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domenica 25 dicembre 2016

REGALI DI NATALE - VIVIAN LAMARQUE

Non so quando tornerà un nuovo natale in cui ci sia davvero "pace". Per il momento ci si deve destreggiare tra attentati, sbarchi clandestini e corpi da riprendere dal mare, ostilità per i sopravvissuti, indifferenza per chi muore di freddo in strada. 
Questo è ancora il natale di oggi, anche se gli addobbi sono sempre più belli, i regali sotto gli alberi sempre più numerosi (non so se anche più costosi), il presepe sempre preparato con lo stesso (?) spirito  religioso (?) di sempre. 





REGALI DI NATALE

Per Natale ti faccio i seguenti regali due punti
caramelle svizzere per quando hai la tosse forte da far paura
che non mangerai mai
filtri per quando fumi che butterai dalla finestra
un bicchiere piccolo per bere di meno figuriamoci
dei gettoni per telefonarmi una sera da un bar
una bugia di terracotta per quando avremo buio
una piccola spada perchè sei il mio amore pericoloso
e poi anche un pezzetto di me quale vuoi?




giovedì 24 dicembre 2015

NATALE 2015


Non riprodurre un passo del Vangelo o un brano di letteratura sulle sacre scritture questa volta è voluto.
Natale non è il giorno da festeggiare dopo il 24 dicembre, che non importa andare in chiesa alla messa di mezzanotte se poi non credi davvero, che la croce e gli altri simboli della cristianità sono tanto più importanti quanto ci vengono contestati, che la tolleranza è giusta quando trovo tolleranza, che ogni persona è una risorsa per idee e saggezza. 
Il problema è che non si può dire proprio di tutti "Ecco, quello è un saggio...". E se un uomo non riesce a trasmettere se stesso e tutto quello che gli è stato insegnato in modo di contribuire alla Vita, credo sia una persona sprecata, senza senso e senza utilità. 
Penso a quelle che uccidono, ma anche a quelle che non ascoltano perchè si ritengono superiori alle altre (o magari ne hanno paura) perchè anche queste ultime, in fondo, uccidono.
Io spero ancora di non dover più vedere scene come quelle di Parigi, ma nemmeno quelle della Tunisia, del Kuwait. Spero che non si debba più leggere di donne e bambini affogati per i viaggi della speranza, in fuga da una realtà che fa più paura del mare. 




Il presepe più antico del mondo si trova nella Basilica di Santa Maria Maggiore. E' un'opera realizzata da Arnolfo di Cambio nel 1291, su commissione di Papa Niccolò IV.


«Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!
Tanti auguri a chi morirà  di rabbia negli ingorghi del traffico e magari cristianamente insulterà  o accoltellerà  chi abbia osato sorpassarlo o abbia osato dare una botta sul didietro della sua santa Seicento!
Tanti auguri a chi crederà  sul serio che l’orgasmo che l’agiterà  – l’ansia di essere presente, di non mancare al rito, di non essere pari al suo dovere di consumatore – sia segno di festa e di gioia!
Gli auguri veri voglio farli a quelli che sono in carcere, qualunque cosa abbiano fatto (eccettuati i soliti fascisti, quei pochi che ci sono); è vero che ci sono in libertà  tanti disgraziati cioè tanti che hanno bisogno di auguri veri tutto l’anno (tutti noi, in fondo, perché siamo proprio delle povere creature brancolanti, con tutta la nostra sicurezza e il nostro sorriso presuntuoso).
Ma scelgo i carcerati per ragioni polemiche, oltre che per una certa simpatia naturale dovuta al fatto che, sapendolo o non sapendolo, volendolo o non volendolo, essi restano gli unici veri contestatori della società. Sono tutti appartenenti alla classe dominata, e i loro giudici sono tutti appartenenti alla classe dominante».

Pier Paolo Pasolini - Saggi sulla politica e sulla società


venerdì 26 dicembre 2014

NATALE - SALVATORE QUASIMODO

Ancora un Natale per scrivervi i miei auguri di sempre con una delle migliori poesie sul natale che abbia letto finora.
Auguri ai miei autori. A chi mi scrive, invia e segnala le proprie poesie e pubblicazioni, con il garbo che è proprio del poeta.
Auguri a chi non ha ancora pubblicato, chi lo farà a breve, a chi ha in corso una rispampa.
Auguri a chi non scrive poesie, ma riesce a produrre comunque emozioni, perchè ha poesia dentro di sé.
Auguri a chi traduce e ci permette di capire versi stranieri.
Auguri a chi crede la propria come verità unica.
Auguri a chi non sa ancora quanto sia grande e potente la parola.
Auguri.






 NATALE


Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?




mercoledì 25 dicembre 2013

NATALE 2013


Lo scorso anno in occasione del post di Natale, parlavo di speranza , di difficoltà dei tempi attuali e di quelli che si preparavano.
Oggi sembra che le cose stiano peggiorando un po' dappertutto. Molte aziende chiudono (e non parlo per statistica, ma lo tocco con mano mese per mese) e in pochi hanno le risorse per aprirne di nuove, dato che le banche sembrano non fare il loro lavoro di raccolta del risparmio e contemporaneo investimento in attività nel territorio. Ma non è mia intenzione lanciare accuse verso chi avrebbe la possibilità di smuovere l'economia e invece sta arroccato sulle proprie posizioni, a scapito di noi tutti, tutto sommato; non è questa la sede.
Volevo solo constatare che, se da questa parte del mondo c'è chi combatte per un posto di lavoro e chi approfitta di questo stato di cose per ottenere del personale con costi sempre più bassi, o più semplicemente combatte per avere in tavola del cibo anche gli ultimi due giorni del mese (e vi risparmio quanto e come), in altre parti del mondo c'è chi deve aggiungere a queste nostre amene preoccupazioni, il cercare di rimanere vivo.
E' il caso di ieri, ma potrebbe capitare anche domani, o dopo, ed è già capitato nei giorni e mesi scorsi in territori e con motivazioni differenti. Un carro armato spara contro una abitazione privata di una cittadina della striscia di Gaza, e delle persone muoiono. Dei bambini muoiono. Questa volta si tratta di una piccola di tre anni, ma quanti prima di lei? E domani ci ricorderemo questo nome, Hala? E per quanto lo ricorderemo? Farà parte della Storia? E se i suoi tre anni non sono stati abbastanza importanti da lasciare poco più di un ritratto insanguinato, a che scopo averla fatta nascere e crescere se il suo sorriso non avrebbe potuto cambiare il mondo? 
Pensate anche a questo, questo Natale.




 J. Busquets - Facciata della Natività (particolare) - Sagrada Familia - Barcellona


L'interno della grotta era buio, l'indebolita luce esterna si fermava all'ingresso, ma in poco tempo, avvicinando una manciata di paglia alle braci e soffiando, con le fascine la schiava fece un falò che sembrava un'aurora. Poi accese il lume che era già lì, appeso ad una sporgenza della parete, e dopo aver aiutato Maria a sdraiarsi, andò a prendere un po' d'acqua ai pozzi di Salomone, proprio nei pressi. Di ritorno, trovò Giuseppe fuori di sé, non sapeva che cosa fare, e non dobbiamo biasimarlo, perché agli uomini non insegnano a rendersi utili in simili occasioni, loro non vogliono saperne, al massimo saranno capaci di tenere la mano alla moglie sofferente, restandosene ad aspettare che tutto vada per il meglio. Maria, però è sola, il mondo morirebbe di sgomento se un ebreo di questo tempo osasse compiere quel minimo. Entrò la schiava, rivolse una parola di sostegno, Coraggio, poi si inginocchiò fra le gambe aperte di Maria, proprio nella posizione in cui devono stare le gambe delle donne per ciò che entra e ciò che esce, ormai Zelomi aveva perso il conto dei bimbi che aveva visto nascere, e il patimento di questa poverina è tale e quale a quello di tutte le altre donne, come ha deciso il Signore Iddio quando Eva commise il peccato di disobbedienza, Moltiplicherò le sofferenza della tua gravidanza, i tuoi figli nasceranno nel dolore, e oggi, trascorsi ormai tanti secoli, accumulato tanto dolore, ancora Dio non si dà per soddisfatto, e l'agonia continua. Giuseppe non è più lì, e neppure all'ingresso della grotta. E' scappato via per non sentire le urla, ma le urla lo seguono, è come se urlasse la terra, tanto che tre pastori, che si trovavano nei pressi con le loro greggi di pecore, si avvicinarono a Giuseppe e gli domandarono, Che cos'è, sembra che la terra stia urlando, e lui rispose, E' mia moglie, sta partorendo laggiù in quella grotta, e quelli dissero, Non sei di queste parti, non ti conosciamo, Siamo venuti da Nazareth in Galilea per il censimento, appena arrivati le sono aumentati i dolori, e adesso sta nascendo. Il crepuscolo lasciava intravedere a stento i visi dei quattro uomini, ben presto i lineamenti sarebbero svaniti, ma le voci proseguivano, Hai da mangiare, domandò uno dei pastori, Poco, rispose Giuseppe, e la stessa voce, Quando tutto sarà finito, avvertimi e ti porterò un po' di latte delle mie pecore, e poi si udì la seconda voce, E io ti darò un po' di formaggio. Poi ci fu un lungo e inesplicabile silenzio, prima che il terzo pastore parlasse. Infine, con una voce che sembrava provenire anch'essa da sottoterra, disse, E io vi porterò del pane.
Come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio. Pianse perché lo fecero piangere, e avrebbe pianto per quest'unico e solo motivo. Avvolto nelle fasce, riposa nella mangiatoia, non lontano dall'asino, ma non c'è pericolo di morsi, che la bestia l'hanno legata corta, Zelomi è andata fuori a sotterrare la placenta, mentre Giuseppe si sta avvicinando. Lei aspetta che lui entri e si ferma a respirare l'aria fresca dell'imbrunire, stanca come se avesse partorito lei stessa, nell'immaginazione, perché figli non ne ha mai avuti.
Scendendo dal pendio, tre uomini di avvicinano. Sono i pastori. Entrano insieme nella caverna. Maria è sdraiata e tiene gli occhi chiusi. Giuseppe, seduto sopra un sasso, ha il braccio posato sulla mangiatoia e sembra guardare il figlio. Si fece avanti il primo pastore e disse, Con queste mani ho munto le mie pecore e ho raccolto il loro latte. Maria, aprendo gli occhi sorrise. Avanzò il secondo pastore e disse, Con queste mani ho lavorato il latte e ho fatto il formaggio. Maria accennò col capo e sorrise di nuovo. Poi si avvicinò il terzo pastore, per un istante parve riempire la grotta con la sua statura e disse, senza guardare né il padre, né la madre del bimbo appena nato, Con queste mani ho impastato il pane che ti offro, col fuoco che esiste solo dentro la terra io l'ho cotto. E Maria seppe chi era. 

(Josè Saramago, Il vangelo secondo Gesù Cristo)



martedì 25 dicembre 2012

NATALE 2012

Per capire, io devo ascoltare lui che mi dice:
“Per toccarmi, lasciate i vostri bisturi...
Per vedermi, lasciate i vostri sistemi di televisione...
Per sentire le pulsazioni del divino nel mondo, non
prendete strumenti di precisione...
Per leggere le Scritture, lasciate la critica...
Per gustarmi, lasciate la vostra sensibilità...”
(Pierre Mounier).  


Sapete, questo anno mi hanno inviato degli strani auguri di Natale. 
Assieme alla consueta formula di auguri, comune ai tanti che si ricevono da chi in questi giorni ci pensa e ci scrive o telefona, c'era una riflessione. Non una frase fatta, che personalmente odio, era piuttosto una frase dettata dal suo vissuto, che indirettamente ed in parte conosco.
In sostanza si tratterebbe di questo: se ricordando i nostri anni passati, e quindi anche in questo ultimo trascorso, in mezzo a tanti momenti incerti e difficili, in cui i nostri sforzi sembravano inutili, riusciamo comunque  a ritrovare e riconoscere cose positive e ci ritroviamo comunque circondati da amici che costantemente chiedono "Come stai?" e si stringono intorno a noi quando ci sentiamo in difficoltà, possiamo ancora credere di avere davanti a noi giorni sempre migliori, a dispetto dei tempi che stiamo vivendo e di quelli che si stanno preparando. 
Vorrei girarvi questa riflessione, con i miei banali auguri di buone feste, pensando ad ognuno di voi, passato da qui, ed ai miei autori a cui rinnovo la mia gratitudine per aver creduto in me e nel mio blog, ma soprattutto per aver scritto quei loro versi di cui, invariabilmete, m'innamoro. 






Dal Vangelo secondo Luca
(perchè ricordare non fa male)
 



In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
(Lc 2,1-14) 

 

domenica 25 dicembre 2011

NATALE 2011


Proprio pochi minuti fa ho ricevuto gli auguri di una amica che vi giro con tutto il cuore.





Possa la strada alzarsi
per venirti incontro.
Possa il vento soffiare
sempre
 alle tue spalle.
Possa il sole splendere
sempre sul tuo viso
e la pioggia cadere
soffice sul tuo giardino.
E fino a che non ci incontreremo di nuovo,
possa Dio tenerti
nel palmo della Sua mano.


Benedizione irlandese


domenica 20 novembre 2011

MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA - DAVID MARIA TUROLDO

venerdì, 24 dicembre 2010
MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA - DAVID MARIA TUROLDO
 
Tra tutte i quadri di natività che ho trovato in rete, ho scelto questo di Caravaggio per unirlo ai miei auguri.
La scelta è caduta qui perchè fra tutte le figure di Maria, questa mi è parsa la più realistica.
Ancora "divinamente affranta" come la descrivono i versi di Gozzano, intenta ad osservare quel suo figlio che l'Angelo Gabriele le ha detto verrà chiamato "figlio dell'altissimo", ma che è ancora un bambino come tutti quelli  che nascono da tutte le mamme, in tutto il mondo e come loro bisognoso di cure: delle sue cure e del suo amore, quello che le vediamo sorgere in viso.
Unisco una poesia di David Turoldo che avevo selezionato per delle letture natalizie.
Una poesia che si confronta proprio con la notte della nascita di Dio, giocherellando e districandosi tra il verbo, nella sua accezione biblica, il silenzio e la parola.
E dunque gli auguri.
Quest'anno vanno in ogni direzione; dagli amici poeti della Vetrina, a quelli di Versi e Prosa, ormai dispersi, ma sempre presenti con la loro allegria ed il loro affetto, alle amiche del Gruppo di grafica e poesia, ai lettori silenziosi ed a quelli che lasciano una loro traccia, anche se anonima.
Agli autori che hanno sempre e cortesemente aderito alle mie richieste di pubblicare una loro poesia, quella di cui mi ero innamorata, a quelli con cui scambio idee e riflessioni, finendo per osservare le cose con altri occhi, per ascoltarle con altre parole; spesso parte da là qualche mio balbettìo di verso.
Alle nuove amicizie nate nell'ultimo anno ed alle vecchie che non invecchieranno mai.


http://www.asianews.it/files/img/NATALE_-_CARAVAGGIO.jpg



MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a meta’ del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e piu’ alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.




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