sabato 19 novembre 2011

POESIA - SYLVIA PLATH

domenica, 06 giugno 2010
 
 
A proposito di ricerca del bello, ecco una bella pagina di poesia.
Se fosse possibile mettere il punto definitivo, un sigillo dopo una definizione di Poesia, questi versi di Sylvia sarebbero i più adatti, i più completi ed appaganti.
Ovviamente non si può: ogni persona vive la poesia in modo diverso.
La scrive in modo diverso, la respira, la ama o la serve con diversi interesse ed intensità, perchè la poesia non è un passatempo carino per rendersi interessanti.
Personalmente io il mio punto definitivo l'avrei trovato: a voi sorprendermi e farmi ricredere con qualche altra vostra definizione.

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Sylvia Plath nacque a Boston, il 27 ottobre 1932 ed è stata l'autrice che più ha contribuito allo sviluppo del genere della poesia confessionale. Per lunghi periodi della sua vita ha tenuto un diario, di cui sono state pubblicate le numerose parti sopravvissute. Alcune infatti furono distrutte dall'ex-marito, il poeta laureato inglese Ted Hughes.
Nata da genitori immigrati tedeschi; la madre, Aurelia Schober, apparteneva ad una famiglia austriaca emigrata nel Massachusetts, abituata in casa a parlare solo tedesco, mentre suo padre, Otto Emil Plath, professore di college, figlio di genitori tedeschi, si trasferì in America a sedici anni per diventare in seguito uno stimato entomologo, in particolare in materia di api.
Sylvia dimostrò un talento precoce, pubblicando la sua prima poesia all'età di otto anni. Nello stesso anno, suo padre morì di embolia in seguito ad un'operazione chirurgica (complicazioni per un diabete non diagnosticato), il 5 ottobre 1940. La scrittrice continuò a cercare di pubblicare poesie e racconti su varie riviste americane, raggiungendo un successo marginale e soffrì durante tutta la sua vita adulta per una grave forma di depressione ricorrente tra periodi di intensa vitalità.
Entrò nello Smith College con una borsa di studio nel 1950. Lì conobbe il Poeta inglese Ted Hughes con cui si sposò dopo un primo tentativo di suicidio, il ricovero in uno (dei tanti e famigerati dell'epoca) istituto psichiatrico, da cui uscì con la diagnosi di soffrire di un "disturbo bipolare", e la successiva laurea - con lode - nel 1955.
Inizio ad insegnare. Una volta trasferita a Boston  durante un seminario di "creative Writing" di Robert Lowell (da cui rimase profondamente influenzata dal suo stile) ebbe modo di conoscere Anne Gray Harvey, più nota come Anne  Sexton con cui stringerà una amicizia compenetrante, che le porterà a discorrere disinvoltamente davanti ad un cocktail su: Come ti uccidi la prossima volta?
Avendo notizia della sua prima gravidanza si trasferisce con Ted in Gran Bretagna , inizialmente a Londra, poi in un piccolo paesino del Devon.
Dopo un aborto nel 1961 il matrimonio si incrina  e dopo la relazione che Ted intreccia con Assia Gutman, moglie del poeta David Wevill, loro vicini di casa e da cui viene attratto sin dal primo incontro, Sylvia dapprima lo affronta, poi prende i bambini Frieda e Nicholas e torna a Londra. Nel suo diario annota:
"Quando dai a qualcuno tutto il tuo cuore e lui non lo vuole, non puoi riprenderlo indietro. Se ne è andato per sempre"
A Londra affitta un appartamento in una casa dove aveva abitato W.B. Yeats; Sylvia ne fu estremamente contenta e lo considerò un buon presagio quando cominciò il procedimento legale per la separazione. L'inverno tra il 1962 e il 1963 fu molto duro. Di quel periodo è il romanzo La campana di vetro (The Bell Jar), pubblicato nel 1963 con lo pseudonimo di Victoria Lucas.
Il 1962 e i mesi precedenti al suicidio segneranno il periodo più prolifico di Sylvia, tanto che alla madre scriverà: "(...) sono una scrittrice di genio:ce l'ho dentro. Sto scrivendo le poesie migliori della mia vita; mi daranno la fama". L'8 febbraio Ted cercherà una riconciliazione, nessuno saprà mai cosa accadde, ma l'11 febbraio Sylvia sigilla porte e finestre e mette la testa nel forno a gas, non prima di aver scritto l'ultima poesia intitolata "Orlo" ed aver preparato pane e burro e due tazze di latte da lasciare sul comodino nella camera dei bambini.
Così,torturata dalla sua ansia di vivere e di esprimersi, che contraddiceva il ruolo tradizionale di moglie e madre perfetta, lacerata dal conflitto dall'essere per sé e l'essere per gli altri, la trentenne Sylvia Plath lascia un'infinità di poesie violente e disperate, ed un unico elemento di disordine nella cucina del suo appartamento: il suo corpo senza vita.
È seppellita nel cimitero di Heptonstall, nel West Yorkshire.
Il 17 marzo del 2009 anche il figlio Nicholas, si è suicidato.
Tommaso Pincio su Repubblica del 24 Marzo 2009 scriveva che non deve essere stato facile trovare un posto nel mondo sapendo che tua madre si è tolta la vita quando eri poco più di un neonato.



http://www.kdvr.com/media/photo/2008-12/2899019.jpg



POESIA

Viverla
come dono e disinganno
come premio e martirio
possessione ed estasi

viverla
come illusione e vacanza
come condanna e tormento
malattia e preghiera

semplicemente viverla
se non fosse che è lei
a rubarti la vita.




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#1  06 Giugno 2010 - 16:16
 
Ho sempre sostenuto che per essere veramente grandi occorra
essere in conflitto costante con la propria mente.

Nonostante mi sforzi, con le mie stravaganze, difficilmente riesco a vincere il disinganno che dovrebbe portarmi a credere che almeno uno dei gesti che compio giornalmente possa essere secondo a qualsiasi poesia.

Eppure, più ne scrivo e più non me ne frega niente.

Per me, vale più un sospiro, libero dal giogo del pensiero, che cento versi che, per un tempo analogo, hanno incatenato le mie mani su di un foglio di carta.

La poesia la riconosco solo quando l'ho vissuta: la poesia per ciuscuno di noi è una soltanto: è la vita!

Gianni Grillo
http://http://wwwnew.splinder.com/myblog/comment/reply/22833832?blog=natakarla.splinder.com utente anonimo
#2  08 Giugno 2010 - 15:29
 

Penso all'assoluta densità concettuale di questa chiusa...
la poesia vissuta come passione che travolge e sfibra, la poesia come entità che bussa piano piano alla tua porta e tu, una volta fattala entrare, la fai sedere nel tuo salotto e l'ascolti parlare, parlare, parlare, dimenticandoti che è ora di cena, seduti sul tappeto in una dipendenza assoluta, in una fusione che totalizza e mostra la bellezza.

Ciao, Bit

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