloquio durato tutta la notte senza alcun dissenso. Oggetto del colloquio sarebbe stata l'analisi del continente sudamericano sfruttato dal nemico yankee. All'alba, Fidel propone ad Ernesto di prendere parte alla spedizione per liberare Cuba dal "tiranno" Fulgencio Batista.
Ormai esuli politici, partecipano entrambi allo sbarco a Cuba nel novembre 1956. Fiero guerriero dall'animo indomito, il Che si rivela abile stratega e combattente impeccabile. A fianco di una personalità forte come quella di Castro ne assume le direttive teoriche più importanti, assumendo l'incarico della ricostruzione economica di Cuba in qualità di direttore del Banco Nacional e di ministro dell'Industria (1959).
Non completamente soddisfatto dei risultati della rivoluzione cubana, abbandona Cuba e si avvicina al mondo afro-asiatico, recandosi nel 1964 ad Algeri, in altri paesi africani, in Asia e a Pechino.
Nel 1967, coerente con i suoi ideali, riparte per un'altra rivoluzione, quella boliviana, dove, in quell'impossibile terreno, l'8 ottobre 1967 venne ferito alle gambe e catturato da un reparto anti-guerriglia dell'esercito boliviano durante un agguato. Trasferito nella scuola del villaggio di Higueras, viene interrogato e poi lasciato per una notte senza cure. Al mattino del giorno successivo viene ucciso con un colpo di pistola, per decisione ufficiale del governo. Il suo cadavere, trasportato in elicottero a Valle Grande e successivamente sepolto in un luogo segreto nei pressi di quella stessa città.  venne ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara di Cuba.





 
QUANDO SAPRAI CHE SONO MORTO


Quando saprai che sono morto
non pronunciare il mio nome
perché si fermerebbe
la morte e il riposo.
Quando saprai che sono morto di
sillabe strane.
Pronuncia fiore, ape,
lagrima, pane, tempesta.
Non lasciare che le tue labbra trovino le mie dieci lettere.
Ho sonno, ho amato, ho
raggiunto il silenzio.


                                                                                             

 
guevara.jpg picture by Lu03Ma07Ga08







CUANDO SEPAS QUE HE MUERTO


Cuando sepas que he muerto, no pronuncies mi nombre
porque se detendrá la muerte y el reposo.
Cuando sepas que he muerto di sílabas extrañas.
Pronuncia flor, abeja, lágrima, pan, tormenta.
No dejes que tus labios hallen mis once letras.
Tengo sueño, he amado, he ganado el silencio.

  

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