domenica 20 novembre 2011

BUSSANO - MARAM AL-MASRI

domenica, 17 ottobre 2010
 
Ciliegia rossa su piastrelle bianche, tradotto già in francese, inglese, spagnolo e còrso con riscontri straordinari di vendita trattandosi di un libro di poesia, non è una raccolta di versi eterogenei, bensì una sorta di psicodramma a episodi o, da un’altra angolazione, una serie di pagine strappate a un diario intimo.
In queste schegge di quotidianità abita un’angoscia esistenziale fatta di solitudine, di disperazione, ma anche di desiderio, di passione, resa ancora più vivida da una scrittura piana e dove le parole anche più semplici sono organizzate in modo tale da divenire esplosive in ironia e disincanto
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Nella sua apparente semplicità nel descrivere la solitudine, nel grido soffocato della donna che aspetta tutto dall’uomo amato, l’autrice siriana può essere accostata anche ad Alfonsina Storni oppure all’ironia di Mina Loy o ancora alla passione tragica di Anne Sexton.
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Ciliegia rossa su piastrelle bianche rievoca anche nel titolo la traccia lasciata da una passione sempre pulsante anche quando è attorniata dal nulla, fa subito pensare a una traccia di rossetto, a una goccia di sangue che cade lenta da un cuore trafitto.
Anche in questa scelta la grazia e la sintesi si sono date appuntamento nella mano di Maram al-Masri.

Dal sito della Casa editrice Libero di Scrivere
Ho veramente poco altro da aggiungere alla sintetica presentazione della sua Casa Editrice, d'altronde tutto il pezzo è firmato da Claudio Pozzani.






Maram al-Masri è nata nel 1962 a Lattakia (Siria), sulle rive del Mediterraneo, ad appena venti miglie marine dall’isola di Cipro. Vive a Parigi dal 1982. Dopo un primo libro pubblicato nel 1984 a Damasco dal titolo “Ti minaccio con una colomba bianca”, presso la casa editrice del Ministero dell’ Educazione, ritorna alla poesia con “Ciliegia rossa su piastrelle bianche”, pubblicato a Tunisi dalle Edizioni L’Oro del Tempo, nel 1997, e salutato con entusiasmo dalla critica dei paesi arabi.
Il premio del Forum culturale libanese in Francia, al quale partecipò il poeta libanese Adonis e destinato a premiare le creazioni letterarie arabe, le è stato attribuito nel marzo 1998.
Questo libro è stato tradotto in spagnolo, in francese, in corso e in inglese (Gran Bretagna e Stati Uniti).
Molte sue poesie sono state tradotte e pubblicate in riviste, in spagnolo, francese, inglese, tedesco, italiano, corso e turco.
Il suo terzo libro “Ti guardo”, pubblicato originariamente a Beirut nel 2000 (e poi in Francia e in Spagna) è stato pubblicato nell'agosto del 2009 da Multimedia Edizioni (traduzione dall'arabo di Marianna Salvioli).
Maram al-Masri ha partecipato a numerosi festival internazionali di poesia in tutto il mondo e per Casa della poesia nel 2004 a "Il cammino delle comete" e a "Sidaja", nel 2005 a “Napolipoesia nel Parco” e agli “Incontri di Sarajevo”. Sempre nel 2005 è stata ospite di Casa della poesia. Nel 2007 e nel 2009 ha preso parte a "VersoSud", Reggio Calabria. A novembre 2009 e febbraio 2010, è stata ospite di Casa della poesia per una serie di letture e presentazioni per il suo libro "Ti guardo".
Sempre nel 2010 è stata tra i protagonisti di “Ritratti di poesia” (Roma, Tempio di Adriano).
Dal sito La Casa della Poesia.org





BUSSANO

Bussano.
Chi sarà?
Nascondo la polvere della mia solitudine
sotto il tappeto,
aggiusto il mio sorriso,
...ed apro.


da "Ciliegie rosse su piastrelle bianche" Libero di scrivere, Genova, 2005



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#1  14 Aprile 2011 - 05:31
In questa allitterazione in o (bussano, nascondo, aggiusto, apro) leggo un'attività dinamica di chi scrive; il nascondere la polvere della solitudine sotto il tappeto poi và al di là della classica  vignetta umoristica e il tappeto diventa il luogo simbolo sotto il quale seppellire/calpestare quella parte dell'io che si sente solo!
Pure il sarà dell'interrogativa guarda al futuro, infatti non dice Chi è?(non si ferma nel presente).
Giuseppe
utente anonimo

#2  14 Aprile 2011 - 07:03
Buongiorno, Giuseppe.
Quello di Maram a me sembra un modo molto disinvolto ed insolito di scrivere una poesia. La brevità impone anche una immediatezza di immagini unita allo scopo ultimo dell'autore: la sua emozione, il suo pensiero.
Ed inizia proprio da un pensiero questa poesia: Bussano.
Ce lo dice come se fosse stata colpita lei stessa da quel bussare, invece della porta che ha ricevuto materialmente i colpi. Il suo interrogativo non credo sia nato con l'intenzione che gli attribuisci tu. Lei è una donna che pensa (anche questo è significativo nella sua cultura, dove l'uomo prevale e sovrasta ogni cosa); in questo momento il pensiero è fermo a quel bussare. Non va ad aprire passivamente, è stupita da questo evento, ce lo propone come fosse insolito. Da qui la domanda a sé stessa: Chi sarà, non alla persona che è ancora dietro alla sua porta, in attesa, a cui avrebbe chiesto, come dici tu "Chi è?"
Nei primi due versi di sole tre parole c'è tantissimo significato. Poi arriva la parte più lirica della poesia, nei due versi successivi, ma sarebbero stati piatti, senza scopo. L'incipit gli ha dato un corpo, un colpo di bacchetta magica ed ecco che la vanità femminile prende il sopravvento su tutto e la casa si fonde con l'autrice stessa: deve essere in ordine. Quindi come si toglie dalla vista un giacchetto lasciato sul divano, così si nasconde la solitudine e si controlla il sorriso, come il trucco del mattino. Solo dopo si apre a.....  chissà. Le amiche, i parenti, o forse il destino stesso.
Hai notato che quanto più brevi sono le poesie, tante più parole ci si spendono sopra?
Carla
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA

#3  15 Aprile 2011 - 05:18
Bella la tua riflessione Carla; concordo con te che quanto più brevi sono le poesie tanti più sono le riflessioni che il cuore fà!
sereno giorno per te!!!
Giuseppe
utente anonimo

#4  18 Aprile 2011 - 05:30
BUON GIORNO Carla!
.... ti auguro una santa settimana, siano giorni di lavoro per lo spirito e non del corpo!
BUON LAVORO PER L'ANIMA!!!!!
ciao
Giuseppe

utente anonimo 


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