lunedì 17 dicembre 2012

DADELE - PAOLO CARBONAIO

Mi ero sempre ripromessa di inserire una nuova poesia di Paolo, rimandando sempre, forse per trovare il momento giusto. Ma esiste un momento giusto per una poesia? O piuttosto esiste l'occasione giusta per parlarne? 
Ad ogni modo, l'occasione è quella che da poco Paolo Carbonaio ha raccolto alcune sue poesie in un e-book che ha provveduto anche a stampare con le Edizioni SIMPLE.
Il libro si intitola "AFRICA", dal titolo della prima poesia della raccolta e comprende il testo poetico e una delle sue mirabili fotografie. E' un libro che ho visto generarsi: dall'idea alla programmazione alla nascita e per questo me ne sento legata. 
La poesia DADELE sembra essere ancora una poesia di dolore. Come  introdotto dalla prima terzina di versi, c'è un desiderio di uscire dal corso del tempo, di curare l'aridità dei ricordi, quando questi si fanno così lontani, sotto "il sole dell'altro millennio" - quindi impietoso - e senza che si possa proteggerli.
Del resto Paolo ama la pioggia: ce l'ha dichiarato in un'altra sua poesia, rendendola - come in realtà è - fonte di vita e da buon lupo di mare sembra esortare a non nascondersi, ad affrontare qualsiasi bufera, metaforicamente parlando.


Willem van de Velde il giovane (1633-1707) : Ships in a Gale



DADELE


Si è spezzata la clessidra,
la sabbia l'ha portata via il vento
e il tempo si è fermato.
Il cielo si è trasformato in pietra,
il mare ha coperto l'ultimo approdo,
il sole dell'altro millennio
inaridisce i fiori del ricordo.
Tra le zolle arse del mio mondo incatenato
dedico la forza che mi rimane
al tuo andare sicuro verso domani.
Coraggio amico mio,
non ti fermare.
Nessuna tempesta
può cancellare l'orizzonte.




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