domenica 18 marzo 2012

I RICORDI MI VEDONO - TOMAS TRANSTROMER


Leggere la sua poesia non è un percorso lineare: è come entrare in una labirintica chiocciola. La compressione delle immagini conduce alla contrazione degli elementi connettivi, dei passaggi logico-sintattici, dando spazio alla molteplicità interpretativa, alla pluralità del senso, lasciando spesso misteriosi i referenti. Questa oscurità ….... in Transtromer nasce dalla volontà di sfuggire ai vuoti schemi della comunicazione massificata, di contrapporsi ai linguaggi pubblicitari....” 
(Maria Cristina Lombardi sul numero 265 della rivista Poesia, Crocetti Edtore) 

Poco narrativo, dunque, ma non sempre il suo messaggio è chiuso e difficile da penetrare e penso per esempio a Motivo medievale:

Sotto le nostre espressioni stupefatte
C’è sempre il cranio, il vuoto impenetrabile. Mentre
Il sole lento ruota nel cielo.
…………………………………….La partita a scacchi prosegue.

Un rumore di forbici da parrucchiere nei cespugli.
Il sole ruota lento nel cielo.
La partita a scacchi si interrompe sul pari.
…………………………………….Nel silenzio di un arcobaleno.

Quella che riporto invece, appartiene alla sua espressività descrittiva, fatta di piccoli accenni: il mattino, il verde che presuppone un giardino o un bosco, camaleonti (dove vivono i camaleonti?) e poi gli uccelli che salutano la luce del giorno (troppo presto per svegliarsi, troppo tardi per riprendere il sonno); ed è tutta qua la sua poesia, a parte il suo tema del silenzio e la concentrazione in sé, espressa dai ricordi. Combinazione perfetta, per il mio sentire.




Tomas Gösta Tranströmer è uno scrittore, poeta e traduttore svedese, Premio Nobel del 2011. Tradotto in 46 lingue, è considerato uno dei più importanti scrittori scandinavi del dopo Guerra Mondiale.
I lunghi inverni svedesi, i ritmi delle stagioni, la bellezza della natura, tutto questo raccontato con un afflato dal sapore quasi religioso.
Nato a Stoccolma il 15 Aprile 1931 è cresciuto dalla madre, insegnante, dopo il divorzio col padre.
Inizia a scrivere poesia già quando frequentava la Södra Latin School di Stoccolma, pubblicando la sua prima raccolta 17 dikter (17 Poesie) nel 1954.
Si laurea in Psicologia nel 1956, con un bagaglio supplementare di studi su religione, storia e letteratura. Diviene assistente nella stessa università e l'anno successivo si sposa con Monica Bladh. Negli anni che vanno dal 1960 ed il 1966, Tomas lavora come psicologo presso il riformatorio di Roxtuna, nel sud della Svezia, tra disabili, carcerati e tossicodipendenti.
Nel 1990 fu colpito da un ictus che compromise la sua capacità di parlare, oltre all'uso della mano destra.
Un riconoscimento che va oltre quello della critica non sempre benevola nei suoi confronti, specialmente in occasione del suo Premio Nobel, lo ha ricevuto dai molti autori che hanno ammesso di avere dei debiti creativi nei suoi confronti, come gli altrettanto Nobel Iosif Brodskij, Derek Walcott, Seamus Heaney e molti altri autori delle nuove generazioni polacche ed anche statunitensi, grazie all'opera di traduzione delle sue poesie da parte dell'amico Robert Bly.
In Italia è stato edito da Crocetti nel 2008 (“Poesia dal silenzio”) che nel 2011 ha pubblicato un nuovo volume dal titolo Il grande mistero.
Ma già nel 1996 il Centro mondiale Giacomo Leopardi di Recanati pubblicò l'antologia "Poesie", nella traduzione di Giacomo Oreglia, istituto all'epoca presieduto da Mario Luzi. E fu proprio il poeta fiorentino Luzi, piu' volte candidato al Nobel, a volere che uscisse in italiano la prima traduzione del grande autore svedese che aveva conosciuto grazie all'amicizia con Oreglia stesso.
Motivazione della giuria al Premio Nobel:
«Perché attraverso le sue immagini asciutte e traslucide, ci dà un accesso fresco alla realtà».
Un'altra grande passione di Tomas è la musica. Dopo il suo ictus, ha imparato a suonare con la mano sinistra, cosa che ha rappresentato per lui “un modo di continuare a vivere”.





                      I RICORDI MI VEDONO

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.



Minnena ser mig
 
En junimorgon då det är för tidigt
att vakna men för sent att somna om.
Jag måste ut i grönskan som är fullsatt
av minnen, och de följer mig med blicken.
De syns inte, de smälter helt ihop
med bakgrunden, perfekta kameleonter.
De är så nära att jag hör dem andas
fast fågelsången är bedövande.




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