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sabato 1 settembre 2012

VITA - LARS GUSTAFSSON



Quello di Lars è un felice ritorno nel passato. Il suo messaggio sembra essere tanto più è stata la felicità, tanto più è la malinconia. Si potrebbe definire quindi una poesia carica di gioia nostalgica oppure, usando le parole stesse dell'autore, di malinconica felicità.
Un peccato non averne trovata la stesura originale: come sempre devo arrendermi di fronte alla mia scarsa conoscenza delle lingue. Tra i molti miei limiti, quello che mi è più odioso.






Lars Gustafsson è nato a Västerås il 17 maggio 1936 ed è considerato il più internazionale scrittore svedese contemporaneo. Studioso di matematica e filosofia, poeta, saggista, drammaturgo, romanziere fra i più tradotti all’estero, e in questa sua intensa attività (oltre cento i libri pubblicati: poesie, saggi di critica letteraria, romanzi che sono stati tradotti in quindici lingue) ha ottenuto molti riconoscimenti. Nel 1996, quando ottenne il Pilot Prize (istituito per premiare con 150.000 corone svedesi chi si distingueva nella letteratura), fu descritto come filosofo, poeta, visionario.
Diplomato nel 1960 all'Università di Upsala dove ha studiato sociologia e filosofia, ha conseguito il dottorato nel 1978. E' stato sposato tre volte ed avuto quattro figli dalle prime due mogli .
I romanzi che gli hanno dato la notorietà a livello internazionale, è stato il ciclo Crepe nel muro di cui fanno parte cinque libri: Lo stesso signor Gustafsson (1971), La lana (1973), Festa in famiglia (1975), Sigismondo (1976) e  Morte di un apicultore (1978), tutti caratterizzati da da domande esistenziali mischiate all'assurdo ad al comico. Ha insegnato Storia del Pensiero Europeo all'Università di Austin, Texas, dal 1983, anno successivo alla separazione con la prima moglie, e fino al 2006, anno successivo al suo terzo matrimonio e del pensionamento, a seguito del quale si è ritirato a Södermalm, quartiere di Stoccolma. Nel 1986 è stato fatto cavaliere dell'Ordre des Arts et des Lettres.
In Italia ha ricevuto il Premio Agrigento e il Premio Grinzane Cavour.







VITA



La vita scorre attraverso il mio tempo,
e io, un volto non rasato,
dove le rughe sono profonde, analizzo
le tracce.

Pensieri come bestiame,
avanzano sulla strada per bere,
estati perdute ritornano, ad una ad una,

profonda come il cielo viene la malinconia,
per la pianta di carice che fu,
e le nuvole che allora rotolavano più bianche,

eppure so che tutto è uguale,
che tutto è come allora e irraggiungibile;
perché sono al mondo,

e perché mi prende la malinconia?
E gli stessi lillà profumano come allora.
Credimi: c’è un’immutabile felicità.

Traduzione di Enrico Tiozzo



domenica 18 marzo 2012

I RICORDI MI VEDONO - TOMAS TRANSTROMER


Leggere la sua poesia non è un percorso lineare: è come entrare in una labirintica chiocciola. La compressione delle immagini conduce alla contrazione degli elementi connettivi, dei passaggi logico-sintattici, dando spazio alla molteplicità interpretativa, alla pluralità del senso, lasciando spesso misteriosi i referenti. Questa oscurità ….... in Transtromer nasce dalla volontà di sfuggire ai vuoti schemi della comunicazione massificata, di contrapporsi ai linguaggi pubblicitari....” 
(Maria Cristina Lombardi sul numero 265 della rivista Poesia, Crocetti Edtore) 

Poco narrativo, dunque, ma non sempre il suo messaggio è chiuso e difficile da penetrare e penso per esempio a Motivo medievale:

Sotto le nostre espressioni stupefatte
C’è sempre il cranio, il vuoto impenetrabile. Mentre
Il sole lento ruota nel cielo.
…………………………………….La partita a scacchi prosegue.

Un rumore di forbici da parrucchiere nei cespugli.
Il sole ruota lento nel cielo.
La partita a scacchi si interrompe sul pari.
…………………………………….Nel silenzio di un arcobaleno.

Quella che riporto invece, appartiene alla sua espressività descrittiva, fatta di piccoli accenni: il mattino, il verde che presuppone un giardino o un bosco, camaleonti (dove vivono i camaleonti?) e poi gli uccelli che salutano la luce del giorno (troppo presto per svegliarsi, troppo tardi per riprendere il sonno); ed è tutta qua la sua poesia, a parte il suo tema del silenzio e la concentrazione in sé, espressa dai ricordi. Combinazione perfetta, per il mio sentire.




Tomas Gösta Tranströmer è uno scrittore, poeta e traduttore svedese, Premio Nobel del 2011. Tradotto in 46 lingue, è considerato uno dei più importanti scrittori scandinavi del dopo Guerra Mondiale.
I lunghi inverni svedesi, i ritmi delle stagioni, la bellezza della natura, tutto questo raccontato con un afflato dal sapore quasi religioso.
Nato a Stoccolma il 15 Aprile 1931 è cresciuto dalla madre, insegnante, dopo il divorzio col padre.
Inizia a scrivere poesia già quando frequentava la Södra Latin School di Stoccolma, pubblicando la sua prima raccolta 17 dikter (17 Poesie) nel 1954.
Si laurea in Psicologia nel 1956, con un bagaglio supplementare di studi su religione, storia e letteratura. Diviene assistente nella stessa università e l'anno successivo si sposa con Monica Bladh. Negli anni che vanno dal 1960 ed il 1966, Tomas lavora come psicologo presso il riformatorio di Roxtuna, nel sud della Svezia, tra disabili, carcerati e tossicodipendenti.
Nel 1990 fu colpito da un ictus che compromise la sua capacità di parlare, oltre all'uso della mano destra.
Un riconoscimento che va oltre quello della critica non sempre benevola nei suoi confronti, specialmente in occasione del suo Premio Nobel, lo ha ricevuto dai molti autori che hanno ammesso di avere dei debiti creativi nei suoi confronti, come gli altrettanto Nobel Iosif Brodskij, Derek Walcott, Seamus Heaney e molti altri autori delle nuove generazioni polacche ed anche statunitensi, grazie all'opera di traduzione delle sue poesie da parte dell'amico Robert Bly.
In Italia è stato edito da Crocetti nel 2008 (“Poesia dal silenzio”) che nel 2011 ha pubblicato un nuovo volume dal titolo Il grande mistero.
Ma già nel 1996 il Centro mondiale Giacomo Leopardi di Recanati pubblicò l'antologia "Poesie", nella traduzione di Giacomo Oreglia, istituto all'epoca presieduto da Mario Luzi. E fu proprio il poeta fiorentino Luzi, piu' volte candidato al Nobel, a volere che uscisse in italiano la prima traduzione del grande autore svedese che aveva conosciuto grazie all'amicizia con Oreglia stesso.
Motivazione della giuria al Premio Nobel:
«Perché attraverso le sue immagini asciutte e traslucide, ci dà un accesso fresco alla realtà».
Un'altra grande passione di Tomas è la musica. Dopo il suo ictus, ha imparato a suonare con la mano sinistra, cosa che ha rappresentato per lui “un modo di continuare a vivere”.





              I RICORDI MI VEDONO

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.



Minnena ser mig
 
En junimorgon då det är för tidigt
att vakna men för sent att somna om.
Jag måste ut i grönskan som är fullsatt
av minnen, och de följer mig med blicken.
De syns inte, de smälter helt ihop
med bakgrunden, perfekta kameleonter.
De är så nära att jag hör dem andas
fast fågelsången är bedövande.




sabato 19 novembre 2011

IO NON SONO UNA DONNA - EDITH SODERGRAN

venerdì, 01 gennaio 2010
 
 
Usa decisamente un linguaggio moderno in questa definizione di sè, Edith.
Una bella voce, che avrebbe dovuto, potuto darci di più.


http://www.leonardolibri.com/public/images/notturev.jpg


Edith Irene Södergran (1892-1923) è considerata un pioniere della poesia moderna di lingua svedese in Finlandia per il suoi significativi contributi di stile (quali la liberazione del verso dalla rima e dalla metrica) e contenuti (autobiografici, intimi, a volte criptici).
Nasce il 4 aprile 1892 a San Pietroburgo.
Inizia la scuola al Ginnasio Tedesco di san Pietroburgo, nonostante si siano trasferiti nella vicina Raivola e dove trascorrono ogni estate.
Nel 1907 inizia a scrivere il cosiddetto "Quaderno dalla copertina cerata" che contiene manoscritti datati dal 1907 al 1909. Nell'ottobre di quell'anno il padre morirà di tubercolosi, mentre nel gennaio 1909 diagnosticano anche a lei la tubercolosi e viene ammessa al sanatorio di Nummela, dove è sotto le cure di Axel von Bondsdorff
Per due anni (1911 - 1913) si trasferisce ad Arosa in Svizzera, ed alla citta' di cura di Davos, per poi tornare nella sua Raivola nel 1914.
Nel 1916 prende contatto con l'editore Holger Schildt a cui chiede di pubblicare le sue poesie ed esce "Dikter",
Ma con la rivoluzione russa, la famiglia perde tutto. Nell' autunno 1917 Edith visita Helsinki per contattare critici e poeti. E' la sua ultima visita a Helsinki.
L'anno successivo la guerra civile provoca lo stazionamento delle truppe a Raivola e la requisizione della villa di Edith. Lei si trasferisce in una piccola casetta presso la chiesa. La raccolta "Septemberlyran" esce con la critica positiva di Hagar Olsson, col quale inizia una fitta corrispondenza. Esce una nuova raccolta "Rosenaltaret" ed il libro di aforismi "Brokiga iakttagelser" in autunno. Edith legge Nietzsche e viene introdotta gradualmente all'antroposofia di Rudolph Steiner.
Nel 1922 Elmer Diktonius visita Raivola in marzo ed inizia un carteggio con Edith, che inizia un lavoro di traduzione di poeti finno-svedesi in tedesco, ma alla fine dell'anno brucia il manoscritto perche' non e' riuscita a farlo pubblicare da alcuna casa editrice tedesca.
L'anno successivo distrugge tutte le lettere che aveva ricevuto e qualche manoscritto. Muore, a 31 anni, la notte di mezzestate.
Notizie raccolte dal sito pollesello.blogspot.com/


 




IO NON SONO UNA DONNA


Io non sono una donna. Sono una cosa neutra.
Sono un bimbo, un paggio e una decisione ardita,
sono un raggio ridente di sole scarlatto...
Io sono una rete per tutti i pesci voraci,
sono un calice a onore di tutte le donne,
sono un passo verso il caso e la rovina,
sono un salto nella libertà e nel sé...
Io sono il sussurro del sangue nell'orecchio dell'uomo,
sono una febbre dell'anima, della carne voglia e rifiuto,
sono una targa d'ingresso a nuovi paradisi.
Io sono una fiamma, che cerca vivace,
sono un'acqua, fonda, ma audace fino al ginocchio,
sono fuoco e acqua in rapporto leale, e senza condizioni...



giovedì 17 novembre 2011

RICORDO - KARIN BOYE

domenica, 19 luglio 2009
RICORDO - KARIN BOYE


All'origine del mistero
sul perchè Dio
ha delegato ad altri
il potere di creare la vita
c'è una donna
.

(Carla Natali)








RICORDO


Quieta voglio ringraziare il mio destino:
mai ti perdo del tutto
Come una perla cresce nella conchiglia,
così dentro di me
germoglia dolcemente il tuo essere bagnato di rugiada.
Se infine un giorno ti dimenticassi –
allora sarai tu sangue del mio sangue
allora sarai tu una cosa sola con me -
lo vogliano gli dei



Minne

 Stilla vill jag Tacka Mitt ODE:
 aldrig jag Signor scavo Helt.
 Som en pärla växer i Musslan,
 så nel raggio di mig
 Gror Ditt daggiga Väsen ljuvt.
 Om fino SIST EN dag Jag har glömt dig -
 då är du blod av mitt blod,
 då är du ETT med mig -
 det gudarna dare.

Moln, 1922


 

SEI LA MIA CONSOLAZIONE PIU' PURA - KARIN BOYE

lunedì, 22 giugno 2009
SEI LA MIA CONSOLAZIONE PIU' PURA - KARIN BOYE

Non conoscevo questa poesia, tuttavia devo forse averla letta, dato che in un certo qual modo ne sono rimasta influenzata, marginalmente spero.
Ancora una poesia che "scuote dentro" di Karen







SEI LA MIA CONSOLAZIONE PIU' PURA
 
Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perchè niente fa male come te.

No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima-
tu sei il meglio che ho.




Du är min renaste Trost

  Du är min renaste Trost,
 du är Mitt fastaste Skydd,
 du är det bästa Jag har,
 ty intet Gör ont som du.

 Nej, intet gör ont som du.
 Du svider Som è och campo,
 du SKÄR som ett stål min själ -
 du är det bästa Jag har.

Moln (1922)


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martedì 15 novembre 2011

CERTO CHE FA MALE - KARIN BOYE

sabato, 17 gennaio 2009
CERTO CHE FA MALE – KARIN BOYE

Massì-che-lo-so che la primavera è lontana.
E' che la nostalgia della primavera non lo sa.....
E poi c'è Karen che ce ne parla.
Ma siamo proprio sicuri che parli solo della primavera?
Con i suoi scritti abbiamo modo di vedere le cose in maniera così inconsueta........... è come se indossassimo un nuovo paio di occhi. Sono sempre piccole cose, quelle da cui parte, ma quanto in profondità ci trascina!
Stavolta, io credi che il fulcro della sua poesia sia questo:

essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.

 

Quante volte ci siamo sentiti impotenti, con questa indecisione su quello che c'è da fare, come agire e  quando farlo prima di scuoterci e adottare le nostre personali strategie?
E se non l'avessimo fatto, beh, poveri noi!
In questo caso avremo subito la vita, non l'avremo vissuta: peccato!






CERTO CHE FA MALE


Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
                                     male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
                               e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio -
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
                                          che crea il mondo. 



Ja visst Gör det ont

 Ja visst Gör det ont när knoppar Brister.
 Varför skulle Annars tveka våren?
 Varför skulle tutto vår Heta Längtan 
 Bindas i det frusna bitterbleka?
 Höljet var ju Knoppen hela vintern.
 Vad är det för nytt, som Tar och Spranger?
 Ja visst Gör det ont när knoppar Brister,
 ont per Det som växer
                               och det som stanger.

 Ja nog är det svårt när Droppar Faller.
 Skälvande av ängslan tungt de Hanger,
 klamrar sig vid kvisten, sväller, aliante -
 tyngden Drar dem Nerat, Hur de klänger.
 Svart att vara oviss, Radd och delad,
 svårt att Kanna djupet dra och Kalla,
 ANDA Sitta kVAr och bara Darra -
 svårt att Vilja stanna
                               och Vilja falla.

 DA, när det är värst och inget hjälper,
 Brister som i jubel trädets knoppar.
 DA, när Ingen rädsla Langre Haller,
 Faller i ett scintillio kvistens Droppar
 glommer att de skrämdes av det nya
 glommer att de ängslades för Farden -
 Kanner en sekund peccato största trygghet,
 Vilar i den Tillit
                               som skapar Världen.

För trädets skull, 1935

L'ATTIMO - KARIN BOYE

sabato, 10 gennaio 2009

Tenete ben presente la sua immagine e leggiamo anche questa poesia: è la descrizione dell'attimo, quello della quieta soddisfazione. Per il sentimento che esprime si può riallacciare a Scema di Gianni oppure a Se mi propongo di Pimienta, a Scrivo a te donna di Fiume, a Paris di notte di Prevert.  Mi sento di agiungerci anche la poesia di Hikmet, Prigione di Bursa...






L'ATTIMO

Nessun cielo di una notte d'estate senza respiro
giunge così profondo nell'eternità,
nessun lago,quando le nebbie si diradano,
riflette una calma simile
come l'attimo-

quando i confini della solitudine si cancellano
e gli occhi diventano trasparenti
e le voci diventano semplici come venti
e niente c'è più da nascondere.
Come posso ora aver paura?
Io non ti perderò mai.