sabato 19 novembre 2011

DEV' ESSERCI - JOSE' SARAMAGO

giovedì, 24 giugno 2010
DEV' ESSERCI - JOSE' SARAMAGO
 
C'è in questa "poesia tardiva" come un senso di  frustrazione nel non trovare parole adatte ad esigenze nuove del suo dire o forse nel non saperne creare di nuove.
Eppure la poesia è bilanciata, divisa in tre quartine quasi tutte endecasillabe.
Ma i poeti sono tormentati dalla perfezione del verso. Non si fanno nessuno sconto per sè stessi,anche se sono magnanimi con altri.


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DEV'  ESSERCI...


Dev' esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev' esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev' esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in un altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.


(Trad. F. Toriello)


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#1  24 Giugno 2010 - 23:07
profondissima nella sua semplice linearità.
si qualcosa ci dev'essere, e prima o poi ci troverà.
Utente: GRICIO GRICIO

#2  25 Giugno 2010 - 07:42

C'è sempre nella parola poetica una tensione nascosta, un "andare verso", un oltre da raggiungere, un approssimarsi a ciò che è lontano e nello stesso tempo la sensazione di essere sempre indietro nel cammino, sempre in ritardo, come afferma Saramago nell'ultima strofa.
Ogni poesia, in un certo senso, è tardiva...
Mauro
Utente: maurogermani maurogermani

#3  25 Giugno 2010 - 18:55
Saverio, non credo che sia la poesia a trovarci, ma piuttosto noi lei.
Interessante la tua osservazione, Mauro: "Ogni poesia, in un certo senso, è tardiva...."
Indubbiamente, la poesia intesa come espressione di una emozione, viene sempre scritta a posteriori.
Ma se esprime un sentimento?
Cos'è il sentimento se non un protrarsi di una emozione?
E una poesia che parla d'amore o di dolore racconta di qualcosa che io vivo e voglio,  riesco ad esprimere oggi, ma domani sarà ancora presente e lo sarà anche il giorno dopo e dopo ancora.
Come ho espresso nella mia introduzione, penso (ma sicuramente esisteranno saggi sulla poetica di questo autore che mi sconfesseranno) che questa poesia sia nata dall'impotenza di trovare nuove parole  per esprimere quello che ha dentro.
Nei tempi, sono stati creati milioni  e milioni di versi. Combinazioni di parole, abbinamenti classici, innovativi o arditi.
In ogni poesia che leggiamo - se leggiamo buona poesia - c'è qualcosa che ci colpisce; in quella dei Poeti grandi, viceversa, c'e qualcosa che vorremmo vedere scritto diversamente, con altre metafore, con altri accostamenti di parole, così come abbiamo trovato in quell'altra poesia del talaltro autore, magari assolutamente sconosciuto, che ha però scritto un verso mirabile.
Essere sempre diversi da ogni altro, esprimere ogni pensiero, ogni convincimento che è sentro di noi. Ecco cosa, secondo  me, voleva esprimere.
Grazie ad entrambi per lo spunto di riflessione.

Utente: NATACARLA NATACARLA 


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