sabato 19 novembre 2011

RICORDO BENE IL SUO SGUARDO - FERNANDO PESSOA

venerdì, 12 febbraio 2010
RICORDO BENE IL SUO SGUARDO - FERNANDO PESSOA
 
Bene, Pessoa. Proprio quell'autore che disdegnavo leggere per quella poesia, sapete:
"Il poeta è un fingitore...."
Ma poi mi sono capitate altre poesie sue ed ho capito che ero stata irragionevolmente prevenuta e me ne dispiace.
Questa poesia è estremamente prosastica ed ogni verso che la compone ha un suo respiro (con buonapace dei cultori della rima e dell'endecadillabo perfetto).
Anche qui, vale quanto detto per Hesse sul fare colloquiale, anche se trovo alcuni punti di contatto con le poesie di Piqueras, con le debite differenze di stile: Vicente usa uno stile decisamente più moderno.

Tornando alla poesia, l'argomento toccato dalla seconda strofa è trattato in modo lieve, come può esser fatto da chi ha vissuto molto ed intensamente.
Deliziosa la descrizione che ci offre delle "isole verso il sud delle cose", a me ha colpito molto, tanto da dirigermi lì per la scelta dell'immagine a corredo.
E nella strofa finale, quel convivere con un nemico non è espresso con l'odio che gli si dovrebbe attribuire.
Lui non odia il nemico-se stesso, anzi usa parole indulgenti per descriverlo.
Ed io mi chiedo se in fondo non sia questa la componente essenziale di un poeta: l'essere spontaneo, nella sua accezione di ingenuo, secondo me.


http://www.tropiland.it/vostriviaggi/tonga01/isole.jpg



RICORDO BENE IL SUO SGUARDO


Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto...
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.

Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D'improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.

Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove


[ F.Pessoa da Poesie inedite ]


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