domenica 13 novembre 2011

BENVENUTA, DONNA MIA, BENVENUTA - NAZIM HIKMET

sabato, 18 ottobre 2008
Ancora lo stesso poeta, ancora una bella poesia.
Ho appena avuto il tempo di arrotolarmela in bocca, che ve la propongo.
Non so se, al pari dell'altra, anche questa sarà presente in altri blog. A me ineressa che sia nel mio.



Un autoritratto: Nazim Hikmet nella sua cella di prigione, 1946



 Benvenuta, donna mia, benvenuta!


 Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Certo sei stanca
come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d'argento

certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti

certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido

la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

Hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato

hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre

hai pianto
e perle son rotolate sulle mie palme

ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!






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