lunedì 21 novembre 2011

LE MANI DI ELSA - LOUIS ARAGON

venerdì, 03 giugno 2011
 
Di contenuto analogo alla poesia di Josip del precedente post, anche in questa poesia troviamo i verbi imperativi, anche se il verso è più lungo, meno angoscioso. Se Josip scrive per sé, per un bisogno proprio e spezza il verso con ripetuti embajement, sottolineando la sua angoscia, Louis invece si distende nel verso, si stupisce del suo turbamento, del suo trasalire.
E' un canto, nella sua accezione etimologica di elevazione ed inflessione ritmica della voce umana, dedicato alla donna che lo ispirò grandemente, sua moglie Elsa. Ricco di anafore, di maiuscole ad inizio verso, impastato della passionalità degli autori francesi della sua epoca, che idealizzando un pò la loro donna, la elevano a dea, sistemandola su di un piedistallo, rimanendone in adorazione.






LE MANI DI ELSA
Dammi le tue mani per l'inquietudine 
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato 
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine 
Dammi le tue mani perch'io venga salvato. 
Quando le prendo nella mia povera stretta 
Di palmo e di paura di turbamento e fretta 
Quando le prendo come neve disfatta 
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita. 
Potrai mai sapere ciò che mi trapassa 
Ciò che mi sconvolge e che m'invade 
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge 
E che ho tradito col mio trasalire. 
Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo 
Questo muto parlare dei sensi animali 
Senza bocca e senz'occhi specchio senza immagine 
Questo fremito d'amore che non dice parole 
Potrai mai sapere ciò che le dita pensano 
D'una preda tra esse per un istante tenuta 
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio 
Un lampo avrà d'insaputo saputo. 
Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi 
Taccia il mondo per un attimo almeno 
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s'addormenti 
Ché la mia anima vi s'addormenti per l'eternità. 




LES MAINS D’ELSA


Donne-moi tes mains pour l’inquiétude
Donne-moi tes mains dont j’ai tant rêvé
Dont j’ai tant rêvé dans ma solitude
Donne-moi tes mains que je sois sauvé 
Lorsque je les prends à mon propre piège
De paume et de peur de hâte et d’émoi
Lorsque je les prends comme une eau de neige
Qui fuit de partout dans mes mains à moi 
Sauras-tu jamais ce qui me traverse
Qui me bouleverse et qui m’envahit
Sauras-tu jamais ce qui me transperce
Ce que j’ai trahi quand j’ai tressailli 
Ce que dit ainsi le profond langage
Ce parler muet de sens animaux
Sans bouche et sans yeux miroir sans image
Ce frémir d’aimer qui n’a pas de mots 
Sauras-tu jamais ce que les doigts pensent
D’une proie entre eux un instant tenue
Sauras-tu jamais ce que leur silence
Un éclair aura connu d’inconnu 
Donne-moi tes mains que mon coeur s’y forme
S’y taise le monde au moins un moment
Donne-moi tes mains que mon âme y dorme
Que mon âme y dorme éternellement.. 
 
 
 
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#1  13 Giugno 2011 - 10:45
La tua premessa critica dà una luce in più a questa poesia d'amore, di enfasi perdonabile....
:-)
Utente: maxdreamer Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. maxdreamer

#2  13 Giugno 2011 - 19:58
Enfasi, dici? Io direi che è una poesia incalzante, una dichiarazione che non lascia spazio nè respiro ad alcuna replica.
Chi ci vedresti ad interpretarla, se ne fosse possibile una rappresentazione scenica?
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA

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