sabato 26 novembre 2011

HO VEDUTO UNA SOLA VOLTA - JAROSLAV SEIFERT

domenica, 31 luglio 2011 

HO VEDUTO UNA SOLA VOLTA - JAROSLAV SEIFERT
 
 
Essendo del 1967, appartiene alle poesie del "dopoguerra", quindi dal verso musicale, dal tono malinconico, rivolta al ricordo. Ma contiene ancora delle visioni di guerra, con quei riferimenti all'inferno, con quell'interrogarsi a dove sia possobile trovare uno spicchio, un angolo di paradiso in cui rannicchiarsi, finalmente per non farsi trovare da quegli orrori che Jaroslav, nella sua vita  ha osservato per troppo tempo.
"Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome."
Forse il segreto per vivere anche oggi, lontani -  almeno noi - da quelle sue visioni di inferno, è tutto qui.
Un forte richiamo, con intenti simili, anche se parte da un diverso postulato, al verso di Amy  Karolyi
"quando sciogli lentamente il mio nome" : dolcissima  poesia.




Nacque a Praga, nel quartiere operaio di Zizkov, da una famiglia povera, il 23 settembre 1901.  Suo padre era il responsabile di un piccolo deposito e Jaroslav passava i suoi pomeriggi a trasportare le merci ai clienti per tutta  Praga. Costretto ad abbandonare i suoi studi superiori, iniziò la sua carriera come giornalista. La sua esperienza di miseria e di orrore delle due guerre mondiali, fu ispiraratrice di molte sue poesie nelle quali Praga ricorre molto spesso, come pure l'ironia e la malinconia. La sua raccolta più bella è sicuramente  "Vestita di luce". Iscritto dapprima al partito socialista, poi a quello comunista, negli anni Seifert  sviluppò un atteggiamento critico verso il socialismo e la sua chiamata nell'Unione Sovietica non aumentò il suo entusiasmo circa il comunismo. Nel 1929 fu espulso dal Partito Comunista, rottura questa irreversibile.
Il poeta si rende forse conto che non sono i grandi sommovimenti sociali a dare all'uomo la felicità cui aspira e dal cui desiderio muove la sua prima poesia.
Saranno i dettagli della vita quotidiana, avvolti dalla nostalgia dolce dei ricordi dell'infanzia e della prima giovinezza, dalla composta malinconia del tempo che passa, i temi successivi della sua poetica. E ritornerà alla denominazione diretta che Jaroslav aveva sacrificato per le metafore, per le iperbole, bizzarrie e paradossi seguendo l'uso dell'avanguardia artistica europea dell'epoca, all'uso della lingua parlata, ad una maggiore cura per la musicalità della composizione che con il verso rimato, ritmicamente perfetto e la divisione in strofe, acquista una melodicità neoclassica, inaspettata per la poesia ceca di questo secolo, lasciandogli la caratteristica del distico finale.
Fu il primo del suo paese a vincere un Premio Nobel per la letteratura. Era il 1984 ed il poeta era troppo vecchio ed ammalato per recarsi a Stoccolma; il governo per niente eccitato circa il premio rifiutò di dare un permesso di uscita a suo genero e alla sua segretaria di andare a Stoccolma in sua vece, ma gli concesse un funerale di stato, due anni più tardi, che si trasformò in un evento nazionale ed a cui parteciparono anche decine e decine di poliziotte vestite in abiti neri: Seifert anche da morto, era un simbolo di libertà e fierezza, e per il regime totalitario del suo paese, un nemico ancora da controllare.





HO VEDUTO SOLO UNA VOLTA


Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno.
Ho domandato alla specola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.


La colata delle campane, 1967






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