domenica 20 novembre 2011

ARTICOLI: IL RACCONTO DELLA MORTE INEVITABILE

domenica, 03 ottobre 2010
ARTICOLI: IL RACCONTO DELLA MORTE INEVITABILE

Una strana, buffa, avvincente storia sulla puntualità della morte che ha dato avvio a molta letteratura.
Un vecchio articolo dell'amico Lucio, una sorta di storia nella storia, scritta col suo solito stile.


IL RACCONTO DELLA MORTE INEVITABILE

Quando si racconta una storia si “contagia” la mente di chi ci sta ascoltando, il quale raccontando a sua volta la stessa storia diffonderà il contagio: se la storia è potente, questo contagio può durare anche millenni!
È quello che è successo con una storia antica che ha rimbalzato di mente in mente: una storia universale, visto che parla di morte.

La prima apparizione di questa storia la troviamo nel Talmud (“Insegnamento”), che è uno dei testi sacri dell’ebraismo ed è conosciuto in due versioni: quella di Gerusalemme e quella babilonese, molto più lunga e redatta fra il V e il VI secolo d.C. ma contenente testi tramandati in forma orale sin da molti secoli prima di Cristo.
La 53ª sukkah del Talmud Babilonese è una parabola che racconta di come un giorno Re Salomone si accorse che l’Angelo della Morte era triste. «Perché sei così triste?» gli chiese. «Perché mi hanno ordinato di prendere quei due Etiopi», risponde l’Angelo della Morte, riferendosi a Elihoreph ed Ahyah, i due scribi etiopi di Salomone. Il Re volle salvare i suoi preziosi uomini e li fece scappare fino alla città di Luz, ma appena giunti qui i due scribi morirono. Il giorno seguente Salomone incontrò di nuovo l’Angelo della Morte e vide che sorrideva. «Perché sei così felice?» gli chiese. «Hai mandato i due etiopi proprio nel posto in cui li aspettavo!» risposte la Morte.
Al che Salomone espresse la morale della parabola: «I piedi di un uomo sono responsabili per lui: essi lo portano nel luogo dove egli è atteso.» Suona strana come morale, visto che in realtà i due poveri scribi vennero mandati da Salomone a morire, non dai loro piedi!

Re Salomone

Il seme è lanciato: varie versioni di questa parabola infiammeranno la creatività di autori fino ai giorni nostri. Prenderò in considerazione solo i lavori dal Novecento ad oggi, visto il loro alto tasso di “contagio” letterario!
La prima citazione che troviamo è purtroppo difficile da confermare. Nel suo romanzo del 1923, Le grand écart, il prolifico scrittore francese Jean Cocteau inserisce questo testo conosciuto come “Il gesto della morte”:
«Un giovane giardiniere persiano dice al suo principe: “Salvami! Ho incontrato la Morte stamattina. Mi ha fatto un gesto di minaccia. Stanotte, per miracolo, vorrei essere a Isfahan”. Il buon principe gli presta i suoi cavalli. Nel pomeriggio, il principe incontra la Morte e le chiede: “Perché stamattina hai fatto un gesto di minaccia al nostro giardiniere?” “Non era un gesto di minaccia, ma un gesto di sorpresa. Perché stamattina lo vedevo lontano da Isfahan, e ad Isfahan lo devo prendere stanotte”.

Jean Cocteau
Jean Cocteau

Questo brano “contagiò” la fantasia dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, il quale lo inserì prima nell’antologia Racconti brevi e straordinari (1953) e poi in Antologia della letteratura fantastica (1976). Visto però che Borges amò così tanto la letteratura da non disdegnare di giocare con essa, attribuendo quindi ad altri autori testi scritti da sé e prediligendo le “Finzioni” più di ogni altra cosa, non possiamo essere sicuri della veridicità di questa citazione. Malgrado poi la grande fama, è molto difficile mettere le mani sulla vasta bibliografia in francese di Cocteau, quasi impossibile trovare l’opera in questione... e pura follia sperare di trovarla in lingua italiana!
Se però prendiamo per buona la citazione (visto anche che è stata inserita nell’autorevole Antologia della letteratura fantastica che contiene il fior fiore di questa produzione) allora dobbiamo pensare che il “contagio” letterario in dieci anni esatti fece... il salto della manica!

William Somerset Maugham


Nel 1933 infatti il britannico William Somerset Maugham pubblica la sua ultima pièce teatrale: Sheppey (non ho trovato tracce di un’eventuale edizione italiana). Questa finisce con la Morte che va a prendere il protagonista, il quale si rimprovera di non essere fuggito nell’Isola di Sheppey, dove sicuramente la Morte non sarebbe arrivata a prenderlo. Al che la Nera Signora risponde:
«C’era a Baghdad un mercante che mandò il suo servo al mercato per far provviste. E il servo ritornò ben presto, pallido e tremante, e disse: “Padrone, poco fa, mentre ero al mercato, fui urtato da una donna nella folla, e quando mi volsi mi accorsi che era stata la Morte a urtarmi. Mi guardò e fece un gesto minaccioso. Te ne supplico, prestami il tuo cavallo ed io abbandonerò questa città per sfuggire al mio destino. E andrò a Samarra, dove la Morte non potrà trovarmi”. Il mercante gli prestò il suo cavallo, e il servo montò in sella e, spronando a sangue l’animale, partì al galoppo. Allora il mercante si recò alla piazza del mercato e mi scorse tra la folla. “Perché hai fatto un gesto minaccioso al mio servo, stamane?” mi chiese, avvicinandosi. “Il mio gesto non era di micaccia, bensì di sorpresa”, risposi. “Fui stupita di vederlo a Baghdad poiché avevo un appuntamento con lui questa notte a Samarra”.»
Non sappiamo se Maugham prese d’ispirazione il Talmud Babilonese o Cocteau per questa storia o se la inventò, né sappiamo se era consapevole di quanto sarebbe stata... contagiosa!


John O'Hara


Già l’anno successivo lo statunitense men che trentenne John O’Hara pubblica il suo primo romanzo, destinato a fama imperitura: Appuntamento a Samarra (Appointment in Samarra). Come spiega O’Hara stesso nell’introduzione all’edizione del ’52, originariamente il suo romanzo aveva per titolo The Infernal Grove (“Il bosco infernale”), ma quando la poetessa Dorothy Parker gli mostrò Sheppey di Maugham l’autore ne fu colpito: il racconto della Morte inevitabile lo aveva “contagiato” e non solo volle aggiungere il testo della Morte come citazione iniziale del libro, ma fece di tutto per cambiare il titolo del romanzo stesso in Appointment in Samarra. Non aveva alcuna attinenza con gli eventi narrati, se non (nelle intenzioni di O’Hara) sottolineare l’inevitabilità della morte del protagonista. Né a Dorothy Parker, né agli editori né a nessun altro piacque quel titolo, ma l’autore si impuntò e l’ebbe vinta.
Nel 2007 il celebre regista Brian De Palma, contagiato dalla storia, gira il film Redacted intorno al racconto della Morte inevitabile così come lo riporta O’Hara. La pellicola è ambientata proprio vicino alla vera Samarra, in Iraq, dove alcuni soldati gestiscono un posto di blocco: uno di loro legge e racconta agli altri Appuntamento a Samarra di John O’Hara!


Roberto Vecchioni

De Palma non è certo stato il solo a rimanere colpito dal romanzo di O’Hara: lo è stato anche il nostrano Roberto Vecchioni.
«Io notai questa bellissima favola orientale sul frontespizio di un libro, che era Appuntamento a Samarra di John O’Hara - racconta Vecchioni al giornalista Vincenzo Mollica nella video-intervista Parole e Canzoni (2002). - Però il raccontino era citato da Somerset Maugham, che è uno scrittore anglosassone, e mi piacque moltissimo perché era un modello di cultura poi tra l’altro non soltanto orientale: era di tutto il mondo.»
Nel 1977 Roberto Vecchioni ottiene il successo del grande pubblico con una canzone molto particolare: Samarcanda, contenuta nell’album omonimo e tormentone dell’epoca. Il ritornello di violino è scritto ed eseguito da Angelo Branduardi, il quale accompagnerà Vecchioni nell’esecuzione della canzone nel concerto del 1992 Camper.
Il testo ci racconta che, alla fine di una non meglio specificata guerra, un soldato sta festeggiando quando si accorge di una «nera signora che lo guardava con malignità». Intuito che si tratta della Morte, chiede al suo sovrano di farlo fuggire il più lontano possibile, e questi gli concede un cavallo velocissimo che lo porterà in poco tempo a Samarcanda. Ma arrivato in questa città, incontra di nuovo la nera signora. «Sbagli soldato - gli dice la Morte - io non ti guardavo con malignità. / Era solamente uno sguardo stupito: / cosa ci facevi l’altroieri là? / T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda, / eri lontanissimo due giorni fa. / Ho temuto che per ascoltar la banda / non facessi in tempo ad arrivare qua.»
Il soldato, cercando di sfuggire alla Morte, in realtà gli andò incontro.
Il racconto della Morte inevitabile fece della canzone un caposaldo della musica italiana. «Non era nata come canzone di successo - racconta Vecchioni nella citata intervista, - anzi con un motivo tragico: era nata sulla morte di mio padre, che sembrava essersi salvato poi improvvisamente un giorno purtroppo se n’è andato. Il destino è beffardo, crudele come sappiamo, “cinico e baro”: ti promette una cosa e poi non la mantiene.»
Ma perché Samarra diventa Samarcanda?


Oriana Fallaci

Avanziamo ora un’ipotesi azzardata.
Nel 1965, dodici anni prima della canzone di Vecchioni quindi, Oriana Fallaci scriveva ne Il sole muore: «Pensai piuttosto a quell’atroce racconto persiano dal titolo “Appuntamento a Samarcanda”. Nel giardino del re, la Morte appare a un servo. “Domani”, gli dice “ti vengo a prendere...” Allora il servo corre dal re e gli chiede il cavallo più veloce, per fuggire lontano: a Samarcanda. Arriva a Samarcanda, l’indomani, e la Morte è lì che lo aspetta. “Non è giusto”, grida il servo “non è leale”. “Perché?” risponde la Morte. “Sei fuggito senza farmi finire il discorso. Io ero in giardino per dire: domani ti vengo a prendere a Samarcanda”.»
Come si vede il racconto è pressoché identico alle versioni precedenti tranne che per due particolari: la città è Samarcanda invece di Samarra, e alla fine la Morte parla al servo e non al signore. Entrambe queste due variazioni si ritrovano nel testo di Vecchioni... e in nessun’altra versione della storia! Malgrado Vecchioni affermi di essersi ispirato ad una favola orientale conosciuta tramite John O’Hara, è molto più facile che invece abbia ripreso il testo di Oriana Fallaci: perché però non dirlo chiaramente?
Nel 1979 la Fallaci riprende in forma più ampia e particolareggiata la storia nel libro Un uomo, ma in questo caso non è lei che racconta ma la storia le viene raccontata.
Al di là della vera ispirazione di Vecchioni, sta di fatto che dalla fine degli anni Settanta in poi il nome Samarra scompare dalle traduzioni italiane!

Mentre infatti nel mondo anglosassone, grazie a O’Hara, è Samarra ad indicare l’ineluttabilità della Morte, in quello italiano sarà il nome Samarcanda. Così quando nel 1990 viene tradotto in italiano Ricordi di mezzanotte (Memories of Midnight) di Sidney Sheldon, il fugace riferimento a Samarra... viene bellamente modificato!




«Hai mai letto “Appuntamento a Samarcanda”, Catherine? No? Peccato, ormai è troppo tardi. Parla di un uomo che cercava di sfuggire alla morte. Si rifugiò a Samarcanda e la morte era lì che lo aspettava. Questa è la tua Samarcanda, Catherine.»
Questo dialogo fra un assassino e la sua vittima in lingua originale riporta Samarra: magicamente in italiano diventa Samarcanda... Visto questo importante precedente, come facciamo ad essere sicuri che i successivi riferimenti a Samarra, in romanzi di lingua straniera, non siano stati anch’essi modificati? Probabilmente, lo sono stati tutti...
«La Morte come un angelo, la Morte che dava appuntamento a Samarcanda» Robert Bloch, La mietitrice (Reaper, 1986).
«Conosce il racconto orientale Appuntamento a Samarcanda?» Gérard de Villiers, SAS Vendetta a Beirut (Vengeance à Beyrouth, 1993)
«La storia degli ultimi giorni di Mozart è entrata nella leggenda: un ignoto messaggero recapita una convocazione dall’aldilà per preparare un eroe predestinato a un appuntamento a Samarcanda.» Maynard Solomon, Mozart (Mozart. A Life, 1995).
«Andiamo, bellezza. Ho un appuntamento a Samarcanda, o qualcosa del genere.» James Patterson, A Jennifer con amore (Sam’s Letters To Jennifer, 2004).
Per amor di verità vanno citate anche le eccezioni.
«Chi ha un appuntamento a Samarra non si dirigerà invece verso Newark.» Ed McBain, Una città contro (Downtown, 1989).
«Qualcosa sul destino, gli pareva, e su certi appuntamenti in Samarra.» Stephen King, Insomnia (1994).

Sono tantissime le citazioni e i rifacimenti della storia. Nel 1975 il poeta iracheno Fadhil al-Azzawi raccoglie nell’antologia The Eastern Tree la poesia An Appointment in Samarra, in cui il servo riesce a sfuggire alla Morte rifugiandosi in una città in cui nessuno lo conosce e in cui nessuno sa della sua esistenza... non è anche questo morire?
Molte di queste citazioni, poi, sono ampiamente rimaneggiate. Quando per esempio nel 1969 venne portato sullo schermo il romanzo MacKenna’s Gold di Heck Wilson Allen con il celebre film western L’oro di Mackenna di John Lee Thompson, viene aggiunto un prologo in realtà assente nel romanzo.


"L’oro di Mackenna”

«C’è una vecchia storiella che raccontano gli Apache, di un uomo che cavalcava per il deserto e incontrò un avvoltoio (quelli che chiamano corvi tacchini, qui nell’Arizona) appollaiato su una roccia. Dice l’uomo: «Ehi, corvo tacchino, cosa ci fai qui? T’ho visto che volavi sopra Hadleyburg e per non incontrarti ho cambiato strada e sono venuto qui”. E l’avvoltoio gli fa: “Ma guarda che strano: ci sono passato per caso là ad Hadleyburg. Io stavo venendo qui... ad aspettarti”.»
La storia di sapore persiano diventa leggenda apache! L’operazione “contagia” lo scrittore Stephen Gunn (pseudonimo dell’italianissimo Stefano Di Marino) il quale in apertura del suo romanzo Il grande colpo del Marsigliese (1997) scrive:
«Sulla via per Nogales un cavaliere vede un avvoltoio. Allora cambia strada e compie un largo giro sino al Canyon del Muerto. Qui ritrova l’avvoltoio e gli domanda: “Cosa ci fai qui? Ti ho visto sulla strada per Nogales”... “Strano” risponde l’avvoltoio “perché io ero diretto proprio qui. Ad aspettarti”.» Il testo viene spacciato come “Un vecchio detto tarahumara”, in una deliziosa operazione di doppia citazione.
È mai esistita una favola orientale che trattasse della Morte inevitabile nei termini a noi noti? Malgrado non esistano prove al di là del Talmud Babilonese, sicuramente sarà esistita e magari esiste ancora. Quel che è certo è che in Occidente, dal Novecento in poi, qualsiasi vera favola orientale è stata soppiantata dall’Appuntamento a Samarra di John O’Hara, che si rifaceva al britannico Maugham e (forse) si rifaceva al francese Cocteau. A chi si rifaceva quest’ultimo? Non lo sappiamo.

Tutto ciò che sappiamo è che la storia della Morte inevitabile ha contagiato generazioni di scrittori e lettori, rimanendo viva e fertile dopo quasi due millenni di vita. Forse perché parla della più incurabile delle malattie, della più inevitabile delle sorti... o semplicemente perché è una bella storia!

Lucio

lucio.te@tiscalinet.it



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#1  03 Settembre 2011 - 19:44
proprio quello che cercavo.
Bel post!
grazie!
utente anonimo

#2  04 Settembre 2011 - 07:37
Ti ringrazio. Ma potresti esprimere il  tuo apprezzamento direttamente all'autore, all'indirizzo che vedi in calce al post?

Utente: NATACARLA NATACARLA 


3 commenti:

  1. Posso confermare che la citazione di Cocteau è corretta. Borges l'ha riportata esattamente. "Le grand écart" è ora disponibile in traduzione italiana (La spaccata, Castelvecchi 2009). Il racconto è a pagina 21.

    Un giovane giardiniere persiano disse al suo principe:
    <>.
    Il buon principe gli presta i suoi cavalli. Nel pomeriggio, il principe incontra la morte.
    <>, le chiede, >>stamattina hai fatto un gesto di minaccia al mio giardiniere?>>
    <>, rispose, <>, perché avevo visto che stamattina era così lontano da Ispahan, ed è a Ispahan che devo prenderlo stasera>>.

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  2. Posso confermare che la citazione di Cocteau è corretta. Borges l'ha riportata esattamente. "Le grand écart" è ora disponibile in traduzione italiana (La spaccata, Castelvecchi 2009). Il racconto è a pagina 21.

    Un giovane giardiniere persiano disse al suo principe:
    "Stamattina ho incontrato la morte. Mi ha fatto un gesto di minaccia. Mi salvi. Vorrei che un miracolo mi facesse essere a Ispahan, stasera".
    Il buon principe gli presta i suoi cavalli. Nel pomeriggio, il principe incontra la morte.
    "Perché", le chiede, "stamattina hai fatto un gesto di minaccia al mio giardiniere?"
    "Non era un gesto di minaccia", rispose, "ma di sorpresa, perché avevo visto che stamattina era così lontano da Ispahan, ed è a Ispahan che devo prenderlo stasera".

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    Risposte
    1. Ti ringrazio!
      Non che abbia dubbi sulla serietà dell'autore, ma è bello trovare dei riscontri da parte di chi legge. L'autore stesso ne potrà beneficiare, per integrare il proprio articolo.
      Carla

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