lunedì 21 novembre 2011

PEREGRINO - LUIS CERNUDA BIDON

martedì, 28 giugno 2011
 
Tutta la vita di Luis si basa sul principio che chi non ha radici, non torna mai indietro, vagando di paese in paese, senza nessun rimpianto quando si decide di cambiare, per necessità o capriccio.
Chi ne ha, soffre per l'essere trattenuto o per fare la scelta di restare (un concetto espresso molto bene da Juan Piqueras nella sua Stirpe di isole), invidiando il potere di disporre di sé stessi di chi è libero, mentre questi ultimi, soffrono per mancanza di stabilità.
L'insoddisfazione umana crea spesso contraddizioni come questa.
Apprezzata (da me) in particolare la terzina che chiude la poesia.





Luis Cernuda Bidón, nato a Siviglia il 21 settembre 1902 e morto a Città del Messico il 5 novembre 1963, è stato un poeta spagnolo.
Il padre, militare di professione, lo ha educato con modi rigide ed intransigenti.
Alla Università di Siviglia, dove studia giurisprudenza,  segue i corsi di Pedro Salinas.e quando entra in possesso dell'eredità del padre, fa un viaggio a Malaga, dove conosce il poeta ed editore Manuel Altolaguirre.
Una volta trasferitosi a Madrid, entra in contatto con gli ambienti letterari della città che più tardi saranno conosciuti come la "Generazione del '27". Lavorando in una libreria e si innamora del giovane Serafín, che tuttavia non ricambia l'attenzione.  Benché sia definito "disadaptado" a causa della sua omosessualità, lui non negò mai questa sua condizione, diversamente da Federico García Lorca, o dall'americano Walt Whitman,  ribellandosi alla mentalità chiusa e bigotta della Spagna del Dopoguerra, "un paese dove tutto nasce morto, vive morto e muore morto", come dirá in Desolación de la Quimera. Per questo si considerò sempre un emarginato, "come una carta che ha perso il suo mazzo".
Lavorò come lettore di spagnolo presso l'Università di Tolosa per un anno. Con la proclamazione della Seconda Repubblica Spagnola aspira ad una Spagna più tollerante, colta e liberale. L'anno dello scoppio della Guerra Civile Spagnola pubblica la prima edizione della sua opera poetica completa fino ad allora, con il titolo La realidad y el deseo (1936). Nel 1938, inizia il suo esilio nordamericano, dove insegna letteratura ed ottiene la tanto agognata stabilità economica. Si trasferisce in Messico nel 1952, dove si innamora di un culturista, al quale dedica Poemas para un cuerpo. È qui che conosce Octavio Paz e la famiglia di Altolaguirre, in particolar modo sua moglie Concha Méndez, e qui muore.








PEREGRINO

Tornare? Torni chi ha
dopo lunghi anni, dopo un lungo viaggio,
stanchezza del cammino e una gran voglia
della sua terra, della sua casa, dei suoi amici,
dell'amore che al ritorno fedele lo aspetta.

Piuttosto, e tu? tornare? non pensi a tornare,
ma a proseguire libero avanti,
disponibile per sempre, giovane o vecchio,
senza un figlio che ti cerchi, come Ulisse,
senza un'Itaca che aspetti e senza Penelope.

Prosegui, vai avanti e non tornare indietro,
fedele fino alla fine del cammino e della tua vita.
Non sentire nostalgia di un destino più facile,
i tuoi piedi sopra la terra non calpestata prima,
i tuoi occhi di fronte a ciò che non hai mai visto prima.







    PEREGRINO
¿Volver? Vuelva el que tenga,
Tras largos años, tras un largo viaje,
Cansancio del camino y la codicia
De su tierra, su casa, sus amigos,
Del amor que al regreso fiel le espere.
Mas, ¿tú? ¿Volver? Regresar no piensas,
Sino seguir libre adelante,
Disponible por siempre, mozo  o viejo,
Sin hijo que te busque, como a Ulises,
Sin Ítaca que aguarde y sin Penélope.
Sigue, sigue adelante y no regreses,
Fiel hasta el fin del camino y tu vida,
No eches de menos un destino más fácil,
Tus pies sobre la tierra antes no hollada,
Tus ojos frente a lo antes nunca visto.
  




Nessun commento:

Posta un commento