sabato 19 novembre 2011

RICORDAMI - CHRISTINA ROSSETTI

domenica, 28 febbraio 2010
RICORDAMI - CHRISTINA ROSSETTI
 
Talvolta, leggendo delle poesie pubblicate nei diversi siti che accolgono gli scritti di chi famoso non è ( o non lo è ancora ) mi capita di leggere temi come quello di questa poesia.
Molto spesso sono declamatorie e contengono toni fin troppo evocativi.
Al contrario, qui domina un senso di pacata rassegnazione e quale sia il punto d'origine, il pretesto - o forse è più esatto dire l'urgenza - di Christina, troviamo il suo sentimento ben reso, con ancora integro il senso di protezione nei confronti dell'amato espresso nelle due strofe finali.
Poesia che richiama, nel tema, un'altra della stessa autrice: Quando io sono morta ma per questa c'è da aspettare un prossimo post.



http://frted.files.wordpress.com/2009/10/christina_rossetti.jpg





Christina Georgina Rossetti nacque a Londra il 5 dicembre 1830 e vi morì il 29 dicembre 1894).
Poetessa britannica, sorella di Dante Gabriel Rossetti, celebre pittore inglese dell'800, ideatore di quella corrente pittorica che va sotto il nome di Preraffaelliti, di William Michael Rossetti, scrittore anch'egli e divulgatore delle sue poesie e Maria Francesca Rossetti.
Il padre, Gabriele Rossetti, era un poeta italiano in esilio a Londra e grande studioso di Dante. La madre, Frances Polidori, era la sorella di un amico di Lord Byron, John William Polidori.
Fu educata in casa dalla questa ultima. Intorno al 1840 la famiglia ebbe grosse difficoltà economiche dovute al peggioramento della salute fisica e mentale di suo padre.
A 14 anni Christina soffrì di una crisi nervosa che fu seguita dalla depressione. In questo periodo lei, la madre e la sorella si interessarono al movimento anglo-cattolico, che era parte della Chiesa anglicana. La devozione religiosa giocò un ruolo importante nella vita di Christina: appena diciottenne si impegnò sentimentalmente con il pittore James Collinson, ma la relazione finì perché quest'ultimo tornò ad essere cattolico. In seguito si legò al linguista Charles Cayley ma non lo sposò, nuovamente per motivi religiosi.
Morì di cancro nel 1894 e venne seppellita nell'Highgate Cemetery. All'inizio del Novecento, con il modernismo, la sua popolarità venne offuscata, come anche quella di molti altri scrittori dell'epoca vittoriana. Christina Rossetti rimase a lungo dimenticata fino a quando negli anni settanta venne riscoperta da studiose femministe.



http://ilnuovomondodigalatea.files.wordpress.com/2010/01/rovine.jpg


RICORDAMI


Tu ricordami quando sarò andata
lontano, nella terra del silenzio,
né più per mano mi potrai tenere,
né io potrò il saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai

giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni:
ricorda e basta, perché a me, lo sai,
non giungerà parola né preghiera.

Pure se un po' dovessi tu scordarmi

e dopo ricordare, non dolerti:
perché se tenebra e rovina lasciano
tracce dei miei pensieri del passato,
meglio per te sorridere e scordare
che dal ricordo essere tormentato.




La risposta che ho dato ad Anonimo, mi ha dato la possibilità di appurare che la traduzione  che ho riportato è di Silvio Raffo.



REMEMBER


Remember me when I am gone away,
         Gone far away into the silent land;
         When you can no more hold me by the hand,
Nor I half turn to go yet turning stay.
Remember me when no more day by day
         You tell me of our future that you plann'd:
         Only remember me; you understand
It will be late to counsel then or pray.
Yet if you should forget me for a while
         And afterwards remember, do not grieve:
         For if the darkness and corruption leave
         A vestige of the thoughts that once I had,
Better by far you should forget and smile
         Than that you should remember and be sad.
 
 

15 commenti:

  1. Ciao. sono in cerca del volume in cui è raccolto anche questo brano...sapresti indicarmelo? grazie

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    1. Ciao, Anonimo.
      Non ne sono proprio certissima, ma credo che potresti trovarla in questo volume:
      "Nostalgia del cielo, poesie di Christina Rossetti, a cura di Silvio Raffo, Firenze, Le Lettere, 2001, 2006"
      Ne sono ragionevolmente sicura, dato che ho trovato in rete la poesia proprio tradotta da Silvio Raffo. Ti consiglierei di cercare il libro in una biblioteca prima di acquistarlo, se questa era la tua idea.

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  2. Grazie mille per l'informazione

    Ciao...Paolo :-)

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  3. Ciao, ti sarei grato se sapessi indicarmi dove trovare in rete la traduzione di "Who shall deliver me?", sempre di Christine Rossetti.
    Grazie in ogni caso :-)
    F.

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  4. Ciao F.
    Per il momento ho trovato la traduzione che cerchi in un commento al link qui sotto, ma non ti so dire quanto sia aderente e chi sia il traduttore. Cercherò ancora.

    http://neopolemia.ereticidelterzomillennio.org/2010/04/allora-uno-mi-disse.html

    Lo riporto in chiaro per gli altri amici.

    "Dio mi rafforzi nel sostenere me stessa
    quel peso da portare, più pesante di ogni altro
    un inalienabile fardello di affanni.

    Tutti gli altri sono lontani da me,
    chiudo a chiave la porta e li sprango fuori
    l'inquietudine, il tedio, l'inedia.

    Chiudo a chiave la porta su me stessa,
    e li sbarro fuori. ma chi si proteggerà
    da me, più odiata tra tutti?

    Potessi un giorno abbandonare me stessa
    e cominciare a purificarmi nella corsa
    che tutti devono correre! La morte viaggia veloce.

    Potessi mettermi da parte
    e intraprendere con cuore alleggerito
    quella strada che tutti gli uomini percorrono.

    Dio mi rafforzi contro me stessa
    questa codarda con voce patetica
    che implora quiete, riposo e felicità.

    Me stessa, traditrice di me stessa,
    mia falsissima amica, la nemica più mortale,
    mio fardello, qualsiasi strada io percorra.

    Ma c'è Qualcuno che possa trattenermi,
    far rotolare via da me il soffocante peso
    distruggere il giogo e liberarmi."


    Christina Rossetti, "Who shall deliver me?", 1876 - traduzione di Zosimos

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  5. Grazie davvero, mi hai fatto un favore enorme!

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    1. Di niente...se hai bisogno, sai dove trovarmi.
      Puoi usare anche l'indirizzo mail in fondo alla pagina sotto CONTATTI.

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  6. Per una semplice casualità ho incontrato l'anima di questa poetessa in questi versi che restano scolpiti e che posso onorare con altrettanti versi anche questi dominati da una pacata rassegnazione ma anche dal dispiaciuto convincimento che oltre la vita resta .... solo il buio.

    E se il tempo
    del mio respiro
    avrà lasciato immobile
    il mio petto,
    non far che le illusioni
    ingannino il tuo sconforto.
    Io sarò già libero dai sogni,
    da ogni pregiudizio.
    Non patirò dolore,
    né gusterò il piacere di una nuova vita,
    solo il buio e il gelido silenzio
    che oscura ingeneroso i miei occhi,
    la mia vita.
    Non vedermi nelle cose che ho sfiorato,
    custodito con amore.
    Né rimpianti, né amarezze
    con me porto, né melodiche tristezze.
    Solo il buio dei miei giorni,
    cancellati da un destino
    che di tutti ha simil voce.

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    1. Ciao Tony.
      Sono dei bei versi, ma non ne citi l'autore.
      Un vero peccato. Non ne condivido la visione, ma apprezzo la costruzione e vari passaggi.
      Grazie del passaggio.
      Carla

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. l'autore dici? ... non l'ho citato perché non credevo fosse necessario. Sono io il padre di questi versi che ho sentito di scrivere per ricordare la memoria di una povera donna, una collega che ha deciso di compiere un gesto estremo Miriam Sermoneta. Cordiali saluti Rocco Pulitanò

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    4. “Il trillo del diavolo”

      nella mia
      lacrima di sangue,
      bagno la piuma
      e scrivo memorie;
      in un quadro
      dipingo giorni privi
      di colore ...
      aspettando che il tempo
      giunga lesto al suo destino.
      Tu, incurante
      della mia solitudine,
      lasci nei fogli delle mie angosce
      solo vomito d'inutili parole
      e foglie ingiallite!

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    5. C'è, purtroppo, chi fa scelte come quella della tua collega e a chi le era vicino tutti i giorni resta lo sgomento di non aver saputo coglierne un segno.
      Anche in questa tua poesia, diversa per tema, c'è una bella immagine finale.

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    6. Ho già inserito due commenti e non so se sono stati pubblicati riprovo ancora una volta. Il comune denominatore tra le due è sicuramente una solitudine che altri non riescono a vedere.Il trillo del diavolo è un pensiero riflesso allo specchio quando l'altro me fissandomi negli occhi mi bacchetta per le scelte errate che hanno modificato il corso della mia vita. Il tu incurante della mia solitudine è un rimprovero che si accanisce con il passar degli anni.Forse era scritto da qualche parte per cui impossibile eludere l'occhio vigile del destino o magari sarà stata solo l'immagine distorta della mia esistenza.

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    7. Quindi il tuo primo scritto non è stato un episodio isolato. Frequenti qualche sito letterario? Ne esistono molti, ma quello he preferisco (se non si è permalosi) è la Vetrina del club poeti.

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