domenica 26 agosto 2012

DITEMI COM'E' UN ALBERO - MARCOS ANA


Ad una relativa breve distanza di tempo, incontro un nuovo autore spagnolo, quasi contemporaneo a quell'Hernandez trovato proprio per un caso.
E ancora mi meraviglio come certi parallelismi nella vita delle persone, li portino verso uno stesso destino poetico, siano questi letterati russi, contadini spagnoli o polacchi, serbi, argentini, americani con pochi rudimenti culturali.  
Non che ultimamente noi siamo venuti su con molto di più. So benissimo che ci sono molti insegnanti preparati e dediti al loro lavoro, ma non tutti e l'universo a cui si rivolgono è mediamente poco ricettivo. Il risultato ottenuto, sempre mediamente, è una scarsa conoscenza delle materie umanistiche, matematiche, scientifiche e linguistiche. Ma questa è una parentesi sull'efficenza dell'istruzione scolastica che non ho voglia di aprire. 
La piccola meraviglia è quella convinzione che anima tutti i poeti: la poesia è dappertutto, quindi è anche nella vita di tutti voi. Trovatela.
La poesia è scritta in un periodo della sua vita in cui i ricordi della sua vita fuori dal carcere erano si erano così affievoliti, da sembrare irreali e era possibile possedere solo sogni, come quello di vivere in una casa senza chiavi "sempre aperta, / come il mare, il sole, l'aria" (La mia casa e il mio cuore).




 
Macarro Fernando Castillo, più conosciuto con lo pseudonimo di Marcos Ana, ottenuto unendo i nomi dei suoi genitori, è un poeta spagnolo.
Nacque il 20 gennaio 1920 a San Vicente nel comune di Salamanca, ultimo di quattro fratelli di una famiglia povera di operai, profondamente cattolica. I suoi fratelli si trasferirono nella provincia di Madrid e quando sua sorella Margarita sul finire del 1930, trovò un lavoro al padre, si trasferì con la famiglia a Ventosa del Rio Almar, sempre in Salamanca. A soli 12-13 anni lasciò la scuola per lavorare come commesso in un negozio, per poter contribuire al reddito familiare. A 16 anni entrò a far parte della Gioventù Socialista che poco prima della guerra civile sarebbe diventata la Gioventù Socialista unita, sotto l'orbita comunista e parallelamente abbandonò la religione cattolica.
Nei primissimi giorni dallo scoppio della Guerra Civile Spagnola del 1936 entrò nel battaglione della milizia “Libertad” nel Peguerinos, ma a seguito della creazione dell'Esercito Repubblicano, è costretto a tornare a casa, in quanto minorenne, ma resta nell'ambito del Partito Comunista Spagnolo. Il padre muore sotto un bombardamento nel Gennaio del 1937.
Fernando che non poteva ancora combattere, lavorò come commissario politico nella Brigata 44 e come istruttore dei giovani. 
Prima dell'assedio di Madrid fuggì verso il porto di Alicante per prendere una nave ed espatriare, ma il blocco navale imposto dal generale Franco non consentiva a nessuna nave di raggiungere il porto. Si arrese alle forze italiane che lo circondano: era il 31 Marzo 1937. Confinato prima a Los Almendros, poi nel campo di concentramento di Albatera, riuscì a fuggire, tornando verso Madrid, ma fu arrestato nuovamente, tradito da un informatore della polizia.
Fu condannato a morte nel 1941, ma la condanna fu annullata due anni più tardi per un difetto di forma. Tuttavia la sua colpevolezza venne di nuovo provata e Fernando nuovamente condannato alla pena capitale. Nel 1943, imprigionato nel carcere di Porlier, partecipa alla fondazione di un giornale clandestino, lo Juventud. Per questo venne trasferito alla Direction General de Seguridad e torturato. Condannato a 30 anni per delitti contro la sicurezza dello stato, fu trasferito nel carcere di Ocana nel 1944, per passare poi a quello dei Alcala del Henares e per finire a quello di Burgos, dove rimase dal 1946 al 1961. Complessivamente dovrà scontare 60 anni, dato che anche la sua condanna a morte è stata commutata in 30 anni di carcere.
Subisce percosse e periodi di confinamento, incontra giornalisti e scrittori, legge classici autorizzati dalla direzione e ad altre opere vietate, come quelle di Rafael Alberti, Miguel Hernandez, Federico Garcia Lorca, quando fu possibile contrabbandarle per la rilassatezza delle misure contro i prigionieri politici a partire dal 1950.
E' in quel periodo che iniziò a scrivere le sue prime poesie ed il suo pseudonimo gli consente di poter essere conosciuto fuori dal carcere dagli oppositori della dittatura, da altri poeti come Rafael Alberti e Pablo Neruda i quali raccolsero e sostennero con forza quella invocazione di libertà implicita nei suoi versi.
Così, in forza di un provvedimento secondo il quale chi avesse scontato più di venti anni consecutivi in carcere, sarebbe stato rilasciato, Fernando risulta essere l'unico prigioniero interessato da questa misura di grazia: è il 17 novembre 1961 e lascia il carcere per andare in esilio a Parigi anche se in patria tentano di reiterare le accuse contro di lui.
Qui conobbe Vida Sender, figlia di esiliati anarchici spagnoli, con lei ebbe un figlio, Marquitos nel 1963 ma successivamente si separarono.
Dopo la morte di Franco del 1976 tornò in Spagna.
QUI una intervista profonda ed esaustiva dell'autore






DITEMI COM'E' UN ALBERO


Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.

 
Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.

 
Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.

 
Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.


Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. Scrivo

a tentoni: "il mare", "la campagna"…
Dico "bosco" e ho perduto
la geometria dell'albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

da Ditemi com'è un albero - Crocetti Editore
Trad. Chiara De Luca




DECIDME COMO ES UN ARBOL


Decidme como es un árbol,
contadme el canto de un río
cuando se cubre de pájaros,
habladme del mar,
habladme del olor ancho del campo
de las estrellas, del aire
recítame un horizonte sin cerradura
y sin llave como la choza de un pobre
decidme como es el beso de una mujer
dadme el nombre del amor
no lo recuerdo
Aún las noches se perfuman de enamorados
que tiemblan de pasión bajo la luna
o solo queda esta fosa?
la luz de una cerradura
y la canción de mi rosa
22 años, ya olvidé
la dimensión de las cosas
su olor, su aroma
escribo a tientas el mar,
el campo, el bosque, digo bosque
y he perdido la geometría del árbol.
Hablo por hablar asuntos
que los años me olvidaron,
no puedo seguir
escucho los pasos del funcionario.



3 commenti:

  1. "ditemi com'è il bacio
    di una donna. datemi il nome
    dell'amore: non lo ricordo" ...

    davvero bella!
    un abbraccio

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    Risposte
    1. Inizio col contraccambiare il tuo abbraccio e ti faccio i miei auguri per la nuova esperienza di blogger che hai intrapreso.
      Marcos ha scritto davvero parole importanti. Cercalo. Ti sorprenderà con altri temi, altri desideri.
      Io lo riproporrò in futuro, ma non tanto presto.
      Carla

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  2. Questa è la poesia che ho letto e ritagliato per conservarla dalla pagina di u giornale tanti anni fa. Ero ancora una ragazzina,e l'immagine del poeta,ancora abbastanza giovane, dietro le sbarre la ricordo ancora.

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