sabato 26 novembre 2011

IL MORSO - ROBERTO PAZZI


sabato, 23 luglio 2011
IL MORSO - ROBERTO PAZZI
Ad una lettura superficiale è una bella dedica, ma io penso che siano versi scritti in seconda persona.
Trovo difficile mantenere in equilibrio questo genere di poesie, ma le ritengo anche efficaci per staccarsi da sè stessi, per raccontarsi o sentire ciò che vorremmo dicessero gli altri di noi.
E' diversa l'atmosfera di questa poesia, rispetto a quella de La visita.
Se l'altra era animata e sorretta da una sicurezza spavalda, questa invece ci rende  l'autore in attesa, appeso ad un desiderio di cui sembra nutrirsi ed appagarsi.
Dopo un incipit calmo e disteso, i versi si fanno incalzanti, precipitando l'uno dentro l'altro, nell'urgenza del loro contenuto. Sembra quasi siano state due mani diverse a scrivere; forse diverse per maturità di stile.
E questa urgenza, resa proprio da un ampio uso di congiunzioni, sembra sia il filo conduttore di entrambe le poesie, e la caratteristica della poetica di Roberto, almeno qui, quando fissa sé stesso sulla carta.
Particolare ed intenso il passaggio in cui descrive il suo stato sospeso, quando lo sguardo ...
"...dubita e trema e s'abbassa
per paura del si."


Volevo spendere due parole sulla immagine a corredo del post (mi perdonerà l'autore della poesia).
Ho più volte detto che non mi intendo di pittura, ma solo di cose belle, dove la parola "cose" abbraccia una varietà di significati.
L'ho scelta perchè soddisfaceva la mia idea dei versi:
"... ti ritrovi a guardare
te stesso che si guarda desiderare"
Il desiderio è sempre rivolto a qualcosa che non possediamo, quindi un uomo che si vede riflesso nello specchio, di spalle, mi è sembrata empaticamente perfetta, oltre ad aver aumentato la conoscenza della produzione di un pittore che prima era poco più di un nome, conoscenza che mi riprometto di approfondire.


 

René Magritte La Reproduction interdite
Olio su tela 81,3 x 65 cm.

IL MORSO

Solo il morso a tradimento
alla tua mano offerta alla carezza
t'innamora.
E ti vergogni del desiderio
che si riaccende
se è negato,
che si rinnova
se ti ritrovi a guardare
te stesso che si guarda desiderare,
specchio d'una perfezione originaria,
prima che baci e abbracci rovinassero
nella nostalgia dello sguardo
che ancora non sa la risposta
e dubita e trema e s'abbassa
per paura del sì.


Roberto Pazzi - Terme di Comano, 19 settembre 1997

(da Talismani, Marietti  2003)


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#1  25 Luglio 2011 - 06:44
Cara Carla...rubandoti il pensiero riferito alla pittura, anche io posso dire che non mi intendo di poesia, in questo caso, ma solo di cose belle, per cui ti ringrazio per avere condiviso questa bella poesia di Roberto Pazzi. Mi piacerebbe molto sentirlo dal vivo...ma qui non viene mai... La tua presentazione, poi, é come la cornice che esalta i colori dell' opera...ed é opera essa stessa. Io resto sempre incantata...come 'na picciridda (come una bimba). Ti abbraccio e grazie!!!
utente anonimo

#2  25 Luglio 2011 - 06:45
ina :-)
utente anonimo

#3  25 Luglio 2011 - 07:03
Penso sarebbe una bella emozione sentirlo dal vivo. Intanto potresti guardarti i suoi videi su You Tume (un link lo avevo inserito nell'altro post e da lì arrivare anche agli altri). Ma mai dire mai: magari potrebbe fare una presentazione del suo libro vicino a te (o magari abbastanza vicino da raggiungere il posto). Io ho mancato la sua premiazione a Sarzana, relativamente vicina a me, perchè l'ho scoperto troppo tardi.
Ma non dispero: mai dire mai.
Grazie delle tue parole Ina.
Chissà se ci incontreremo mai noi due?
Utente: NATACARLA NATACARLA

#4  28 Luglio 2011 - 08:30
Grazie NataCarla. Frequento il Tuo blog ( saltuariamente ) da tempo. Mi permetto anche di copiare ed incollare sul mio profilo fessibuc. Può sembrarti scorretto, ma non ho mai mensionato la fonte - volutamente. Si riverserebbe su di Te un sacco di " immondizia " che non meriti. Mi ha spinto a commentare la Tua descrizione del " Tuo bello " . Siccome ( pur non conoscendoti né fisicamente, né di persona )  Ti reputo bella dentro, fuori, in alto e in basso... mi sono sentito in dovere di dirtelo. Grazie per la Tua generosità. Grazie per tutto quello che ci regali. Anch'io sono nordafricano ( siculo ) ... Anch'io mi sento " un picciriddu ". Grazie ancora. Armando
utente anonimo

#5  28 Luglio 2011 - 20:28
Grazie a te Armando.
Finalmente qualcuno che esce dall'ombra!
Grazie delle tue parole: oggi sono un balsamo, anche se non credo di meritarle interamente.
Buona giornata.
Utente: NATACARLA NATACARLA

#6  29 Luglio 2011 - 15:15
Mi dispiace, Carla, ma questa poesia non mi piace affatto: pur nella assoluta libertà del verso libero, ritengo debba esserci una certa , come dire, musicalità, una metrica sottesa ed impalpabile, che non riesco a sentire in questi versi. E se è vero che the free verse is like to play tennis without a net,
( giocare a tennis senza rete), facciamo almeno finta che ci la rete ci sia.

Ciao, Ales
utente anonimo

#7  29 Luglio 2011 - 21:51
Caro Ales, non a tutti possono piacere le stesse cose (poesie comprese) altrimenti non ci sarebbero così tante aziende che si ingegnano a confezionare diversamente lo stesso prodotto. Così invece della merendina, abbiamo Buondì, Flauti, Crostatine e un centinaio di altri prodotti dai nomi fantasiosi, ma che poi sono solo...una merendina.
Anche la poesia non sfugge a questa regola: non rammaricarti.
A me capita spesso di essere entusiasta di una poesia oggi e domani non riesca più a capirla. Spesso dipende dallo stato d'animo di quando leggo, oppure dal numero di poesie che conosci di un autore, dall'idea che ti sei fatto del suo modo di scrivere; è per questo che cerco di inserirne più di una. Un solo testo può non essere sufficente a formare il nostro giudizio.
Senza cercare di modificare il tuo di giudizio, ti posso dire che avevo apprezzato questa poesia "a pelle", accantonandola assieme ad altre dello stesso autore. Decidendo di postarne una nuova, ho riletto tutte quelle che avevo da parte, cercando il pensiero dell'autore dentro ad ogni verso. Sono rimasta intrappolata dentro un gruppo di poesie. Le ho lasciate scorrere, leggendole a voce alta, con le pause volute dal poeta, partecipando a separazioni, a giochi di luci, facendomi le stesse domande, costringendomi a guardare dentro un identico suo specchio.
Quando ne sono uscita non avevo scelto una poesia qualsiasi, era stata questa poesia a farsi scegliere, tra tutte le altre.
Musica qui ce n'è quanta ne vuoi, in un ritmo incalzante come e forse più di quello creato da Montale nella sua Xenia o in Le parole.
Parlando di contenuto  - perchè in una poesia ci deve essere e deve essere anche comprensibile e universale - troviamo una riflessione dell'autore su sé stesso, un soliloquio, uno scavare, per tornare a noi con una confessione che non sarebbe possibile se non formulata in poesia.
Potrei continuare con dei passaggi del testo ma, come dicevo in premessa, non voglio farti cambiare idea su questa poesia, ti ho dato solo la mia chiave di lettura e ti ringrazio per avermi fatto riflettere ancora su questo testo.

Utente: NATACARLA NATACARLA



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