martedì 25 settembre 2012

NON CI SARA' NESSUNO A CASA - BORIS PASTERNAK


Un ritorno a casa caratterizzato dall'assenza. Una assenza pesante, di cose e persone. Solo la neve a dominare su tutto, una neve che però cancella anche qualsiasi cosa, forse anche quella colpa di cui di sente gravato Boris.
E svanita la colpa, invariabilmente dev'essere la speranza quella che si muove "misurando coi passi il silenzio" ed entra "come l'avvenire".
Mi era venuta voglia di ascoltare - e di proporvi - questa poesia in lingua madre. Purtroppo su YOU TUBE i molti file trovati, la propongono solo in musica.
Questa è una delle migliori.



Ho incrociato così tante volte Boris, nelle poesie e nelle biografie degli altri autori russi, che mi sono stupita, pubblicando il post, di non trovarlo tra "i miei autori".
E' necessario rimediare!

Boris Leonidovič Pasternak nacque a Mosca nel 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea, odessiti: il padre Leonid era pittore di fama e amico di Tolstoj, la madre Rozalija Kaufman concertista. Studiò composizione al conservatorio e filologia all'università di Mosca. Nel 1921 i suoi genitori lasciano la Russia. Boris Pasternak seguì a Marburgo le lezioni del filosofo neokantiano Cohen. Si laurea poi all'università di Mosca. Partecipa al clima intellettuale fervido degli anni immediatamente seguenti alla rivoluzione. 
Nel 1922 Pasternak sposò Evgenija Vladimirovna Lourie da cui ebbe un figlio, per poi divorziarre nel 1931. Seguì un secondo matrimonio nel 1934 con Zinaida Nikolaevna Neuhaus e la famiglia si trasferì nel sobborgo moscovita di Peredelkino nel 1936.
Negli anni dello stalinismo e della guerra aderì alla rivoluzione russa, cercando di essere sempre leale con il regime pur senza nascondere le atrocità commesse. Prese posizione contro le terribili condizioni dei contadini collettivizzati, intercesse presso Bucharin per salvare Osip Mandel'stam che aveva scritto un'ode contro Stalin, mantenne contatti con esuli e internati. Mostrando un coraggio eccezionale negli anni delle purghe staliniste (un solo compromesso imputabile fu la traduzione dal georgiano di due odi in onore di Stalin; la firma in calce a un appello di scrittori che chiedevano la condanna a morte degli imputati al primo processo di Mosca sembra fu apposta contro la sua volontà), mentre molti suoi amici subivano il carcere o il suicidio, come l'amata Marina Cvetaeva.
Scrisse un unico ma indimenticabile romanzo: Il dottor Živago che gli procurò nel 1958 il premio Nobel, a cui fu costretto dal regime a rinunciare per l'assegnazione  polemica e in senso anti-sovietico degli occidentali (la motivazione fu: "Per le sue importanti conquiste nella poesia lirica contemporanea e nel campo della tradizione epica della grande Russia."). Le autorità fecero di tutto per fermarne la traduzione e la pubblicazione in occidente, furono inventati dei falsi telegrammi e lettere, a firma originale, ma estorta, di Pasternak, che tuttavia voleva che venisse pubblicato e letto, senza preoccuparsi delle conseguenze che ne sarebbero derivate per la sua persona.
 «L'abbandono della Russia sarebbe la mia morte», scrisse nel novembre 1958 sulla «Pravda». Visse gli ultimi anni rigidamente controllato dal regime. Morì a Peredelkino [Mosca] nel 1960.







NON CI SARA' NESSUNO A CASA


Non ci sarà nessuno a casa,
tranne il crepuscolo. Il solo
giorno invernale in un trasparente spiraglio
di cortine non accostate.

Solo di bianchi boccoli bagnati
il rapido aleggiante balenio.
Solo tetti e neve e tranne
i tetti e la neve, - nessuno.

E di nuovo arabeschi intesserà la brina,
e di nuovo mi domineranno
lo sconforto dell’anno passato
e le vicende di un altro inverno.

E mi schermiranno di nuovo per una
colpa non ancora perdonata,
e una fame di legna avvinghierà
la finestra lungo la crociera.

Ma inaspettatamente per la tenda
scorrerà il tremito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.

Tu apparirai sulla soglia, indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.


da Poesie - Edizioni Einaudi

traduzione di Angelo Maria Ripellino




Никого не будет в доме


Никого не будет в доме,
Кроме сумерек. Один
Зимний день в сквозном проеме
Незадернутых гардин.

Только белых мокрых комьев
Быстрый промельк моховой,
Только крыши, снег, и, кроме
Крыш и снега, никого.

И опять зачертит иней,
И опять завертит мной
Прошлогоднее унынье
И дела зимы иной.

И опять кольнут доныне
Неотпущенной виной,
И окно по крестовине
Сдавит голод дровяной.

Но нежданно по портьере
Пробежит сомненья дрожь,-
Тишину шагами меря.
Ты, как будущность, войдешь.

Ты появишься из двери
В чем-то белом, без причуд,
В чем-то, впрямь из тех материй,
Из которых хлопья шьют.


1931
 

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