martedì 25 dicembre 2012

NATALE 2012

Per capire, io devo ascoltare lui che mi dice:
“Per toccarmi, lasciate i vostri bisturi...
Per vedermi, lasciate i vostri sistemi di televisione...
Per sentire le pulsazioni del divino nel mondo, non
prendete strumenti di precisione...
Per leggere le Scritture, lasciate la critica...
Per gustarmi, lasciate la vostra sensibilità...”
(Pierre Mounier).  


Sapete, questo anno mi hanno inviato degli strani auguri di Natale. 
Assieme alla consueta formula di auguri, comune ai tanti che si ricevono da chi in questi giorni ci pensa e ci scrive o telefona, c'era una riflessione. Non una frase fatta, che personalmente odio, era piuttosto una frase dettata dal suo vissuto, che indirettamente ed in parte conosco.
In sostanza si tratterebbe di questo: se ricordando i nostri anni passati, e quindi anche in questo ultimo trascorso, in mezzo a tanti momenti incerti e difficili, in cui i nostri sforzi sembravano inutili, riusciamo comunque  a ritrovare e riconoscere cose positive e ci ritroviamo comunque circondati da amici che costantemente chiedono "Come stai?" e si stringono intorno a noi quando ci sentiamo in difficoltà, possiamo ancora credere di avere davanti a noi giorni sempre migliori, a dispetto dei tempi che stiamo vivendo e di quelli che si stanno preparando. 
Vorrei girarvi questa riflessione, con i miei banali auguri di buone feste, pensando ad ognuno di voi, passato da qui, ed ai miei autori a cui rinnovo la mia gratitudine per aver creduto in me e nel mio blog, ma soprattutto per aver scritto quei loro versi di cui, invariabilmete, m'innamoro. 






Dal Vangelo secondo Luca
(perchè ricordare non fa male)
 



In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
(Lc 2,1-14) 

 

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