sabato 19 novembre 2011

STAVO ZITTA - ANNE ELISABETH DE NOAILLES

sabato, 06 marzo 2010
 
Ecco un'altra bella voce. Nonostante la distanza di tempo che ci separa da lei, i suoi versi suonano freschi, come quelli delle autrici russe, bulgare, svedesi. Penso alla Blaga, alla Boye, allla Acmatova, eppure le loro date di nascita spaziano tra la  fine del 1800 e la metà del 1900.
Ma la sensibilità della donna, le situazioni che si trova ad affrontare, non sono forse simili e ricorrenti, almeo in quel periodo storico?
Quindi le risposte e quindi le poesie che producono non possono che essere simili per contenuto, quasi fossero un racconto che inizia con una bocca (poetica) e finisce con un'altra.




Ritratto d'Anna-Elisabeth, contessa de Noailles, di Jean-Louis Forain - 1914


Anne-Elisabeth nasce nel 1876 a Parigi, discendente da un illustre famiglia di principi rumeni, nel 1897 sposa il conte Noailles e da allora si divide tra Parigi e la Svizzera. Protagonista della Belle Epoque, donna di grande fascino brilla per la sua arte di ricevere gli ospiti nei suoi salotti. E' molto ammirata dagli scrittori, dagli uomini politici e da persone del mondo della cultura per il suo genio poetico. Anna de Noailles si dedica fin da giovane allo scrivere versi subendo di volta in volta l’influenza di diversi poeti francesi ma soprattutto di Victor Hugo dal cui genio è ammaliata. Le sue opere non contano meno di diciotto titoli, di cui otto opere sono in versi, e tre romanzi a tendenza autobiografica. La contessa de Noailles fu la prima donna a ricevere la « Cravate de commandeur de la légion d’honneur ». Fu anche la prima donna ad essere ricevuta nell’Accademia Reale di Lingua e Letteratura del Belgio. Inoltre nel 1904, con altre due donne celebri, creò il premio "Vie Heureuse", che diventerà nel corso degli anni il prix Fémina, la cui giuria, esclusivamente femminile, premia ogni anno la migliore opera francese, scritta in prosa o in versi. Muore a Parigi nel 1933.
Tratto dal sito Biancheggiando






                 
                          STAVO ZITTA


Stavo zitta, avevo fatto voto
di non rimproverarti mai
il tuo spirito squadrato, vuoto, negato
a ogni slancio, a ogni sfogo;
ma questa sera che il cielo d'autunno
sfoglia un sole struggente,
lascia che la mia voce si abbandoni
a tradire i segreti del sangue:
- Lo sai tu, caro cuore senza dolcezza,
cara anima insensibile e ostinata,
in questo giorno che io ti confesso
la mia nativa e fiera tristezza,
quante volte mi sono ammazzata?



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