sabato 19 novembre 2011

LUNA - MARK STRAND

martedì, 20 aprile 2010
LUNA - MARK STRAND
 
Quante poesie sulla luna sono state scritte?
In lei è stato immaginato volassero i cari estinti, è stata complice di amori, ha rischiarato notti, consolato le anime angociate. Ci hanno visto migliaia di volti riflessi, ognuno quello del suo cuore ed era luogo di incontro per amanti lontani.
In questa poesia l'autore non  ricorre a lei tanto quanto fonte d'ispirazione, di idillio, di punto d'incontro; la luna diventa viva, si muove persino e  rapisce in un crescendo di sensazioni e di musicalità.
Versi che mi ricordano molto questi altri, altrettanto musicali, anche se non altrettanto positivi
"...
chiudo il libro e gli occhi
per non veder la luce di quel che mi è negato

....."
(J.V. Piqueras)

e non so decidere quali di questi amo di più.


http://www-news.uchicago.edu/releases/04/041011.mark-strand.jpg


Mark STRAND, nato in Canada, è cresciuto negli Stati Uniti. Insegna al Committee on Social Thought dell’Università di Chicago. Per le sue raccolte di poesia ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una MacArthur Fellowship e nel 1999 il Premio Pulitzer. Nel 1990 è stato Poeta Laureato degli Usa. Tra i suoi scritti figurano anche racconti, alcune monografie su artisti contemporanei, libri per ragazzi e traduzioni di poeti. Un’antologia delle sue poesie è stata pubblicata da Donzelli nel 1999. In Italia sono uscite anche una raccolta di prose sull’arte (L’alfabeto di un poeta, 2001) e una di «osservazioni» sulle nuvole (89 nuvole, 2003), entrambe edite da L’Obliquo, Brescia.





LUNA

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

lì tra due nuvole, muovendosi piano, così piano che sembrerà
siano trascorse ore prima che possa voltare alla pagina seguente

lì dove la luna, più luminosa ora, fa approdare un sentiero
che ti conduca via da ciò che hai appreso

dentro i luoghi in cui tutto quello che avevi sperato si avvera,
la sua sillaba solitaria come un bisbiglio penzoloni

al margine del senso, ad aspettare che sia tu a pronunziarne il nome
ancora una volta staccando lo sguardo dalla pagina

chiudendo il libro, ancora sentendolo così com'era
quel sospendersi nella sua luce, quell'inatteso paradiso del suono.



Trad. Natalia Castaldi
 

MOON 


Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its lone syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

close the book, still feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.


 

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