venerdì 18 novembre 2011

PREGHIERA ALLA POESIA - ANTONIA POZZI

giovedì, 26 novembre 2009
PREGHIERA ALLA POESIA - ANTONIA POZZI

Leggere la sua biografia mi ha messo addosso molta tristezza, più della sua poesia.






Quando Antonia Pozzi nasce è martedì, 13 febbraio 1912: bionda, minuta, delicatissima, tanto da rischiare di non farcela a durare sulla scena del mondo; ma la vita ha le sue rivincite e Antonia cresce: è una bella bambina, come la ritraggono molte fotografie, dalle quali sembra trasudare tutto l’amore e la gioia dei genitori, l’avvocato Roberto Pozzi, originario di Laveno, e la contessa Lina, figlia del conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana e di Maria Gramignola, proprietari di una vasta tenuta terriera, detta La Zelata, a, Bereguardo. Il 3 marzo la piccola viene battezzata in San Babila ed eredita il nome del nonno, primo di una serie di nomi parentali (Rosa, Elisa, Maria,Giovanna, Emma), che indicherà per sempre la sua identità. Antonia cresce, dunque, in un ambiente colto e raffinato: il padre avvocato, già noto a Milano; la madre, educata nel Collegio Bianconi di Monza, conosce bene il francese e l’inglese e legge molto, soprattutto autori stranieri, suona il pianoforte e ama la musica classica, frequenta la Scala, dove poi la seguirà anche Antonia; ha mani particolarmente abili al disegno e al ricamo. Il nonno Antonio è persona coltissima, storico noto e apprezzato del Pavese, amante dell’arte, versato nel disegno e nell’acquerello. La nonna, Maria, vivacissima e sensibilissima, figlia di Elisa Grossi, a sua volta figlia del più famoso Tommaso, che Antonia chiamerà “Nena” e con la quale avrà fin da bambina un rapporto di tenerissimo affetto e di profonda intesa. Bisogna, poi, aggiungere la zia Ida, sorella del padre, maestra, che sarà la compagna di Antonia in molti suoi viaggi; le tre zie materne, presso le quali Antonia trascorrerà brevi periodi di vacanza tra l’infanzia e la prima adolescenza; la nonna paterna, Rosa, anch’essa maestra, che muore però quando Antonia è ancora bambina.
Sono gli anni del liceo che segnano per sempre la vita di Antonia: in questi anni stringe intense e profonde relazioni amicali con Lucia Bozzi ed Elvira Gandini, le sorelle elettive, già in terza liceo quando lei si affaccia alla prima; incomincia a dedicarsi con assiduità alla poesia, ma, soprattutto, fa l’esperienza esaltante e al tempo stesso dolorosa dell’amore.
Instaurò una relazione molto profonda con il suo professore di latino e greco, che divenne senza dubbio il grande amore della sua vita. La forte opposizione della sua famiglia sempre alla relazione, però, le impedì di sposarsi. La perdita dell'amato, e la conseguente impossibilità di avere un figlio da lui, segnarono per sempre la vita della scrittrice.
Nel 1930, Antonia si iscrisse all'Università di Milano, dove studiò filologia moderna. Li aumentò la sua passione per la filosofia, la letteratura ed il linguaggio. In seguito viaggiò molto in tutta Europa, e nell'estate del '38 scrisse alla nonna, comunicandole la sua intenzione di scrivere un romanzo storico sulla Lombardia. Le lettere di questo periodo, lasciano trasparire un forte entusiasmo per il progetto, che si prolungò fino all'autunno di quell'anno. In una lettera datata 23 ottobre, invece, lo stato di Antonia apparve radicalmente cambiato. Le leggi razziali contro gli ebrei, avevano causato la partenza di alcuni dei suoi amici più cari, e la ragazza, allora ventiseienne, fu sinceramente sconvolta dall'evolversi degli eventi.
Il 2 dicembre, Antoniasi recò regolarmente all'Istituto tecnico Schiaparelli di Milano, in zona Sempione, ove insegnava e, nel corso della mattinata, chiese di uscire anticipatamente dalla scuola dicendo di non stare bene.
Si diresse verso l'abbazia di Chiaravalle, forse in bicicletta (o forse con un tram). Raggiuntala, si sdraiò su un prato vicino alla Certosa e ingerì molte pastiglie di barbiturico. Nel gelo di quella giornata di dicembre attese la morte.
Un contadino nel pomeriggio di quello stesso giorno la scorse e dopo un'iniziale titubanza chiamò un'ambulanza che la trasportò al Policlinico di Milano, ove, intorno alle 19 del giorno seguente (3 dicembre 1938), Antonia Pozzi morì.
Nel suo ultimo biglietto, non citò i suoi scritti, ma parlò di "disperazione mortale". Le sue opere, poesie e diari, furono tutte pubblicate postume.
La famiglia negherà la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite; il suo testamento fu però distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite; la storia d'amore con il Cervi sarà falsamente descritta come una relazione platonica.
È sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo: il monumento funebre, un bellissimo Cristo in bronzo, è opera dello scultore Giannino Castiglioni.
Dal web



http://www.naturamediterraneo.com/Public/data6/akiller/17Apr07-Allodola.jpg_20079269117_17Apr07-Allodola.jpg




PREGHIERA ALLA POESIA


Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.
Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.


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#1  28 Novembre 2009 - 14:44
L'ultimo verso di questa struggente poesia è davvero bellissimo.
"Poesia che mi guardi" è ora un film sulla vita di Antonia Pozzi per la regia di Marina Spada.
Lo sguardo della poesia ci interroga e ci attende.
Mauro
maurogermani

#2  24 Giugno 2011 - 05:47
Buongiorno Carla!
Più che una preghiera colgo una confessione:l'incipit infatti è quasi un esame di coscienza (tu sai se io manco)... tu ti neghi e taci ..si perde l'amicizia, così come tra il credente e Dio; l'anafora "tu lo sai" ribadisce l'onniscienza della poesia... poi si passa all'accusa : tu sai che ho tradito, una mancanza di fedeltà! non ho inteso quel ho camminato sul prato d'oro ???... poi ricorda il luogo dove è sgorgata la poesia, in quel momento si era in stato di grazia! (l'eden del verso)
Dopo l'accusa segue la soddisfazione, si avverte l'esigenza di dover riparare:
aiutami tu a ritrovare il mio paese abbandonato!
L a poesia che si dona (dono/grazia) a chi si cerca nel pentimento, come il penitente che si confessa creatura dinanzi al creatore... rifammi tu degna di te (bellissimo verso)... poesia che mi guardi... la conversione!!!!
ho scoperto da poco questa poetessa, leggo nei suoi versi tanta tenerezza... senti Carla: ma ci sono nei testi scolastici le sue poesie? o forse perchè e morta suicida non venivano inserite?
Scusami se ieri ho parlato troppo!!!!
Buona festa di San Giovanni e sereno fine settimana con la tua famiglia!!!
Giuseppe
utente anonimo

#3  24 Giugno 2011 - 17:31
Condivido i tuoi pensieri sulla poesia di Antonia.
Non ho sottomano i miei testi scolastici, ma appena li trovo, guardo e ti faccio sapere (qui, non ho altri mezzi) qualora ne trovassi traccia. Io non credo che una sua esclusione dalle antologie dipenda dallo scandalo del suo suicidio. Del resto fu coperto dalla sua famiglia. Probabilmente non era abbastanza nota (i miei testi sono di poco successivi al '68, anno di grandi cambiamenti e lei morì nel '38) o forse era semplicemente una donna, in un mondo poetico fatto quasi esclusivamente da uomini.
Che cosa mai avrà da dire una donna???!!!!
Hai parlato troppo? Dove, e di cosa?
Buon fine settimana anche a te.

NATAKARLA


#4  27 Giugno 2011 - 05:37
Buongiorno Carla!
... che cosa ha di insegnare una donna???
... io penso che la poesia non è nè donna nè uomo, così come Dio che non è nè uomo nè donna ma solo Amore; così la poesia è solo armonia del cuore, sentimento universale, unico gene di battiti dell'animo, un parto di bellezza!!!
Non ti preoccupare di fare questa ricerca,... comunque interessante.
Ottimo inizio di settimana  e buon lavoro!!!
ciao
Giuseppe


#5  28 Giugno 2011 - 06:21
Buongiorno Giuseppe.
La mia domanda "Che cosa mai avrà da dire una donna???!!!!" voleva essere sarcastica.
Quanto alla Poesia, anch'io la penso come te. E' uno stato d'essere, nonostante che, nei tempi, sia stata sognata e raffigurrata come donna (vedi le muse ispiratrici,,,Erato su tutte), implicitamente considerata dal poeta (uomo) ispiratrice dei propri versi. Finora ho trovato solo Saffo che ha ribaltato apertamente i ruoli. Altri autori si sono nascosti o sono rimasti volutamente vaghi.
Buon lavoro anche a te.

NATAKARLA



 

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