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giovedì 8 marzo 2012

ROSE PERENNI - TITOS PATRIKIOS


Con questa poesia di Titos vorrei ricordare alle donne che non ci sono solo poesie per quelle eteree e perfette, perchè la maggioranza, come me,  non lo è e dovremo tutte arrenderci a quello che ci rende la vecchiaia. Forse quest'ultima non è poi una ultima frontiera da attraversare nel nostro viaggio, ma solo un varco per un territorio inesplorato. Lo spero, almeno.
Un abbraccio a tutte le donne, un saluto tutti gli altri.





ROSE PERENNI





La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.



Ρόδα Αειθαλή

Η ομορφιά των γυναικών που άλλαξαν τη ζωή μας
βαθύτερα κι από εκατό επαναστάσεις
δεν χάνεται, δεν σβήνει με τα χρόνια
όσο κι αν φθείρονται οι φυσιογνωμίες
όσο κι αν αλλοιώνονται τα σώματα.
Μένει στις επιθυμίες που κάποτε προκάλεσαν
στα λόγια που έφτασαν έστω αργά
στην εξερεύνηση δίχως ασφάλεια της σάρκας
στα δράματα που δεν έγιναν δημόσια
στα καθρεφτίσματα χωρισμών, στις ολικές ταυτίσεις.
Η ομορφιά των γυναικών που αλλάζουν τη ζωή
μένει στα ποιήματα που γράφτηκαν γι` αυτές
ρόδα αειθαλή αναδίδοντας το ίδιο άρωμα τους
ρόδα αειθαλή, όπως αιώνες τώρα λένε οι ποιητές.

sabato 26 novembre 2011

RINVII -TITOS PATRIKIOS

giovedì, 11 agosto 2011
RINVII -TITOS PATRIKIOS
 
Mio caro Titos,  a chi vuoi far credere di aver scritto una poesia rivolgendoti ad un'altra persona, ad una donna, magari?
Anche questa poesia a me sembra una introspezione, mascherata da un "noi" buono per tutte le situazioni.
I due versi di incipit non sono altro che una lunga, quanto affascinante circonlocuzione per dire semplicemente: Viviamo
e coi versi successivi, Titos allude alla nostra abitudine di indossare una maschera (lo facciamo tutti: un esempio? La prima risposta che si dà quando ci chiedono "Come stai?", non è forse "Bene!"?) dietro a cui nascondersi, salvo poi richiudersi in noi stessi, per leccare le nostre ferite.
A proposito, voi come state?




RINVII

Rinviamo continuamente l’istante
in cui non ci incontreremo in nessun luogo.
Nel frattempo ridiamo molte volte
di tante cose della nostra vita,
e a volte piangiamo soli, di nascosto,
per ciò che non ritornerà mai più.




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domenica 20 novembre 2011

DEBITO - TITOS PATRIKIOS

sabato, 19 marzo 2011
DEBITO - TITOS PATRIKIOS
 
La morte e le "Fatalità fatali" in questi ultimi tempi invadono sempre più spesso le nostre case, entrando dalla cronaca della televisione. Questa cronaca spesso troppo invadente, contestata, ma che resta - giustamente - libera, ci rende coscienti di quello che succede intorno a noi, anche questo "intorno" è lontano parecchie migliaia di chilometri. Ad avercela avuta questa cronaca nel passato! Quanti errori avrebbero potuto essere arginati, quante vite avrebbero avuto una loro scadenza naturale.
Ma oggi, siamo sicuri di guardare le immagini con gli occhi giusti? Siamo consapevoli che non sono scene di films e che dietro l'obbiettivo ci sono persone che rischiano la propria vita per farci vedere quello che loro vedono? E le nostre piccole miserie, le invidie ed i desideri insani, dove sarebbero se fossimo proprio dove ci portano le immagini, in quei posti dove il dolore sembra non consumarsi mai, ma piuttosto alimentarsi di sé stesso?
La riflessione di Titos si aggira tra questi miei pensieri e trova le mie stesse conclusioni.
Linguaggio liquido, prosastico, simile nel messaggio a Ancora un'altra estate ed alla gioia di vivere che contiene,  che forse precede.





DEBITO

Tra tutta questa morte che è venuta e viene,
guerre, esecuzioni, processi, morte e ancora morte
malattie, fame, fatalità fatali,
amici e nemici assassinati da sicari,
stroncature sistematiche e necrologi pronti,
la vita che vivo è quasi un dono.
Un dono della sorte, se non un furto della vita altrui,
perché la pallottola a cui scampai non andò a vuoto
ma colpí l'altro corpo che si trovò al mio posto.
Cosí, come un dono immeritato, mi fu data la vita,
e tutto il tempo che mi resta
è come se mi fosse stato regalato dai morti
per narrare la loro storia.


Novembre 1957



Οφειλή
Μέσα από τόσο θάνατο που έπεσε και πέφτει,
πολέμους, εκτελέσεις, δίκες, θάνατο κι άλλο θάνατο
αρρώστεια, πείνα, τυχαία δυστυχήματα,
δολοφονίες από πληρωμένους εχθρών και φίλων,
συστηματική υπόσκαψη κ' έτοιμες νεκρολογίες
είναι σα να μου χαρίστηκε η ζωή που ζω.
Δώρο της τύχης, αν όχι κλοπή απ' τη ζωή άλλων,
γιατί η σφαίρα που της γλύτωσα δε χάθηκε
μα χτύπησε το άλλο κορμί που βρέθηκε στη θέση μου.
Έτσι σα δώρο που δεν άξιζα μου δόθηκε η ζωή
κι όσος καιρός μου μένει
σαν οι νεκροί να μου τον χάρισαν
για να τους ιστορήσω.











sabato 19 novembre 2011

I VERSI - TITOS PATRIKIOS

venerdì, 07 maggio 2010
I VERSI - TITOS PATRIKIOS

Un'altra poesia sulla poesia.
Come si scrivono dei versi?
Certo non tutti hanno lo stesso metodo, c'è chi scrive di getto e la poesia nasce già perfetta, chi pensa per giorni prima di fissare dei versi, chi butta giù una-due parole chiave e poi la rielabora con calma.

In una intervista reperibile in rete su PadovaCultura si legge, tra le varie domande:
A tutta prima, le sue poesie sembrano facili e chiare, comprensibili. Come ci riesce?
La chiarezza è un risultato, non ci si arriva subito, io ho scritto anche poesie oscure. Spero che le mie poesie siano chiare ma non semplici, che abbiano molti livelli da scoprire.
Al campo, Ritsos mi ha insegnato che dovevo scrivere e riscrivere, anche cinque volte, e, se occorre, buttare via anche la metà del lavoro. Gli ultimi miei testi mitologici, ad esempio, sembrano semplici, ma sono stati rielaborati una ventina di volte, perché è difficilissimo mettere insieme due-tre parole e se le parole non sono messe in quel certo modo la poesia non tiene. Bisogna avere un notes per prendere appunti. Anche se non servono. Ma intanto bisogna prendere appunti.

Quella a cui ha risposto Titos è una curiosità che vorremmo soddisfare con molti altri autori, anche tra quelli che conosciamo, se non fosse per il timore d' infrangere una sfera privata che vuole rimanere tale.
Così, accontentiamoci di queste parole.
Deliziosa l'immagine dei "rumori segreti", abbinata all'immagine dei figli che crescono dentro di noi.
Questo passaggio, apprezzato - penso - appieno da tutti, da una donna è  vissuto con un brivido di ricordo.
Solo a me viene in mente la similitudine tra il verso e la cellula?
Una parola  poi due, tre, dieci che lottano tra loro per avere il sopravvento, versi che si sciupano uno accanto ad un altro e quando poi finalmente si fanno strofe e poesia e vengono pubblicate e lette saranno interpretate e come indossate da altri, quindi per questo non più nostri.
Questo quando la potenza e la grandezza della poesia lo consente.


Un grazie tutto particolare all'amico che nel fornirmi il testo, mi ha dato lo spunto per questa riflessione, oltre alla possibilità di leggere una splendida poesia.

http://www.angryharry.com/images/morula.gif



I VERSI


I versi sono come i figli.
Crescono nelle viscere con rumori segreti,
soffrono dentro di te, si ammalano,
poi inaspettatamente crescono,
un giorno ti si rivoltano contro,
contro di te che hai dato loro vita,
finché poi se ne vanno per sempre
e non sono più soltanto tuoi.




giovedì 17 novembre 2011

ANCORA UN'ALTRA ESTATE - TITOS PATRIKIOS

sabato, 08 agosto 2009


https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi2r_U1pfASZWr3JQj_I3nU1qAP5JmZxQMw5XIY6b2HgdW1Il5AUCP6B5Nh8Qf7vlC252Rot6gTT1Plbup1Yx4BR1MR4og1X8LZMDR43WCjVWwlPwGHT4yIhHSsqH0P0HD-R2izn-G81bM/s320/titos-patrikios.jpg



Nacque ad Atene nel 1928 da una famiglia di artisti. E'  passato dalla resistenza antitedesca (1943-45) alla guerra civile greca (1945-49) al confino nelle isole di Makrònissos e Aghios Efstratios (1951-54), condiviso con altri intellettuali e poeti comunisti (tra di essi in primis Ghiannis Ritsos, vero scopritore del suo talento lirico),
Ha studiato Giurisprudenza all'Università di Atene e Filosofia alla Sorbonne e all'Ecole des Hautes Etudes a Parigi, dal 1959 al 1964. Nel 1967, in seguito al Colpo di Stato in Grecia, ha vissuto in esilio a Parigi e a Roma, lavorando come avvocato, giornalista, sociologo e ricercatore. Dal 1976 vive ad Atene. Le sue poesie sono state pubblicate nei principali paesi d'Europa e negli Stati Uniti, in Messico, Cile, Brasile, ed Egitto. Ha tradotto Spinoza, Majakowski, Neruda, Saint-John Perse, Valéry, Stendhal, Balzac.






ANCORA UN'ALTRA ESTATE


Pensa se non avessi fatto in tempo
anche quest’estate
a vedere di nuovo la luce sfolgorante
ad avvertire il tocco del sole sul mio corpo
a respirare gli odori freschi o guasti
a gustare sapori pepati e dolceamari
a sentire le cicale fino al profondo della notte
a comprendere i miei cari che amo
a non spazientirmi con chi mi sostiene
a pensare anche a chi ho voluto dimenticare
a trovare amici che vengono da lontano
a lasciar entrare anche altre vite nella mia
a nuotare nel mare caldo
a osservare corpi freschi nudi
a rievocare amori, a sognarne di nuovi
a percepire il cambiamento delle cose.
Così, visto che sono arrivato a quest’estate,
dico: spero di arrivare al prossimo Natale
a qualche prossimo Capodanno –
poi più avanti vedremo.



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