sabato 26 novembre 2011

NOI ALBERI - MARCIA THEOPHILO

giovedì, 01 settembre 2011
 
 
La poesia sociale non mi aveva mai profondamente colpita, fino a quando ho incontrato quella di Marcia.
Ho trovato nei suoi versi una solarità ed un amore dei temi a lei cari, uniti ad una costruzione lineare del pensiero.
Ed ho in mente molti suppomenti poeti che di queste costruzioni dovrebbero fare tesoro.
Lo farò anch'io, naturalmente, come per i versi di ogni poesia che ho fin qui inserito.


 
Márcia Theóphilo è nata nel 1941 a Fortaleza, in Brasile.
Ha studiato in Brasile e in Italia dove si è dottorata in antropologia.
Tutta la sua opera si inspira alla foresta amazzonica, ai suoi popoli, ai suoi miti, ai suoi alberi ed animali ed è rivolto alla salvaguardia del patrimonio naturale e culturale della foresta, alla denuncia della sua distruzione.
La sua infanzia è stata influenzata dalla nonna paterna - che viveva in Acre, Amazzonia - che è stata la prima persona che le ha raccontato i miti della foresta , le grandi visioni del fiume, le voci del vento, le metamorfosi della luna, mettendola in sintonia con la polifonia delle voci della natura.
Da allora si è sempre interessata ai problemi dell’Amazzonia e degli indios, volendo capire a fondo quest’umanità così pura nella sua origine e per questo seriamente minacciata dal degrado ed esposta a grandi pericoli. Attraverso i racconti di suo padre e di sua nonna ha compreso il significato del suo profondo legame con la foresta.
Dal 1968 al 1971 lavora come giornalista nel campo della cultura e della critica dell’arte a San Paolo, sviluppando una collaborazione con artisti - come Maria Bonomi, Saverio Castellani, Tomie Otake, Otavio Araujo e altri – scrivendo poesie (riunite nel suo libro di poesie, (“Siamo pensiero” Milano, 1972) prefatto e tradotto da Ruggero Jacobbi). Nel 1972  lascia il Brasile, sottraendosi con l’esilio alla repressione di una dittatura militare che impediva la libertà di scrivere e di studiare.  Nello stesso anno conosce a Roma il poeta brasiliano Murilo Mendes che le presenta il critico letterario Ruggero Jacobbi e il poeta spagnolo in esilio Rafael Alberti, con cui stabilisce un importante rapporto di lavoro e amicizia.
Il sodalizio con Rafael Alberti nasce dalla capacità dell’illustre maestro di unire pittura e poesia in un’unica arte animando i versi con immagini e colori. Ma ciò che soprattutto li ha legati è stato l’impegno per la libertà.
Un altro importante aspetto di questa amicizia, che è durata dieci anni fino al ritorno alla Spagna del poeta, è stato la partecipazione nei recital europei, dove Márcia Theóphilo ha scoperto la sua capacità di comunicare con il grande pubblico. In questi incontri internazionali – tra cui "Poetry International" (Rotterdam, 1977) la "Convenzione Internazionale di Poesia" (Struga, Jugoslávia, 1978), il "Congresso di Scrittori Europei" (Firenze, 1978) – conosce Lawrence Ferlinghetti, Evgeny Evtushenko, Mario Luzi, Allen Ginsberg, Gregory Corso e altri.
Quando in Brasile il processo di democratizzazione inizia, nel 1979, Márcia Theóphilo torna a San Paolo dove partecipa al Movimento per la Democrazia. È corrispondente della rivista italiana “Noi Donne”.
Torna a Roma nel 1981 dove continua a lavorare nel intercambio culturale tra Italia e Brasile, organizzando incontri culturali – come l’esposizione di artisti italiani e brasiliani “Per la democrazia in Brasile” (Museo Sant’Egidio, Roma, 1981), il meeting internazionale “La parola del Poeta” sezione Latinoamericana (Roma, 1982) – traducendo in italiano poeti brasiliani e in portoghese poeti italiani, tenendo conferenze, partecipando a vari recital di poesia, anche all'estero.
Márcia è stata candidata al premio Nobel.




NOI ALBERI


Noi alberi viviamo di piogge
di rugiade eterne e delle brume
dei fiumi e degli oceani
di mattutini vapori
e delicate nebbie.

Durante il giorno il calore
dei raggi del sole
dilata i nostri corpi sublunari
che assorbono cosi, nel profondo,
la soavissima rugiada notturna.





Nós árvores


Nós árvores vivemos de chuva
de orvalhos eternos e das neblinas
dos rios e dos oceanos
de vapores matutinos
e delicadas névoas.
Durante o dia o calor
dos raios do sol
dilata os nossos corpos sublunares
que absorvem assim, no profundo
delicadissimo orvalho noturno.



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