lunedì 21 novembre 2011

QUATTRO QUARTINE AD UN'ASSENTE - SERGIO PASQUANDREA

martedì, 14 giugno 2011
 
 
Immagino che ne sorriderà, leggendomi: questa sera posto un nuovo autore, uno senza biografia, incontrato in uno dei vari blog in cui passeggio spesso. Trovare le sue poesie non è immediato, se non si ha la fortuna di capitare per caso in una postata recentemente, altrimenti, si deve scorrere diverse pagine per incontrarne una: pudore di poeta.
Sergio con questi versi parla ad una donna lontana o assente, o più probabilmente le parla attraverso la poesia stessa, come se delle sue emozioni fosse uno spettatore distaccato. Tutta la sua poetica, almeno quella che ho scorso, a cui ho potuto accedere, compresa quella delle sue poesie post-adolescenziali, è così improntata nella costruzione del verso  e proprio per questo suo stile di scrittura, le sue poesie risultano essere estremamente intense, dolorosamente allegre nei suoi ricordi. Riflessioni, meditazioni o forse sarebbe più appropriato usare una sua parola: Ruminazioni.
Nel periodo precendente, quello proprio adolescenziale, invece, Sergio è imprigionato (direi adesso, dopo aver letto come si è evoluta la sua poesia) nell'osservazione delle cose e della natura, anche se si possono cogliere dei piccoli accenni, delle gemme, di come si andrà sviluppando il suo gusto poetico.
Mi fa particolarmente piacere che abbia ricevuto un riscontro positivo dei suoi versi e sono certa che non ne mancheranno altri successivi.
Ancora  un abile  costruttore di chiuse.



quattro quartine ad un'assente

Eccomi ancora che ti scrivo
e a te che sei dopo il mare ma molto prima delle ossa
chiedo come misurare per le ombre
e le luci l'angolo corretto: pensaci

eri tu che provvedevi a fare il vuoto
a rendermi doloroso qualunque transito
non lo sapevi ma mi sarebbe bastato un simbolo
una quantità in comune tra il mio passo e il tuo

(ma quella sera eri nuda e semplice
solo l'aria poteva toccarti
siamo entrati usciti ancora entrati senza mai cambiare la disposizione
senza che le tue costole sfiorassero mai la stoffa

e ogni volta eri più giovane e più lontana)

l'ultima volta finalmente hai usato il mio nome
lo accompagnava qualcosa di troppo simile alla gioia.
Ti ho consegnato solo allora quel che già era tuo.



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#1  15 Giugno 2011 - 08:52
 
grazie mille, carla, per il post e per le belle parole.
Sergio

(comunque, sono forse un po' più vecchio di quel che credi: le poesie a cui ti riferisci le ho scritte a più di trent'anni...).
utente anonimo
#2  15 Giugno 2011 - 17:25
 
Per me, che ti conosco solo dalle tue poesie, come molti altri amici poeti, sei senza età, come le parole di una poesia che non invecchia mai.
Grazie piuttosto per avermi reso possibile postare questa tua poesia.

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