sabato 25 aprile 2015

CHE COSA ERA LA RESISTENZA - CARLO LEVI

Partigiano
ti ho visto appeso
immobile.
Solo i capelli si muovevano
leggermente sulla tua fronte.
Era l'aria della sera
che sottilmente strisciava
nel silenzio
e ti accarezzava,
come avrei voluto fare io.
(Giacomo Manzù - 25 aprile 1977)


Quest'anno saranno settanta anni dalla liberazione, una ricorrenza che in questo momento  dovrebbe essere più meditata. Specialmente dopo le minacce verso il nostro paese e i recenti blitz della polizia verso presunti fiancheggiatori di Al Qaeda, ma soprattutto dopo le varie azioni terroristiche intraprese, è vero, lontano da noi ma possiamo dire davvero che non ci riguarda? A costo di sembrare superficiale,  credo che queste minacce vengano da persone così lontane dal nostro modo di essere e di pensare, da non concepire che la nostra risposta possa travolgere leggi e autorità, come noi non sappiamo concepire quali  menti (e cuori) possano progettare le atrocità che ci vengono sbattute in faccia. Progettare... perchè tra le cosiddette "menti" non c'è una capace di "amministrare personalmente la propria giustizia" e si affida a soldati indottrinati, a sadici, a persone emarginate e insoddisfatte che riesce a reclutare.  
Soffermatevi sulla strofa centrale e sul suo ultimo verso. Lo spirito che  la ispira è quello di una comunione di uomini che va ben oltre l'arroganza,  la superbia,  il colore della pelle o la prefessione religiosa. E il termine "uomini" è da intendersi in senso lato.




Alla mezzanotte e tre quarti del 29 novembre 1902  nasce Graziadio Carlo Levi da Ercole e da Annetta Treves. I genitori appartenevano entrambi alla media borghesia ebraica: il padre era rappresentante di una ditta inglese di tessuti, la madre era sorella del leader socialista riformista Claudio Treves. Nel 1904 la famiglia si stabilì nella villa costruita al n. 11 di via Bezzecca, destinata a diventare il cuore degli affetti infantili e adolescenziali
Fin da ragazzo è affascinato dalla pittura, arte che coltiverà con gran passione per tutta la vita e gli regalerà importanti soddisfazioni. Dopo il diploma si iscrive alla facoltà di medicina all'Università di Torino. In quel periodo, tramite lo zio, l'onorevole Claudio Treves, conosce Piero Gobetti che lo invita a collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce in quel cenacolo di artisti che fu la scuola di pittura di Felice Casorati.
In questo contesto multiculturale, Carlo ha modo di conoscere e confrontarsi con personaggi come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi ma anche con  Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan, figure importanti queste ultime per la sua evoluzione pittorica.
Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi, dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei Fauves, di Amedeo Modigliani e di Chaïm Soutine, leggendovi un incitamento alla ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana. Durante questo viaggio, scrive anche il primo articolo sulla sua pittura nella rivista L'Ordine Nuovo. Si laurea in medicina nello stesso anno e rimarrà alla Clinica Medica dell'Università di Torino come assistente fino al 1928, senza  esercitare la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda amicizia e l'assidua frequentazione di Felice Casorati orientano la propria attività artistica. Dopo altri soggiorni a Parigi, dove continua ad avere uno studio, la sua pittura subisce un ulteriore cambiamento stilistico, proseguito poi con la conoscenza, tra il 1929 e il 1930, di Modigliani. Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla fine del 1928 entra a far parte del  movimento pittorico cosiddetto dei sei pittori di Torino ed espone in diverse città in Italia e in Europa (Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
Levi, ha una sua visione precisa sul significato della parola libertà  in pittura, in contrapposizione sia a quella ufficiale, retorica e sottomessa al conformismo del regime fascista che a quella del  modernismo ipocrita del movimento futurista.
Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, Levi viene arrestato una prima volta  nel marzo 1934, poi nell'anno successivo, il 15 maggio 1935 su segnalazione dello scrittore Dino Segre; a seguito di un appello di alcuni artisti francesi, viene rilasciato, ma confinato nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano.  Da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli (nel racconto, il paese viene chiamato Gagliano imitando la pronuncia locale). Tale romanzo nel 1979 verrà anche adattato per il cinema e la televisione da Gillo Pontecorvo e Francesco Rosi, con Gianmaria Volonté nei panni di Carlo Levi.
Nel 1936 il regime fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista etiopica, gli concede la grazia, e Carlo si trasferisce per alcuni anni in Francia, dove continua la sua attività politica. Rientrato in Italia, nel 1943 aderisce al Partito d'azione e dirige insieme ad altri Azionisti
Nel 1945 Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti. In esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta". La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di pittore: ma la stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo soggiorno in Basilicata (sotto il fascismo chiamata Lucania), diventando più rigorosa ed essenziale e fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio, personale realismo. Sempre nel 1945 Carlo Levi stringe una relazione con Linuccia Saba, l'unica figlia di Umberto.
Nel dopoguerra continua la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano Italia libera, partecipando a iniziative e inchieste politico-sociali sull'arretratezza del Mezzogiorno d'Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano La Stampa di Torino. Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come la sua narrativa. Dopo Cristo si è fermato a Eboli, di grande interesse sono Le parole sono pietre del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio Viareggio), Il futuro ha un cuore antico (1956), Tutto il miele è finito (1965) e L'orologio, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).
Nel 1963, convinto dai vertici del partito comunista e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica basata sulla conservazione di aio 1975. La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti, lasciando il paese. In realtà Levi tornò più volte in terra di Basilicata nel secondo dopoguerra. Ne sono testimonianza le numerose foto custodite nella pinacoteca dedicatagli nel comune di Aliano che lo ritraggono nelle varie locerti diritti acquisiti anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e si candida a un seggio senatoriale. Viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica (nel collegio di Civitavecchia prima e in quello di Velletri poi) come indipendente del Partito comunista italiano.
Nel gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina ed in quello stato temporaneo di cecità riesce a scrivere Quaderno a cancelli, che sarà pubblicato postumo nel 1979 senza la parte finale recuperata recentemente dallo studioso Donato Sperduto, ed a tracciare 146 disegni.
Muore a Roma il 4 gennaio 1975. Viene sepolto nel cimitero di Aliano per mantenere la promessa di tornare fatta agli abitanti quando lascia il paese.


Giacomo Manzù - Monumento al partigiano - Giardino di Porta Nuova - Bergamo bassa


CHE COSA ERA LA RESISTENZA


Siamo stati insieme
diventando insieme uomini;
se il mondo era diviso
erano uniti i nostri cuori,
aperte le nostre porte.

Brillava su tutti i visi
una speranza comune,
una raggiunta esistenza
giovane in mezzo ai dolori:
ci siamo riconosciuti.

Un popolo nuovo, immune
dai limiti ripetuti
nasceva con nomi nuovi
sicuro della morte.
Era la Resistenza.

(1955)


1 commento:

  1. Su Agon Channel tutti i giorni alle 13 c'è "Quello che le donne non dicono", talk show al femminile condotto da Monica Setta: ogni giorno ci sono 2 ospiti che si confrontano.

    RispondiElimina