sabato 19 novembre 2011

SONO I FIUMI - JORGE LUIS BORGES

lunedì, 28 dicembre 2009
SONO I FIUMI - JORGE LUIS BORGES
 
Confesso di non conoscere la parabola citata nella poesia, anche se è possibile che col termine parabola non è detto che si riferisca a uno degli insegnamenti di Gesù, ma più ad una novella, una metafora, da cui prendere spunto.  (Quindi vi sarò grata se me ne voleste dare una qualche notizia)
Spunto io credo, per rivendicare l'immortalità. Ma non quella statica dei monumenti, delle statue che vediamo in giro per le città, soprattutto italiane, che possiamo ammirare nella loro quasi integrità ed invidiare quell'architetto o quello scultore. Come l'atto attribuito a Michelangelo verso il suo Mosè (anche se pare poi che sia stato smentito), un colpo di martello e l'esclamazione "PARLA !", così rivendica per sè e per la categoria segli scrittori tutti, il dono di una immortalità diversa (La memoria non conia più monete), quella che sa ancora parlare, attraverso le poesie a loro sopravvissute (E tuttavia qualcosa c'è che resta), saper dire qualcosa di sempre diverso (tuttavia c'è qualcosa che geme).
Non è forse vero che ognuno di noi lettori interpreta uno scritto secondo le sue idee, il suo gusto, il suo vissuto in generale? E non vi è mai capitato di interpretare il medesimo scritto in maniere differenti, se letto in  tempi diversi e con differenti stati d'animo?





SONO I FIUMI



Siamo il tempo. Siamo la famosa
parabola di Eraclito l'Oscuro.
Siamo l'acqua, non il diamante duro,
che si perde, non quella che riposa.


Siamo il fiume e siamo anche quel greco
che si guarda nel fiume. Il suo riflesso
muta nell'acqua del cangiante specchio,
nel cristallo che muta come il fuoco.


Noi siamo il vano fiume prefissato,
dritto al suo mare. L'ombra l'ha accerchiato.
Tutto ci disse addio, tutto svanisce.


La memoria non conia più monete.
E tuttavia qualcosa c'è che resta
E tuttavia qualcosa c'è che geme.





SON LOS RIOS


Somos el tiempo. Somos la famosa
parábola de Heráclito el Oscuro.
Somos el agua, no el diamante duro,
la que se pierde, no la que reposa.

Somos el río y somos aquel griego
que se mira en el río. Su reflejo
cambia en el agua del cambiante espejo,
en el cristal que cambia como el fuego.

Somos el vano río prefijado,
rumbo a su mar. La sombra lo ha cercado.
Todo nos dijo adiós, todo se aleja.

La memoria no acuña su moneda.
Y sin embargo hay algo que se queda
y sin embargo hay algo que se queja.





Ecco che sono caduta di nuovo nell'errore.
In mia difesa posso dire che molti testi in internet circolano col nome sbagliato, ma  io sono stata - comunque - poco attenta.
Quindi rettifico il nome di EREDITO L'OSCURO con quello di ERACLITO L'OSCURO, come giustamente sottolineato da Mauro e che ringrazio per la sua attenzione.
Mi rimorde un  pò questa mia superficialità e me ne scuso qui, sperando di non dovermi ripetere un'altra volta. 




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#1  29 Dicembre 2009 - 07:33
                                                                                                              
Al secondo verso il nome esatto è Eraclito, filosofo greco  che nel V secolo avanti Cristo scrisse un'opera di cui ci restano più di cento frammenti. Egli ebbe fama di pensatore enigmatico e oscuro per il suo stile e il contenuto ambiguo e paradossale dei suoi scritti.
Eraclito  è famoso come filosofo del divenire, del panta rhei (tutto scorre). Sua è l'immagine secondo cui non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume.
Mauro

Utente: maurogermani maurogermani 


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