sabato 19 novembre 2011

AVEVO DUE PAURE - GIUSEPPE COLZANI

domenica, 25 aprile 2010
AVEVO DUE PAURE - GIUSEPPE COLZANI


Giuseppe Colzani, nasce  il 22 aprile 1927   da una famiglia operaia. Il  padre è operaio alla Pirelli, la madre casalinga.  Frequenta la scuola dell'avviamento al lavoro e a 14 anni iniza a lavorare al calzificio S. Agostino di Niguarda.  In quella zona di Milano  la chiesa era riuscita a distogliere i ragazzi dal partito fascista, accogliendoli nel suo oratorio.  Conosce l'uso dei mitra, delle pistole, delle bombe a mano, da un esperto, chiamato dal prevosto nella sua casa all'oratorio. Entra a far parte della Resistenza.
Alla fine della guerra si sposa, nel 1953 e  ha due figli. Recentemente ha compiuto 90 anni.
(Biografia rivista il 25/4/2017)
 





AVEVO DUE PAURE

La prima era quella di uccidere
La seconda era quella di morire
Avevo diciassette anni
Poi venne la notte del silenzio
In quel buio si scambiarono le vite
Incollati alle barricate alcuni di noi morivano d’attesa
Incollati alle barricate alcuni di noi vivevano d’attesa
Poi spuntò l’alba
Ed era il 25 Aprile



2 commenti:

  1. Una sintesi perfetta dello stato d'animo di chi, giovanissimo, dovette compiere una scelta difficile vincendo tutte le paure per scegliere prima da che parte stare e poi per impegnarsi attivamente per la costruzione di una società migliore che fino ad allora era stata soltanto immaginata.

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    1. Concordo. Tuttavia devo fare una doverosa rettifica; solo in questi giorni ho trovato un riferimento a cui chiedere il permesso di utilizzare dei video e per altre notizie.
      Ebbene, intanto la biografia di Giuseppe Colzani non è quella, ma solo di un omonimo (dovro' rettificarla) e inoltre il Signor Giuseppe non ha mai scritto poesie, ma solo rilasciato interviste a testimonianza di quello che ha vissuto. Quella sopra è una elaborazione di una persona che lo ha ascoltato.
      In occasione di questo 25 aprile, ho messo il video dell'intervista su un nuovo post. Il messaggio se pure con parole diluite, non perde la sua efficacia, anzi la rafforza e la rende - se possibile - ancora più poetica.
      Ti ringrazio del segno della tua attenzione.

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